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“Emily in Paris”, un’americana a Parigi

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Emily in Paris è la nuova serie tv di ottobre disponibile su Netflix, un’americana a Parigi che si improvvisa influencer.

La trama

Emily Cooper è una giovane ragazza alle prese con la sua carriera a Chicago, in vista di una probabile promozione sul lavoro, felicemente fidanzata. Insomma, quella che agli occhi di una commedia romantica potrebbe essere definita come una ragazza realizzata e soddisfatta della sua vita.

Il suo capo sta per intraprendere un nuovo lavoro a Parigi ed Emily è pronta a prendere il suo posto nel grande formicaio americano ma, quando il capo scopre di aspettare un figlio, urge uno scambio di ruolo.

Emily atterra a Parigi per continuare il lavoro che faceva a Chicago: l’esperta di marketing e social media per una grande azienda di comunicazione.

C’è solo un piccolo problema: Emily non ha mai studiato la lingua francese.

I nuovi colleghi con cui deve collaborare si dimostrano infastiditi e cercano di tagliarla fuori dal giro.

La nuova casa si affaccia sui tetti di Parigi, una vista mozzafiato che riesce a colmare ogni tipo di malessere.

I francesi si rivelano uomini irresistibili che, come prevede il cliché di una serie tv, le fanno la corte ma lei no, è felicemente fidanzata.

Finché al ragazzo non andrà bene nulla, chiudendo la relazione senza troppi drammi.

È il primo elemento poco credibile della serie tv, viviamo nel 2020 e una relazione non è mai finita finché non è finita, nessun dramma e nessuna ripicca, sembra quasi un litigio tra amici.

L’aspetto lavorativo

Appena arrivata a Parigi, scatta una foto della vista dalla sua finestra per caricarla sui social (profilo aperto da poco?) con un semplice hashtag “#roomwithaview”, roba elementare e ci si aspetta di più da una ragazza che lavora con i social, ma la perdoniamo considerati i pochi centinaia di follower. Mica tutti gli esperti del settore fanno gli influencer.

In ufficio, è dura andare a genio al suo nuovo capo Sylvie, inflessibile e un po’ snob, poco disponibile ad ascoltare i consigli di questa giovane ragazza americana.

Sembra quasi di essere ritornati negli uffici de Il diavolo veste Prada, ma è solo un’impressione. Sylvie è solo una scarpa di Miranda Priestley. Abbiamo visto di peggio.

Per fortuna, Emily stringerà amicizia con due nuovi colleghi, Luc e Julien, conoscerà Mindy l’amica salvavita di cui tutti abbiamo bisogno, il vicino Gabriel e Camille che si rivelerà proprio la fidanzata di Gabriel (ma non ci arrendiamo).

Tra Gabriel ed Emily c’è una scintilla pronta a scoppiare (un’altro cliché?).

"Emily in Paris", un’americana a Parigi

La recensione di Emily in Paris

Il modo in cui descrive il mondo della comunicazione è troppo riduttivo. Quella per cui lavora è una grande agenzia di comunicazione che cura brand di lusso, come è possibile che nel 2020 se ne occupi esclusivamente una persona? 

Nel mondo dei social, dietro un post si nasconde il lavoro di numerose persone: chi gestisce il profilo, chi il copy, chi si occupa delle foto. Non basta scattare una foto a caso e pubblicarla con un misero hashtag.

Apprezzabile il modo in cui si appoggia alla modernità, mettendo in luce le potenzialità di un post su Instagram e il modo in cui può avere un valore economico.

Si tratta di un lavoro emergente che le vecchie generazioni (e anche alcuni giovani, fidatevi) non comprendono del tutto.

A metà tra Gossip Girl e Sex & the City, Emily in Paris racconta la leggerezza e freschezza che più cattura il pubblico giovane, il creatore Darren Starr si affida a un ritmo frizzante di chi vuole raccontare una Parigi di cui innamorarsi ogni giorno e quei triangoli amorosi che non mancano mai.

Insomma, si tratta di una serie da promuovere, seppur con qualche riserva.

Lily Collins (Emily) dona tutto il suo brio al personaggio, interpretando l’americana in Europa, in una Parigi in cui tutto è ancora possibile. 

Consigliato a chi non è mai stanco di Parigi, dell’amore, della baguette sotto il braccio. Di chi ha bisogno di una serie scaccia-pensieri, di credere che da un momento all’altro tutto può cambiare, in meglio (ovvio). Una serie comfort-zone in cui è stato bello rifugiarsi per 10 episodi.

Serena Votano

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