C’è una linea sottile tra chi fa yoga su una tavola da SUP e chi ha trasformato l’acqua, il vento e le onde in veri strumenti di pratica. Da un lato, istruttori che replicano sequenze da palestra su una superficie galleggiante e che al primo refolo di vento annullano la lezione. Dall’altro, Elisa Barzoi, docente nazionale di SUP Yoga Flow per Sup Italy Academy, che in quegli stessi elementi ha trovato il cuore pulsante di una disciplina completamente nuova.

Il SUP Yoga Flow non è yoga sull’acqua. È yoga con l’acqua, con il vento, con tutto ciò che la natura decide di portare in quel preciso istante. Una pratica che integra per la prima volta la meteorologia nello yoga, qualcosa che nei millenni di storia di questa disciplina non era mai stato codificato in un percorso formativo strutturato. Non a caso il presidente di un’associazione nazionale di yoga ha chiamato personalmente la direzione di Sup Italy Academy dopo aver letto la dispensa del corso, per complimentarsi.

Ma chi è Elisa Barzoi? E come si arriva a creare qualcosa di così radicalmente diverso? La sua storia parte da molto lontano, da un mal di testa che non passava con il paracetamolo, da un biglietto di sola andata per l’Argentina e da un incontro casuale con una tavola da SUP sul Lago di Garda.

Elisa, qual è stato il tuo percorso personale e sportivo che ti ha portata a diventare docente nazionale di SUP Yoga Flow per Sup Italy Academy?

“Il mio percorso nasce dall’incontro tra yoga, movimento e ambiente naturale, ma la verità è che ci sono arrivata per vie traverse. Mi sono laureata in architettura al Politecnico di Torino nel 2006, ho lavorato a Firenze, poi a Londra e a Bath. Facevo l’architetto, sulla carta andava tutto bene, ma stavo male: mal di testa continui, il paracetamolo non faceva più effetto. L’unica cosa che mi dava sollievo era lo yoga, trovato quasi per caso in una piccola palestra di Bath. Da lì ho capito una cosa molto chiara: non volevo più una vita fatta di mal di testa e paracetamolo.

Sono tornata in Italia, sul Garda, e nell’estate del 2012, mentre aspettavo il vento per una lezione di windsurf, ho provato per gioco queste nuove tavole da SUP. Ci stavo bene, la posizione mi sembrava familiare, simile a quella degli sci. Ho cominciato a partecipare alle prime gare tra le scuole del Garda, a vincerne qualcuna, e in una di quelle occasioni ho conosciuto Franco Piccioni.

Ma non ero ancora soddisfatta. Sono partita per l’Argentina senza un vero motivo, forse dovevo attraversare un oceano per ritrovarmi. A Buenos Aires la coinquilina di una mia amica era insegnante di yoga, Rochi, e un giorno mi chiese: “Perché non ti iscrivi anche tu al corso per insegnanti?”. Costava cinquanta euro al mese, lezioni tutti i giorni e workshop settimanali con il maestro. Da dicembre 2011 a marzo 2013 ho completato il percorso, e nel frattempo noleggiavo il SUP sul Rio de la Plata per divertirmi.

Dopo l’Argentina sono andata in Colombia, tre mesi di volontariato a Medellín in uno studio yoga, uno scambio tra insegnanti appena diplomati provenienti da scuole diverse. Un’esperienza formativa che mi ha dato una visione molto più ampia della pratica.

A fine maggio 2015 sono tornata a casa portando con me una nuova identità: né architetto, né barista, ma yogina che andava in SUP. Ho preso il brevetto come istruttrice I.S.A. di SUP Flat Water con Franco Piccioni, ho iniziato a dare lezioni sulle spiagge, negli hotel, nelle scuole di vela, fino alle traversate notturne in luna piena. Un giorno abbiamo provato a vedere se si potevano dare lezioni di SUP Yoga: le mie due passioni erano diventate il mio lavoro. Quando Franco mi ha vista in azione è rimasto colpito, e da lì è nata la collaborazione con Sup Italy Academy.

Prima del Covid ho lavorato sette mesi in Sri Lanka come insegnante di yoga, SUP e SUP Yoga per una catena di resort. Dovevano essere tre mesi, il lockdown li ha trasformati in un’esperienza unica. Quando sono tornata, nell’estate 2021, è arrivata la chiamata di Franco. Non avevo capito bene cosa avesse in mente, ma il progetto mi entusiasmava: far parte di questa famiglia del SUP con il SUP Yoga.”

Il percorso di Elisa racconta qualcosa che va oltre il semplice curriculum sportivo. È la storia di una ricerca, di sé, di un modo autentico di stare al mondo, che ha attraversato tre continenti prima di trovare la sua forma definitiva su una tavola da SUP, tra il Garda e i mari italiani. Ed è proprio da questa ricerca che nasce il SUP Yoga Flow.

