Cronaca

Eparina per coronavirus: gli incoraggianti risultati all’ospedale di Piacenza

Buone notizie dall’ospedale Castel San Giovanni di Piacenza. Infatti, la sperimentazione che prevede l’utilizzo dell’eparina per la cura della polmonite interstiziale ha prodotto risultati positivi.

Ma a cosa serve l’eparina? E in che modo può essere utile nella lotta al coronavirus?

Eparina: cos’è e a cosa serve

L’eparina è solitamente impiegata come farmaco iniettabile anticoagulante: è fondamentale nell’evitare la formazione di coaguli sanguigni anomali, i cosiddetti trombi.

È somministrata a quei pazienti che hanno avuto o rischiano arresti cardiaci, o in caso di cardiopatia ischemica, di fibrillazione atriale o trombosi venosa profonda. Viene utilizzata anche per i dializzati e per chi ha subito un intervento chirurgico maggiore.

Le eparine sono classificate secondo il loro peso molecolare, cioè la grandezza delle molecole. Le eparine a basso peso molecolare non richiedono uno stretto monitoraggio e possono essere somministrate per via sottocutanea: possono dunque essere utilizzate dai pazienti anche fuori dall’ospedale.

La sperimentazione al Castel San Giovanni

I risultati positivi sui pazienti infettati dal Covid-19 sono da ricondurre proprio alla loro funzione di anticoagulante. Infatti, una delle complicanze più diffuse è la trombosi diffusa.

Il Castel San Giovanni è stato uno dei primi ospedali Covid, dal 29 febbraio. Il protocollo della sperimentazione, applicato e condiviso dal 17 marzo da un’equipe multidisciplinare che vede la partecipazione di cardiologi, internisti, infettivologi, medici di Pronto soccorso, pneumologi, fisiatri, ortopedici, rianimatori, chirurghi su 150 pazienti sta portando risultati incoraggianti. Verrà infatti esteso a livello locale.

La terapia sfrutta infatti sia la funzione anticoagulante dell’eparina, sia il suo potere antinfiammatorio. Il trend positivo sembra confermare l’efficacia della cura. Spiega la Ausl piacentina, infatti, che i risultati sono “promettenti in termini di miglioramenti clinico“.

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