Il gioco non vale la candela. Questo, il sunto spiccio, delle ultime dichiarazioni di Bruno Famin di Alpine per quanto riguarda la progettazione e la costruzione di una power unit di Formula 1. La scuderia francese si è sempre affidata ai motori, fatti in casa, di Renault, ma i costi di creazione sono elevatissimi rispetto a chi, pagando, riesce a farsi recapitare a casa in PU pronta e sistemata. La squadra blu-rosa dal 2026, quindi, potrebbe abbandonare lo status di Costruttore diventando un team cliente di un’altra scuderia.
Alpine, addio alla creazione di un motore proprio con Renault: “Costi troppo alti”

“In questo momento il motore attuale è un po’ dietro ai rivali di circa 20cv, credo sia quello che dicono i dati della FIA. È un dato di fatto che il modello di business, per chiamarlo così, è un po’ strano – queste le parole di Bruno Famin di Alpine al podcast ufficiale della Formula 1 –. Sappiamo che con il Patto della concordia il sistema del montepremi va a beneficio solo delle squadre. D’altra parte la FIA ha un regolamento finanziario e un regolamento sportivo che rende obbligatorio per il costruttore vendere, a un prezzo massimo, le Power Unit alle squadre che desiderano averle. Quando si considerano i costi di ricerca e sviluppo per costruire una Power Unit rispetto ad acquistarne una da un altro costruttore, c’è un’enorme differenza. Questa enorme differenza non è compensata da alcun premio, perché i premi in denaro vanno ai team. Quindi non stiamo parlando di prestazioni, ma di un’enorme differenza in termini di denaro. Sono aspetti pubblici che tutti sanno. Il tetto dei costi, la quantità di denaro concessa ai produttori di Power Unit per sviluppare il proprio progetto, il prezzo di fornitura di una PU e il prezzo di vendita di un motore sono anch’essi pubblici. Si tratta di qualcosa come 120 milioni di euro per quanto riguarda i costi annui, 17 quelli di rivendita, quindi ci vuole poco a fare un calcolo“.
(Credit foto – pagina Facebook Alpine)





