Esteri

Elezioni in Tunisia: astensione inedita

Alle elezioni parlamentari del 17 dicembre in Tunisia il popolo ha deciso di optare per l’astensione. I livelli di afflusso alle urne sono ai minimi statistici.

Cinque mesi dopo il referendum costituzionale, i tunisini si sono trovati a dover a eleggere un nuovo Parlamento. L’Assemblea, composta di 161 deputati, avrebbe dovuto prendere le veci di quella ‘congelata’ e poi dissolta dal presidente Kais Said. Presidente che, ricordiamo che prese il potere con un colpo di mano nel luglio 2021.

Lo scrutinio s’è svolto il 17 dicembre, giorno dell’anniversario dell’immolazione di Mohamed Bouazizi.

Egli è colui che nel 2011 innescò la rivoluzione che avrebbe portato alla caduta del vecchio regime, è una figura che ha ispirato le rivolte dell’intero mondo arabo. Ironia della sorte, lo spirito delle elezioni tunisine sembra esattamente opposto.

Infatti, il voto s’è svolto in un clima di generale indifferenza e addirittura dichiarazioni di boicottaggio

Qualche dato sulle elezioni in Tunisia per capirne l’astensione:

Gli elettori tunisini avrebbero dovuto, qualche giorno fa, votare per eleggere i membri della Camera bassa del parlamento, ovvero l’Assemblea dei rappresentanti del popolo.

Le elezioni parlamentati si sono svolte il 17 dicembre. In questa data il popolo sembra aver scelto per l’astensione. Secondo le fonti ufficiali – dell’Istance Supérieure Indépendante pour les Élections – il tasso di affluenza alle urne ha registrato l’11,2%.

Certamente è riscontrato un leggero aumento rispetto all’8,8% dichiarato nelle ore successive alla chiusura dei seggi. Ricordiamo che le scorse elezioni legislative si sono svolte nel 2019.

Tuttavia gli eletti non sono riusciti a completare il loro mandato quinquennale. Ciò per via della scelta del presidente di sciogliere il parlamento. In base alla nuova Costituzione, la Tunisia ha ora un parlamento bicamerale.

Le ragioni possibili dell’astensionismo tunisimo:

Il forte astensionismo ci da una cifra dello stato attuale delle cose nel Paese. Comprendiamo quindi che ci sono della popolazione che non credono più nella politica. Ma non solo: lo scetticismo, nello specifico, riguarda il nuovo governo. Non si crede che questi possa garantire condizioni di vita migliori di quelle attuali.

Elezioni in Tunisia: astensione inedita

Un dato simile era stato già protagonista nel voto del 25 luglio scorso sull’approvazione della nuova Costituzione in sostituzione di quella del 2014. In quel momento l’astensione si era attestata a circa il 70%. Siamo quindi davanti ad un fenomeno che mette in luce la silenziosa opposizione a Kaïs Saïed.

Questi preferisce delegittimare l’attività politica del governo promuovendo un boicottaggio del voto piuttosto che esprimere il rifiuto attraverso le urne. 

Elezioni che non “hanno ragion d’essere“, una dichiarazione che spiega la Tunisia nella sua astensione

Oltre alla crisi politica, vale la pena osservare la gravissima crisi economica.

L’opposizione (inclusa quella islamista, nemica giurata del presidente Kaïs Saïed che ha voluto una Costituzione che non riconoscesse l’Islam come religione di Stato) ha boicottato esplicitamente le elezioni e i tunisini sono alle prese con un’inflazione del 10% e una costante penuria di alcuni generi alimentari, come latte e zucchero.

I dati sono preoccupanti ma comunque non spiegano realmente le condizioni di vita in cui versa la maggior parte della popolazione, ecco qualche dato:

  • la disoccupazione è al 16% (quella giovanile al 40%)
  • il tasso d’inflazione all’8%
  • la crisi alimentare è aggravata dalle mancate importazioni a causa del conflitto in Ucraina
  • Il potere d’acquisto è praticamente crollato senza che lo lo Stato non riesca ad intervenire

Ma non solo. Una delle motivazioni che ha causato così tanto astensionismo si riscontra nel sistema di voto e di distribuzione del potere politico in Tunisia.

La nuova Costituzione è anzitutto molto problematica. Essa priva, in breve, i deputati di quasi tutte le loro precedenti prerogative. Ciò significa che concentra il potere nelle mani del presidente.

La prospettiva di un Parlamento senza così tanta importanza politica sembra frustrare gli elettori. Ecco perchè forse è riscontrata una massiccia astensione.

“Andiamo verso elezioni che derivano da una Costituzione che non è stata né partecipativa (nella sua elaborazione) né sottoposta all’approvazione della maggioranza. Queste elezioni non hanno ragion d’essere. Non hanno né gusto né colore”.

Noureddine Taboubi

Questo è quanto ha dichiarato Noureddine Taboubi, Segretario dell’UGTT, il potente sindacato dei lavoratori che invita i cittadini a boicottare il voto.

Tirando le fila delle elezioni in Tunisia, data una tale astensione:

Il nuovo Parlamento, con soli 161 deputati contro i 217 del precedente, è eletto con sistema nominale a doppio turno e non potrà più destituire il presidente, controllare l’azione di governo o censurarla. Le proposte di legge presidenziali avranno la precedenza su quelle parlamentari che non possono più essere presentate da singoli deputati, ce ne vogliono almeno 10.

Minoranze emarginate ed elezioni sospette: niente donne e niente diritti LGBTQI+

Secondo l’osservatorio tunisino della transizione democratica, le donne candidate sono state solo il 15% del totale, essendo venute meno “le protezioni legali per la rappresentanza femminile, necessarie per contrastare le tendenze patriarcali e conservatrici” del Paese, mi ha detto Lina Elleuch, project coordinator di Mawjoudin, un’associazione tunisina per i diritti LGBTQI+.

La missione di osservazione dell’ong internazionale Carter Center ha rilevato “che, sebbene le elezioni siano state tecnicamente ben gestite, il processo alla base del quadro elettorale è risultato privo di legittimità e non rispettando gli standard e gli obblighi internazionali e regionali” spiegando che

“le questioni che dovrebbero essere affrontate cono la necessità di una nuova legge elettorale e di un nuovo sistema elettorale che ristabilisca un organo elettorale indipendente e si traduca in un’efficace politica nazionale”.

Carter Center

Articolo di Maria Paola Pizzonia

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Scienze Politiche a alla Sapienza di Roma. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Ossigeno (di Civati, Possibile), Scomodo; Redattrice di Metrò per Attualità&Politica. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente. Livello C2 di Inglese.
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