Editoriale

Eros, morte e ribellione: principi di verità in tempi difficili

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Legare tre tematiche apparentemente distanti tra di loro è in realtà il tentativo di spiegarne la stessa comune natura di essenza. Eros e morte, e la ribellione, che sembrerebbero antitesi e contrapposizioni, sono l’uno lo specchio interiore dell’altro. Molto spesso l’uno la risposta dell’altro. Sicuramente tutti e tre figli dello spirito umano. E con buona probabilità, i principi che descrivono e alimentano i nostri tempi attuali.

Quello che stupisce della natura è la somiglianza che intercorre tra dimensioni esteriormente differenti che, nel loro profondo, si scoprono genesi dello stesso grembo. D’altronde, tutta la vita è riconducibile allo stesso ritmo, è basata su omologie o analogie. L’eros, la morte e la ribellione hanno sicuramente in comune la ricorrenza tematica con cui molti intellettuali, in tempi molto distanti tra di loro, ne hanno fatto motivo di ricerca. Dai campi scientifici a quelli filosofici tutti si sono interrogati sulla loro natura, sulla materia, sul perché. Di fatto, sono tre sfere enigmatiche dell’esistenza, eppure – o forse proprio – per queste sono le più affascinanti.

Eros e morte, quello che accomuna è quello che separa

Eros e morte, e ribellione, chiaramente la chiave nascosta di lettura per comprenderne il legame: il concetto di libertà, di verità. Nell’ambito della nostra esistenza è umanamente impossibile conoscere la sensazione della morte, ci è concesso unicamente immaginare; è di certo una condizione estranea al controllo mentale e fisico dell’uomo. Eccessivo dire che è vicino all’eros per questo stato d’alterità, eppure sia la morte che l’eros sono effettivamente le uniche esperienze mistiche della vita.

E che l’una crea, l’altra distrugge, è solo una conseguenza del loro movimento; quello che Freud spiegava in Al di là del principio di piacere, trattando di Eros e Thanatos proprio come pulsione di vita e di morte. Distaccandosi dallo studio freudiano in cui le due dimensioni risultano in contrapposizione, l’eterna lotta tra Eros e Thanatos costituisce la forma più profonda dell’ambivalenza, dell’angoscia e del senso di colpa nell’uomo.

Ma è più che altro la loro dicotomia a rappresentare i nostri tempi, come una forma di equilibrio e di ribellione. E’ naturale credere che la morte e l’eros siano gli antipodi dell’esistenza, ma è profondo e rivoluzionario scoprirne la vicinanza. Pensando alla morte e all’eros come concezioni astratte, è una rivelazione scoprirne la forma nelle vicende autentiche dell’esistenza. Imparare a guardare le forme della vita, che sia la natura o le vicende sociali, come una rappresentazione di forze dell’alterità che generano o distruggono la nostra energia, è una sottile forma di ribellione.

Vivere l’equilibrio per annullare la paura

Se è vero che la morte è distruzione e l’eros è creazione, allora concettualmente l’unico modo di vivere in sano equilibrio è porre l’eros come antidoto alla morte. Quella che in estremo viene definita morte è solo paura, e l’eros è solo la liberazione di forze naturali. Una pulsione vitale che riesce ad annullare quella stessa paura. Non che si possa affermare che l’eros sia l’unica arma per vincere la morte in vita, eppure risulta l’unica opposizione reale al timore. Ritrovare la bellezza, riconoscerne la potenza per superare la morte in vita. Alimentare la forza con l’energia, svincolandoci dall’oblio.

Il punto fondamentale che accomuna queste tematiche è il concetto di annullamento: un momento in cui il rapporto tra la coscienza e l’esperienza perde il contatto con il reale. La morte e l’eros sono la prova del contatto tra il finito e l’infinito. Al di là dell’analisi della natura di questi fenomeni, l’eros e la morte sono anche trasposizioni di analisi sociali e di letture metaforiche della vita concreta.

Ed è qui che prende valore l’eros come ribellione. L’eros è un modo di guardare l’esistenza che va oltre la vista reale, è una concezione superiore che riesce a cogliere la bellezza –intesa come pathos – in ogni forma della vita. Contrariamente a ciò che la società contemporanea associa all’eros, questo è una forma di purezza in mezzo alla corruzione morale della vita. Contro l’apatia di tempi tutti uguali a loro stesso, alla monotonia della pandemia. E allora l’unico modo combattere questa morte è imparare a valorizzare la bellezza, la passione, la libertà e soprattutto la verità, e quindi quello che allegoricamente identifichiamo con l’eros. E’ l’energia che si oppone alla staticità, la forza alla passività, l’istinto alla costrizione. 

Ecco la vera ribellione dell’eros contro la morte. Due dimensioni simili nella natura, opposte nello svolgimento. E’ per questo che al dolore si risponde con la bellezza, alla tragedia con il teatro, al terrore con la libertà. E’ l’unica lente d’ingrandimento che permette di guardare e bruciare rispettivamente la bellezza e l’orrore.

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