Cinema

“Elvis”, il gigante di cristallo

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Più vivi in alto, più forte risuona il tonfo dell’impatto se cadi nel precipizio. In un arco di 20 anni seguiamo i momenti più significativi della vita di Elvis Presley: dalle fiamme della gloria alla cenere del declino. Centocinquantanove minuti di lampi, provocazione, eccessi. In una parola: rock’n’roll.


L’estetica è lussuosa, da urlo: bastano i primi frame dei titoli di testa e gli occhi già ti ringraziano. Il montaggio è frenetico – travolge chiunque al cinema come un ruvidissimo blues anni ’50 – e vorticoso quanto la spirale di eventi che risucchia corpo e animo del protagonista. Austin Butler (interprete per l’occasione del “Re”) supera la sfida di vestire i panni di una delle celebrità più imitate nella storia senza risultare macchiettistico. Convince anche nelle performance vocali sugli arrangiamenti di alcuni tra i più celebri e intoccabili brani del crooner di Memphis.
“Elvis” è un film esagerato: il regista Baz Luhrmann mette in scena l’ascesa di un introverso ragazzino di Tupelo a divinità indiscussa del rock and roll senza ricorrere a mezze misure. Spinge forte su tutti fronti. “Elvis” è come un concerto: non sarà perfetto, ma è dannatamente intenso.

L’epico viaggio Tupelo-Breda-Las Vegas

"Elvis", il gigante di cristallo

Se sul palco Elvis era protagonista indiscusso, in questo film lo vediamo dividere la scena con Tom Parker (interpretato da Tom Hanks). L’impresario dalle origini olandesi – autonominatosi molto ottimisticamente “Colonnello” – e manager dell’artista si rivelerà una personalità cinica mossa da interessi perlopiù egoistici seguendo il Re come un’ombra, facendone e disfacendone le fortune sino alla fine. Un uomo scaltro, consapevole dell’ascendente che esercitava sul giovane Elvis – il ragazzo rivelerà a più riprese di considerare Tom al pari di un padre – e pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo: whatever it takes.

L’Ercole di Memphis

Il nome di Elvis rasenta la mitologia danzando selvaggiamente – come lo stesso Re davanti a milioni di sguardi in delirio per i suoi passi – tra sacro e profano. L’artista di Memphis sembra Ercole: per metà Dio e per metà uomo. On-stage è un tuono ma è a riflettori spenti che avviene la magia ed emergono i lati più affascinanti e meno banali dell’artista. Elvis è un gigante di cristallo: fragile, introverso e schivo. Umano, fin troppo per sopportare il peso di un nome che diventerà leggenda assieme al sisma mediatico che nessuno prima di lui aveva mai scatenato.
La scelta di mostrarci diverse sfumature della personalità dell’Elvis uomo, intimo, premia Luhrmann. Vengono quindi approfonditi – grazie ad un minutaggio piuttosto coraggioso – la relazione con Priscilla Ann Wagner, il legame viscerale che lo unisce a sua madre Gladys e il rapporto col papà Vernon: persona sempre presente ma figura mai realmente di supporto nella vita dell’artista, negli ultimi giorni di vita della rockstar si rivelerà non meno cinico del Colonnello Tom Parker.

A (rock)star is born

Elvis cresce a due passi dal cuore pulsante della musica blues e sarà principale artefice della rivoluzione che stregherà gli Stati Uniti meridionali prima, e il mondo intero poi: il rock and roll. Nel film vengono mostrate diverse fasi dell’evoluzione del movimento; ampio spazio riservato anche alla concezione quasi metafisica della musica che il cantante conserverà per tutta la carriera. La sua vocalità è un inno gospel. “Heartbreak Hotel”, “Jailhouse Rock”, “Love me tender”, “Don’t be cruel”, “Hound Dog”, “All Shook up”, “Blue Suede Shoes” sono solo alcuni esempi di versatilità artistica e profondità creativa del protagonista del film, dimostrandone immenso spessore musicale oltre ad essere un indiscutibile magnete per l’interesse pubblico. Malgrado un appesantimento progressivo e incontrastato, disturbi alla vista e uno stato confusionale dovuto ai medicinali assunti, Elvis Presley non ha mai rinunciato al palcoscenico e ai suoi devoti fan, tanto da eseguire la sua ultima performance a pochi giorni di distanza dalla morte in una esibizione, che riascoltata col senno di poi, ne fa apprezzare ancora di più la valenza.

Trama e cast del film

Dalla Warner Bros. Pictures e dal visionario regista candidato all’Oscar® Baz Luhrmann, arriva sul grande schermo Elvis, uno spettacolo epico che esplora la vita e la musica di Elvis Presley. Protagonisti del film, Austin Butler e il premio Oscar® Tom Hanks.

Rivisitata in chiave cinematografica, la storia di Elvis (Butler) è vista attraverso il prisma della complicata relazione con l’enigmatico manager, il colonnello Tom Parker (Hanks). Il film, come raccontato da Parker, approfondisce le complesse dinamiche tra i due nell’arco temporale di 20 anni dagli esordi alla fama di Presley, che raggiunse un livello di celebrità senza precedenti sullo sfondo di un panorama culturale in evoluzione che segna la perdita dell’innocenza in America. Al centro di questo viaggio, una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley (Olivia DeJonge).

Piergiorgio Thunderstone

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