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Novembre 30, 2020, lunedì

F1, Gigi Villoresi: il grande pilota al fianco di Ascari

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Gigi Villoresi è stato un pilota, uno dei grandi, un vincente; le sue stagioni in F1 non hanno però portato a Villoresi un Mondiale, finito nelle mani del suo amico e compagno, Alberto Ascari. Forse per questo motivo il pilota milanese è sempre stato un po’ messo da parte; il confronto e i paragoni non reggevano rispetto a chi, con la sua stessa macchina e nelle sue stesse stagioni, di titoli ne aveva vinti ben due.

F1, Villoresi: una vita accanto ad Ascari

Il nome Villoresi è uno di quelli famosi, di quelli che si conoscono per alcune storie o determinate imprese. Uno di questi Villoresi c’è stato anche in F1, addirittura l’ha vista nascere, nel 1950, quella Formula 1 che ad oggi si presenta quasi sempre e solo come un grande spettacolo. Luigi, da tutti chiamato Gigi, è il primo di una famiglia numerosa; cinque figli, tutti tra l’altro morti in maniera tragica, oltre che prematura. Come il fratello Emilio, venuto a mancare a Monza nel 1939, pilota anche lui, strappato alla vita dalla pista mentre provava l’Alfa Romeo Alfetta.

Agli albori della Formula 1 moderna non c’erano i kart sui quali salivi fin da bambino per scoprire o meno il talento; c’erano invece manifestazioni, raduni locali dove spesso e volentieri si disputavano gare. Ed è proprio da questi che Gigi parte. Le competizioni prima del 1950, chiamate comunque Gran Premi, non avevano significato mondiale; certo, si vinceva e si perdeva, si conquistavano punti, titoli, ma niente di ufficiale come ciò che si vede ora. C’erano la Mille Miglia o la famosa e sentita Targa Florio, per esempio.

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Gigi Villoresi – Photo Credit: Google

Gigi dopo la seconda guerra mondiale corre anche con un team da lui fondato, la Scuderia Milan; poi insieme all’amico di sempre, tale Alberto Ascari, si mette su una Maserati, vince il Grand Prix de Nice tra gli altri, diventa campione italiano. Talmente dotato di un talento speciale che Villoresi riceve la chiamata che ad oggi sognerebbero tutti se il Drake fosse ancora tra noi; Enzo Ferrari infatti lo chiama, insieme ad Ascari, per guidare le sue vetture.

Pilota o campione

Per sei anni Gigi Villoresi corre in F1, al suo fianco sempre l’amico Ascari, prima in Ferrari, poi in Lancia. Piloti, uomini, ma soprattutto amici; perchè nel 1950 certo c’era agonismo, c’era competizione ma c’erano anche e soprattutto rispetto e rapporti. Relazioni vere che forse oggi in qualche modo mancano e che un po’ di nostalgia sicuramente la creano. Gigi Villoresi era considerato un grande pilota, con una carriera contornata praticamente solo di successi era quasi impossibile pensarla diversamente. Eppure oggi di fronte al nome Villoresi probabilmente la mente porta altrove. In primis forse all’ingegner Villoresi, nonno tra le altre cose di Gigi, che creò quel canale di irrigazione.

Poi forse si arriva alle corse, ma anche in questo caso il nome che aleggia nelle menti è un altro. Si dice Villoresi, si pensa ad Ascari. Si dice Ascari e si pensa alla variante a lui dedicata all’Autodromo di Monza, ai duelli con Fangio, ai primi due Mondiali vinti con la Ferrari, al tragico 1955. Tragico perché segna la fine di quella magica amicizia, “sconfitta” dalla morte di Alberto. Proprio a Monza, come il fratello di Gigi anni prima. Una morte dovuta ad un incidente durante una prova; una prova di una Ferrari per il GP successivo. Prova dove Alberto era stato chiamato a partecipare dai suoi amici e colleghi, Villoresi ovviamente compreso.

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Villoresi and Ascari – Photo Credit: Twitter

La morte di Ascari segna certo un punto. Un punto nel quale andando a capo quasi si perde un pezzo di storia, quella che comprende anche Gigi. Un po’ come successo anni dopo, in un modo doppiamente tragico, con Ratzenberger e Senna; un po’ come spesso accade quando chi guida una F1 è etichettato in due soli modi: solo pilota o campione. Il campione resta; il pilota forse resta o forse no, ma nel caso non accada non è un problema finché resta il campione. Eppure la storia insegna che al fianco dei campioni c’è sempre qualcun altro; un amico, un nemico, un conoscente, un avversario, una spalla. Un qualcuno che comunque la sua parte l’ha fatta e forse anche adesso, sempre nell’ombra, comunque continua a farla.

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Chiara Zambelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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