Cultura

Epulum Iovis, l’antica festività in onore di Giove celebrata attraverso il cibo

Nell’antica Roma, il 13 settembre, si celebrava l’Epulum Iovis; un’antica festa i cui protagonisti erano lauti banchetti, cibi pregiati e le statue delle divinità. Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, un rituale particolare in onore di Giove.

L’ Epulum Iovis era una celebrazione dedicata al tempio capitolino di Roma, il più importante tempio dedicato alla Triade Capitolina: Giove, Giunone e Minerva.  Il re etrusco Lucio Tarquinio Prisco ne iniziò la costruzione per adempiere a un voto fatto durante la guerra con i Sabini. Tuttavia, fu Lucio Tarquinio il Superbo, l’ultimo re di Roma, a completarlo. Il tempio fu dedicato il 13 settembre 509 a.C., quando i romani rovesciarono l’ultimo re e l’anno in cui iniziò la repubblica.

Epulum Iovis, il banchetto degli dèi

Epulum Iovis - Credits: historyandarchaeologyonline.com
Credits: historyandarchaeologyonline.com

L’Epulum Iovis è, probabilmente, uno dei rituali più particolari del ricco e variopinto calendario latino riguardante le festività romane. Il cerimoniale avveniva il 13 settembre in onore di Giove; l’Epulum Iovis si celebrava attraverso il Lectisternio, un banchetto rituale; un ricco simposio a cui partecipavano le statue degli dèi e, per l’occasione, le portate imbandite sul desco erano abbastanza pregiate. Il cibo offerto variava dal farro alla polenta, e poi vino, pane, fichi secchi, carne di bue, agnello, formaggio, sesamo, olio, e pesci di vario genere.

A questo punto, si invitavano gli dèi a partecipare alla festa in modo simbolico: si disponevano le statue delle divinità su letti pomposi dai cuscini soffici detti pulvinaria. I letti si posizionavano negli angoli migliori della casa e, in seguito, si servivano gli dèi con piatti abbondanti. Le statue erano di legno leggero, dipinte con particolare cura in modo tale da far sembrare più realistica la trasposizione; le statue si rivestivano con stoffe pregiate intessuto d’oro e d’argento. Altri ornamentali consueti erano le ghirlande, i gioielli con cui si imbellettavano le statue, e l’uso degli incensi profumati. Lo storico romano Tito Livio nel libro Ab Urbe condita ( Storia di Roma), spiega:

”Apollo e Latona, Diana ed Ercole, Mercurio e Nettuno; furono per otto giorni propiziati su tre divani addobbati con le più magnifiche coperte che si potessero ottenere. Le solennità si celebravano anche in case private. Si dice che in tutta la Città le porte anteriori delle case si spalancarono; ogni sorta di cose messe per uso generale nelle corti aperte, tutti i venuti, conoscenti o estranei, condivisero l’ospitalità”.

Gli Epuloni

Il consumo dei cibi, durante l’Epulum Iovis, spettava agli Epulones membri di un antico collegio sacerdotale addetto al tale funzione. Il collegio di tale ordine sacerdotale si istituì nel 196 a.C. I sacerdoti, dapprima, erano tre. In seguito il numero aumentò a sette e poi a dieci. L’incarico era curare la preparazione dell’Epulum Iovis nei minimi dettagli. I nuovi Epulones erano nominati dallo stesso collegio, tutti fra magistrati e pretori. A volte, poteva capitare che le nomine ricadessero anche in soggetti appartenenti a gradi inferiori come, ad esempio, patrizi o plebei purché si trattasse di ordine senatorio. Gli Epuloni erano al quarto posto dei collegi sacerdotali maggiori: dopo i pontefici, gli auguri e i XV viri sacris faciundis. In seguito, il termine ”epulone” fu inteso come dispregiativo presso i cristiani, in quanto indicava persone amanti di conviti abbondanti e raffinati. Un comportamento condannato dai cristiani per il principio della mortificazione del corpo. In realtà però, gli epuloni non possedevano questa nomea nell’antica Roma, in quanto si occupavano prettamente dell’organizzazione del rituale e del conseguente banchetto dell’Epulum Iovis.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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