Il SUP Yoga Flow è una disciplina che avete introdotto per primi: in cosa si differenzia dal classico SUP Yoga e perché è qualcosa di davvero nuovo nel panorama degli sport acquatici?

“Il SUP Yoga Flow va oltre il SUP Yoga tradizionale, che spesso si limita a portare sequenze statiche di asana sulla tavola. Qui parliamo di una pratica fluida, continua, in cui il movimento non si interrompe mai ma si adatta costantemente all’ambiente. Il Flow integra transizioni, respirazione e ascolto dell’acqua, rendendo ogni sessione diversa e viva.

Non abbiamo mai pensato di replicare semplicemente le posizioni di yoga sulla tavola. Fin dal primo corso nel 2021, la pratica si è ampliata a tutto il sentire che l’acqua porta con sé. Non è più l’insegnante a guidare: è il meteo, è Madre Natura a diventare la vera Maestra.

La differenza con il classico SUP Yoga è enorme, paragonabile a quella che separa il Pilates da un comune allenamento ginnico. Quando c’è un vento più forte del normale, lo sfrutti: lo segui senza ego, ti fai vento forte, senti quali emozioni porta e le cavalchi. Le onde che il vento crea non le temi, ci danzi. Trovi un nuovo modo per danzare con te stessa.

Il nome stesso è arrivato dopo quasi cinque anni di corsi, in laghi e mari diversi, dal Garda a Bracciano, dall’Adriatico al Tirreno. A un certo punto abbiamo sentito all’unisono che “SUP Yoga” non bastava più. La scelta di aggiungere “Flow” è stata suggerita dal movimento delle onde, dal respiro che fluisce dentro e si fa onda nel corpo, dallo stato mentale che raggiungi, quel flow descritto dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi come esperienza ottimale, completa immersione in cui perdi la percezione del tempo. Nel SUP Yoga Flow lo riconosci chiaramente: è la non voglia di tornare a terra.”

Hai integrato per la prima volta la meteorologia nella pratica dello yoga: che ruolo giocano vento, onde e condizioni ambientali nel lavoro sul corpo e sulla mente?

“Sono i protagonisti principali. La pratica si basa su di loro, accogliendo tutto ciò che è. Vento, onde e condizioni ambientali non sono ostacoli, sono veri e propri strumenti di lavoro. Inserire la meteorologia nella pratica significa accettare l’imprevedibilità e trasformarla in occasione di crescita.

Durante il corso di SUP Yoga Flow lavoriamo con i cinque elementi dell’Ayurveda, terra, acqua, fuoco, aria, etere, ma sono l’acqua e il vento quelli che incontriamo di più. L’acqua ha sede nel secondo chakra, a livello fisico corrisponde al bacino, a livello emotivo è sede della creatività e dell’inconscio. Siamo fatti per oltre il settanta per cento d’acqua, e praticare immersi in questo elemento attiva qualcosa di profondo, quasi una sorta di osmosi tra dentro e fuori.

Il vento è la forza invisibile che plasma ogni cosa. Le sue direzioni possono essere infinite, creano movimenti circolari che nel corpo simuliamo con le torsioni. Saper riconoscere da dove arriva il vento e come si muovono le onde è fondamentale prima di ogni sessione.

Con onde e vento rafficato, ad esempio, la pratica si orienta verso posture più semplici ma le sensazioni sono molto più intense. Non sono le posizioni a fare la differenza nel SUP Yoga Flow, ma le condizioni meteo e la tua capacità di sfruttarle. E chi pensa che una giornata senza onde né vento sia una giornata “facile” si sbaglia: la calma dell’acqua apre uno spazio diverso, dove la lentezza dispiega ogni movimento che si fa morbido e silenzioso, e l’introspezione diventa ancora più profonda.

Ogni studente, durante il corso, scrive due poesie: una dedicata al vento, una all’acqua. È il modo in cui ciascuno traduce in parole proprie ciò che ha sentito.”

C’è un passaggio della dispensa del corso che cattura bene questo concetto: la bravura del maestro nel SUP Yoga Flow non sta nella complessità delle sequenze che propone, ma nella capacità di leggere l’ambiente e costruire la pratica insieme agli elementi. Un cambio di paradigma che, chi pratica yoga da anni, riconosce immediatamente.

Fare yoga su una tavola in acqua cambia completamente l’esperienza rispetto alla pratica a terra: quali benefici offre, soprattutto in termini di consapevolezza e introspezione?

