Cultura

Elliot Page, primo transgender sulla copertina di Time: “Sono pienamente quello che sono”

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“Non riesco a esprimere quanto sia straordinario amare finalmente chi sono e proseguire la mia vita come l’autentico me stesso”: così Elliot Page conquista la copertina di Time, la prima dopo la transizione per diventare uomo. Divenuto famoso come Ellen Page grazie alla sua interpretazione in Juno, nel 2004 aveva fatto coming out come lesbica, ma “già a 9 anni mi sentivo un ragazzo. Volevo essere un ragazzo. Chiedevo a mia madre se un giorno avrei potuto esserlo”, ha raccontato nell’intervista, spiegando come l’essere diventato un attore professionista ad un’età piuttosto precoce, lo abbia in qualche modo indotto a mostrarsi con l’aspetto che aveva. L’aspetto femminile, appunto, che però non era il suo. Solo lo scorso dicembre è dunque riuscito a dichiararsi come transgender. Da poco tornato sul set della serie Netflix, The Umbrella Academy, a Time ha raccontato di essere finalmente se stesso, soprattutto dopo aver affrontato l’operazione chirurgica al torace, la stessa che “Non solo mi ha cambiato la vita, ma me l’ha salvata”. Sì perché, pur ammettendo quanto la chirurgia non sia un passaggio fondamentale della transizione, per lui ha rappresentato una svolta radicale, dopo “l’inferno totale” della pubertà.

Elliot: “Le persone transgender sono reali”

Quella di Elliot è stata di certo una sfida, ma anche e soprattutto un’opportunità, che gli consente oggi di condividere la sua esperienza con tante altre persone che affrontano il suo stesso percorso: “Noi (transgender, ndr) sappiamo chi siamo. La gente si aggrappa a certe idee fisse sul genere perché la fanno sentire al sicuro. Ma se potessimo celebrare tutte le meravigliose complessità delle persone, il mondo sarebbe un posto migliore”, ha dichiarato nell’intervista. Con un certo carico di responsabilità dato da ciò che oggi rappresenta, Elliot ha inoltre sottolineato quanto le “persone estremamente influenti diffondono una retorica dannosa, dibattono ogni giorno della nostra esistenza, [eppure] le persone transgeder sono reali“.

Elliot ha dichiarato apertamente di essersi sottoposto ad una mastectomia, e di come questa – oltre alla vita – gli abbia migliorato l’approccio alla recitazione, perché adesso finalmente può dirsi “davvero entusiasta di recitare in questo corpo“. Con il successo internazionale ottenuto grazie a Juno, infatti, le pressioni erano aumentate: aveva dovuto interpretare una sedicenne incinta, non a caso. Tanto che, quando nel 2014 aveva confessato di essere gay, era felice ma non pienamente a posto con sé stesso: “La differenza tra come mi sentivo prima di dichiararmi gay e dopo era enorme. Ma il disagio nel mio corpo è mai andato via? No, no no”, ha ripetuto più volte.

Il suo percorso verso la mascolinità è giunto a termine anche grazie alla pandemia e all’isolamento, condizioni che lo hanno aiutato a “concentrarmi davvero su cose che, in tanti modi, inconsciamente, stavo evitando”. Così ha finalmente accettato e capito di voler essere se stesso, riuscendo ad essere “finalmente in grado di abbracciare l’essere transgender e lasciarmi diventare pienamente chi sono”. Mai come adesso, infatti, si sente pronto a usare tutta la sua visibilità per combattere insieme a tutti quei transgender che ancora lottano per vedersi riconoscere i propri diritti, perché “il mio privilegio mi ha permesso di avere risorse per andare avanti ed essere dove sono oggi e, naturalmente, voglio usare quel privilegio e il palco per aiutare nei modi in cui posso”. Insomma, Elliot si augura un mondo migliore e sembra voglia contribuire a farlo diventare tale. Ma con le sue parole ci aiuta già ad immaginarlo.

Francesca Perrotta

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