Elisabetta Canitano era al presidio pro-choice per l’aborto libero e la contraccezione gratuita per tutt*

La dott.ssa Elisabetta Canitano, ginecologa e esponente di Potere al Popolo, c’era. Era con noi il 2 Luglio per protestare davanti al Ministero della Salute e chiedere libero aborto e contraccezione gratuita.

Potete rimanere aggiornati sui nostri articoli per il presidio del 2 Luglio qui. Vi abbiamo parlato di diritti di genere, diritti LGBTQAI+, diritti sessuali dei disabili. Ma soprattutto di un’emergenza sanitaria. Emergenza che continua a diffondersi con politiche pubbliche senza freni, motivo per cui abbiamo deciso di fare qualcosa. Noi di BRAVE eravamo lì con una serie di associazioni femministe e per i diritti umani (ricordiamo anche la presenza di Amnesty International) e 25 delle attiviste sono state ricevute nel palazzo del Ministero.

Tra i molti interventi, abbiamo visto la Dott.ssa Canitano prendere la parola.

La Dott.ssa Canitano è ginecologa, esponente di spicco per la Casa delle Donne di Roma e punto di riferimento per il femminismo romano. Inoltre è candidata di Potere al Popolo. Senza fare preferenze di partito di alcun tipo parliamo del suo progetto politico brevemente. Si presuppone una nuova formazione della sinistra, composta e sostenuta principalmente da Rifondazione Comunista, da un gruppo di attivisti dalla realtà dei centri sociale di Napoli e da molti sindacalisti di Cobas e Usb.

Le dichiarazioni della Dott.ssa Elisabetta Canitano:

Ci siamo subito sentite fiere per l’analisi della dott.ssa sulla questione Umbra. Ricalcando perfettamente le posizione BRAVE al riguardo, critica come si sia cercato di rendere difficile una procedura come l’Aborto per mere questioni di ideologia politica. La denuncia di come, non potendo vietare una pratica, si cerchi quanto più possibile di renderla ferraginosa e difficile, burocratizzandola e sabotandola.

“S’è favorita la chiusura di qualsiasi servizio di diagnostica ecografica e prenatale laica. Inamissibile. In questa regione noi non sappiamo dove andare. Abbiamo assistito alla progressiva chiusura di tutti i servizi, gli ultimi che avevamo era la Pediatria alla sapienza. Perchè quando il personale non c’è più, non ci sono i soldi, quando non te ne preoccupi: il risultato è questo. Nel Lazio con un sospetto di malformazione fetale ti puoi anche buttare in ginocchio e al massimo puoi accedere a cosa? Ad un servizio privato. Al Fatebenefratelli hai un servizio privato con quasi anche porte scorrevoli d’oro, che peò paghi tutti. Anche chi non può permetterselo.

Ma non finisce qui, perché la questione di iniquità economica si lega strettamente ad un’ideologia familista volta a mutilare la determinazione e la scelta libera femminile.

Poi, dopo questa odissea, ti danno in mani l’ecografia del feto malformato che tu stai dolorosamente portando in grembo, valutando cosa fare. Ed è li che il collega ti guarda e ti dice “Come si chiama questo bambino qui?”

Si parla di come si sia istituita una ufficiosa serie di prassi all’interno della sanità per impedire (rendendolo quasi impossibile nella pratica dei fatti) l’aborto.

Dobbiamo parlare di tutti i tipi d’aborto. C’è quello volontario: che chiediamo sia fatto fuori dagli ospedali, col farmacologico, in DH. Ma dobbiamo parlare anche dell’aborto terapeutico per motivi di malformazione fetale. Noi dobbiamo dire che le donne sono costrette ad andare i Belgio o in Grecia. Perché in tutto il mondo la diagnostica prenatale viene sempre più anticipata. Per poterci consentire una libera scelta. Stranamente la risonanza magnetica per inquadrare la malformazione viene fatta “dopo“, un dopo che diventa sempre più “dopo“. Fino ad arrivare a 27 settimane e non sai nemmeno come ti è successo!

Elisabetta Canitano per BRAVE:

Sono rimasta molto colpita dalla potenza degli interventi della Dottoressa. Così, a fine presidio, l’ho seguita per farle un altro paio di domande.

Dottoressa, alla luce di tutto quel che abbiamo detto e fatto e dell’invito del Ministero, si sente speranzosa o piuttosto ha ancora qualche riserva sul futuro dell’amministrazione sanitaria del territorio riguardo i diritti delle donne? perché sembra sempre che qualcosa impedisca alla fine un effettivo intervento anche a fronte di molti dibattiti.

Allora, sarò breve: il problema è che noi siamo sotto attacco della chiesa. Noi abbiamo diritto a ciò che la chiesa ci nega, e la politica si adagia su questo per non fare manovre pubbliche. Non c’è nessuno spazio di dialogo. Nessuno, da nessuna parte. Noi, perciò, dobbiamo prendercelo.

Siamo qui, BRAVE GIRLS e tutte le altre persone coraggiose che lottano per i pari diritti, proprio per questo: ci riprenderemo quel che è nostro di diritto. La parità di genere, l’equità e la libertà in tutte le sue forme.

Salutiamo così la Dottoressa, consapevoli che non possiamo indietreggiare e che la nostra voce va ascoltata, e accadrà solo se non scendiamo a patti e continuiamo ad insistere per i nostri diritti. Siate BRAVE, siate coraggiose, siate determinate.

A GOOD GIRL IS A BRAVE GIRL!

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