“Sull’acqua non esiste automatismo. Ogni gesto ha una conseguenza immediata sull’equilibrio, e questo costringe a un ascolto profondo del corpo e del respiro. La mente non può distrarsi, c’è il rischio concreto di cadere in acqua, e paradossalmente proprio questo rende la pratica molto più introspettiva. Sei presente, qui e ora, senza possibilità di fuga.

Il tremore costante sotto i piedi allena la forza fisica, mentale e spirituale contemporaneamente. La paura diventa ansia, l’ansia si trasforma in eccitazione, l’eccitazione può diventare curiosità e nuova sperimentazione. L’ego annega: asana che a terra sembrano semplici, sull’acqua diventano complesse o addirittura impraticabili. E quando cadi, cadi nella morbida acqua del lago o del mare, un’acqua fresca che scorre.

Secondo l’Ayurveda, uno dei principi fondamentali per ritornare alla nostra vera natura è che l’acqua deve scorrere libera nel corpo: se non scorre è acqua stagnante. Il principio base del SUP Yoga Flow è proprio riconnetterci con l’elemento che ci ha accolto prima di ogni cosa, che ci ha preparato all’entrata nel mondo.

Porto sempre con me un’esperienza recente al Lago di Bracciano. Un corso molto tranquillo, le donne che partecipavano erano calme, ricettive. Il lago era uno specchio. In un momento, in quello specchio, ho visto tutto: la mia storia, la storia di tutti. Come scrive Italo Calvino nelle Città Invisibili parlando delle città specchio, il sentire si attiva e l’osservazione da interna si fa esterna. Il mio sentire è anche il tuo. Siamo tutti nello stesso oceano, ogni goccia fondamentale per l’intero.”

Sup Italy Academy rilascia brevetti con riconoscimento CONI, fondamentali per lavorare in modo legale e assicurato: quanto è importante oggi distinguere tra corsi amatoriali e percorsi realmente certificati?

“È fondamentale, e oggi più che mai. L’offerta è enorme ma non tutta garantisce competenze reali, sicurezza e tutele. I brevetti con riconoscimento CONI funzionano al pari di una licenza d’esercizio, sono riconosciuti sia a livello legale che assicurativo. Chi li possiede può lavorare in autonomia, chi non li ha sta operando in una zona grigia che mette a rischio sé stesso e chi pratica.

La differenza tra un corso amatoriale e un percorso certificato sta nella qualità della formazione e nella responsabilità verso chi ti affida il proprio corpo e la propria sicurezza in acqua. È una questione che va ben oltre il pezzo di carta.

Il percorso per diventare Istruttore e poi Formatore di SUP Yoga Flow è lungo e strutturato: perché avete scelto di mantenere standard così alti nella formazione?

Perché la qualità non si improvvisa. Il SUP Yoga Flow richiede competenze tecniche, capacità di lettura dell’ambiente e una forte consapevolezza corporea: non puoi formare qualcuno in un weekend e mandarlo in acqua con degli allievi.

Il percorso è chiaro: il corso per istruttori dura due giorni e mezzo, alternando costantemente teoria e pratica fino agli esami. Poi, per diventare eventualmente formatore, servono tre frequentazioni del corso, la prima per il brevetto, la seconda di approfondimento, la terza in cui sei tu a guidare sotto supervisione, più una tesina e almeno venti ore di affiancamento al docente. Parliamo di un minimo di tre anni di percorso, e le prime due formatrici, Silvia Treglia e Chiara Gambino, hanno appena completato questo cammino, portando le loro tesi dentro la nuova dispensa del corso.

Silvia ha approfondito l’elemento aria con studi sui venti e sull’acqua di mare, arrivando a collegare i tipi di onda a movimenti fisici specifici. Chiara ha studiato il lago di Bracciano, esplorando l’acqua a livello simbolico e psicologico, il suo potere di regressione e rinascita. Due lavori che arricchiscono la disciplina e confermano che mantenere standard alti produce risultati reali.

Consiglio sempre a chi si iscrive di scegliere “l’acqua più giusta”: se sai che praticherai al mare, fai il primo corso al mare. La seconda volta vai al lago. La terza sarà la tua prima volta da protagonista.”

In un mercato dove chiunque può improvvisarsi insegnante dopo un fine settimana, la scelta di Sup Italy Academy di esigere un percorso formativo così articolato è una presa di posizione netta. E i numeri lo confermano: in quattro anni il corso ha formato circa trenta Istruttori qualificati, tra cui due provenienti dalla Germania e una dall’Ungheria, segno di un’attrattiva che ha già superato i confini nazionali.

Cosa significa per te essere Docente Nazionale di SUP Yoga Flow, sia a livello umano che professionale?

“Essere Docente significa assumermi una grande responsabilità. Non si tratta solo di insegnare una tecnica: è trasmettere un metodo, una visione, un approccio consapevole alla pratica e alla vita.

