Nell’est della Repubblica Democratica del Congo continua a verificarsi quella che appare come la più rapida epidemia di Ebola mai registrata. Secondo aggiornamenti recenti solo oltre 1.000 i morti, un numero preoccupante aggravati da conflitti interni, poca consapevolezza e l’assenza di una terapia accertata. Nonostante le autorità congolesi abbiano affermato che i casi sono in lieve rallentamento, è possibile che il picco vero non sia ancora stato raggiunto.
L’Ebola in Congo è in crescita: tra ritardo diagnostico e assenza di terapia
L’ultimo rapporto dell’Istituto di sanità pubblica del Paese riferisce che la trasmissione continua a mantenere un picco intenso. È possibile, quindi, che le oscillazioni del numero siano strettamente legate ai ritardi delle segnalazioni e dalla stabilizzazione dei dati. L’ultimo rapporto aggiornato dall’Istituto riferisce che i casi confermati e registrati sono 2.536, 1.033 invece i decessi. Al momento 738 persone risultano essere in isolamento o ricoverati. Inoltre, a causa di vaccini o trattamenti efficaci contro il virus Bundibugyo, l’attuale epidemia si manifesta in maniera differente rispetto agli altri focolai precedenti. L’Associated Press spiega quanto sia inusuale che un’epidemia iniziasse con un numero così elevato di casi. Tuttavia, come è stato ribadito spesso, la principale causa è stato il ritardo diagnostico dell’Ebola.
Secondo le simulazione dei Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti (US CDC), la diffusione del virus potrebbe avvicinarsi alla peggiore mai registrata. Per effettuare un confronto è stata presa in esame l’epidemia avvenuta in Africa occidentale tra il 2014 e il 2016. In quegli anni sono stati oltre 11.000 i decessi e, otto mesi dopo il primo caso, sono stati raggiunti i 1.000 morti. Per ora è la provincia di Ituri la località dove si sono registrati circa il 90% dei casi. Altri casi, però, sono stati segnalati anche nelle province vicine.
A influenzare sono anche i conflitti interni, ma a livello mondiale il rischio resta basso
Come accennato all’inizio, l’assenza di una terapia e la poca consapevolezza stanno contribuendo all’aumento dei casi. Tuttavia, anche i conflitti interni complicato una situazione già estremamente delicata. Parte dell’epidemia, infatti, si sta registrando a Goma, grande città e snodo umanitario conquistata dai ribelli un anno fa. Tra gli attacchi e gli sfollamenti di massa, la sorveglianza è diventata e continua a essere estremamente complicata. Per il contesto mondiale, invece, l’OMS riferisce che il rischio di una diffusione oltre i confini già attualmente tracciati resta basso. Ad avvalorare lo scenario si aggiunge il fatto che il virus non viene trasmetto per via aerea, bensì attraverso i fluidi corporei. Per questa ragione, quindi, il contagio è più complesso.
Stefania Cirillo