Più pratico a contatto con gli elementi, più sto bene. L’acqua continua a darmi doni: sento che ammorbidisce ogni tensione, come quando ho scoperto lo yoga dopo aver assuefatto il mio corpo di paracetamolo. Praticare nell’acqua, sentirne il suono, il movimento, l’odore, la temperatura, è come ascoltare qualcosa che ricorda al nostro corpo la sua innocenza, il nostro essere semplici, fatti di elementi.

Ho imparato a sentirmi come l’acqua: a volte salata, altre volte dolce. A volte alta, a volte bassa. A volte in tempesta, altre volte piatta come un lago. Il SUP Yoga Flow mi ha insegnato a fluire tra gli elementi, a scoprirli e a conoscere la mia vera natura. Forse era proprio quello che cercavo quando sono partita per l’Argentina.

A livello professionale, il percorso ha trasformato anche la mia vita personale. Nel 2022, coincidenze e istinto mi hanno portata in Sardegna. Mi sono innamorata di questa terra, ho comprato casa, e mentre mi radicavo nella campagna vista mare ho incontrato il mio futuro sposo. A scriverlo sembra tutto veloce e fluido, ma il segreto è lasciarsi sorprendere, come fa il vento che gira la tavola e cambia la tua visuale.”

Accanto ai corsi per istruttori, Sup Italy Academy propone anche workshop e masterclass: a chi sono consigliati e perché possono essere un primo passo importante?

“Workshop e masterclass sono pensati per chi vuole avvicinarsi gradualmente al SUP Yoga Flow senza l’impegno del percorso completo. Dal 2025 è possibile partecipare ai workshop di due giorni: non serve essere insegnanti di yoga, tutti possono iscriversi e alla fine ricevono il certificato Sup Italy Academy.

La cosa interessante è che se poi decidi di diventare istruttrice yoga, il workshop vale come partecipazione al corso e puoi completare il primo livello di SUP Yoga Flow partecipando solo alla giornata degli esami finali. È un ingresso morbido che non preclude nessuna strada futura.

I masterclass sono ideali per chi ha già un brevetto SUP e vuole approfondire discipline specifiche come SUP Race, SUP Wave o SUP River, spendendo meno rispetto al brevetto completo, con la possibilità di fare l’upgrade in un secondo momento.”

Nel mondo degli sport acquatici, discipline come SUP Flat Water, Surf e Canoa sono le più richieste: secondo te perché sempre più persone scelgono questi sport, anche come opportunità lavorativa?

“Perché uniscono benessere, contatto con la natura e possibilità professionali concrete. Non sono solo una pratica sportiva: offrono uno stile di vita. Sempre più persone cercano lavori che abbiano senso, che permettano di stare all’aperto e di trasmettere valori legati al movimento e all’ambiente.

Il SUP Yoga Flow in particolare risponde a un bisogno molto attuale: rallentare, ascoltarsi, ritrovare un equilibrio che non sia solo fisico. E poterlo fare in mezzo all’acqua, con il suono delle onde e il vento sulla pelle, è qualcosa che chi lo prova non dimentica facilmente.”

Come vedi l’evoluzione del SUP Yoga Flow e della formazione negli sport acquatici in Italia? E che consiglio daresti a chi sogna di trasformare una passione in professione?

“Vedo una disciplina in forte crescita, sempre più strutturata e riconosciuta. Il fatto che abbiamo le prime due Formatrici, che le tesi entrino nella dispensa ufficiale, che arrivino iscrizioni dall’estero: tutto questo dice che la direzione è giusta.

Il mio consiglio è di prendersi tempo, scegliere percorsi seri e certificati, e non cercare scorciatoie. Trasformare una passione in professione è possibile, ma richiede studio, costanza e rispetto per ciò che si insegna. Non resistere troppo all’acqua, alla vita: metti tutta la tua forza, ma ascoltati, senti qual è la tua via, il tuo gusto nel muoverti, nell’ascoltare, nel fluire dentro la vita che ti circonda.

Ti auguro di trovare il tuo flow, il tuo modo unico e irripetibile di attraversare la vita con tutti i sensi aperti, con l’attenzione necessaria e la giusta follia per sentirti coraggiosa e forte, come la spinta sotto i tuoi piedi.”
La storia di Elisa Barzoi è quella di una disciplina che nasce dal coraggio di uscire dagli schemi, attraversare oceani e lasciarsi trasformare dagli elementi. Il SUP Yoga Flow non è l’ennesima variante di yoga sulla tavola: è un modo nuovo di abitare il corpo, l’acqua e il vento, codificato per la prima volta in un percorso formativo riconosciuto CONI sotto l’egida dell’A.I.C.S., uno dei principali Enti di Promozione Sportiva italiani, e già capace di attrarre iscrizioni dall’estero.