Lewis Hamilton, pilota Mercedes di F1, sei volte Campione del Mondo; ma prima di tutto questo, Hamilton mostra di essere un uomo, aspetto spesso dimenticato all’interno del tanto ambito Circus. Le sue parole sui social network colpiscono e fanno pensare; essere pilota fa parte della sua vita, ma forse questo non basta di fronte ad una solitudine che Lewis, se guardato con occhi diversi, incarna nella sua persona.

Lewis Hamilton f1
Lewis Hamilton – Photo Credit: Mercedes F1 Official Twitter Account

F1 Lewis Hamilton – L’uomo viene prima

Il mondo della F1 è un ambiente che certo non perdona; basti pensare ad ogni minimo errore che viene immediatamente criticato, cancellando ciò che di buono e di bello in realtà c’è stato. Lewis Hamilton è ad oggi il pilota più completo presente sulla griglia; i risultati e i record che continua a far segnare ne sono un’oggettiva prova. L’abitudine quindi porta sempre a vedere e di conseguenza a giudicare solo il pilota; quello che però spesso e forse volentieri viene tralasciato è che prima di essere dei piloti, queste persone sono esseri umani.

L’immagine del Re Nero che gli occhi di tutti vedono è quella di un Campione, di un professionista dedito al suo lavoro; mai stanco di vincere, mai stanco di migliorarsi, mai stanco di porre il proprio nome di fianco ad un altro record, scrivendo così una nuova parte di storia della F1. Perché la storia Hamilton la sta facendo; non servono paragoni con i grandi piloti del passato, basta la realtà dei fatti. Macchina forte o no, Hamilton ha dimostrato e ancora dimostra che merita di scrivere questa fantastica favola; antipatia o simpatia non contano in questo caso, perché noi fortunati un giorno potremmo raccontare di aver vissuto la storia di questo Campione.

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Lewis Hamilton – Photo Credit: F1 Official Twitter Account

Quei sette titoli Mondiali, per ora ancora in mano solo a Schumacher, un tempo sembravano una vetta invalicabile; oggi l’obiettività e il merito di un lavoro ben costruito, dovrebbero portare tutti ad una sola conclusione: Hamilton li merita. Eppure se da una parte si può assistere con gioia alla storia che viene riscritta, dall’altra si è portati a dimenticare, a non tener conto di un’evidenza; la solitudine di Hamilton si tocca e si vede, ma soprattutto è una sofferenza che lui non prova più a nascondere.

Il messaggio del Campione

“Ti senti solo, ti mancano i tuoi amici e la famiglia, e con settimane di gare di seguito non c’è molto tempo per altro, solo lavoro. Quindi sono grato a chiunque provi ad aiutarmi a trovare un equilibrio, anche solo attraverso messaggi, telefono o FaceTime. Quello che sto cercando di dire è che non è mai una brutta cosa chiedere aiuto se ne hai bisogno. […] Mostrare il tuo lato vulnerabile non ti rende debole anzi, mi piace pensare ad esso come un’opportunità per diventare più forte“.

Le parole da lui postate qualche settimana fa sono chiare ed esplicite; Lewis parla apertamente di se stesso e di quello che in realtà la sua mente è costretta a vivere. Una cosa che forse da un sei volte iridato non ci si aspetta, soprattutto da un personaggio che ha una certa visibilità e che nel tempo ha creato una determinata immagine di se stesso. Una vita divisa tra pista e mondanità, sempre piena di eventi, da una sfilata ad un gala con la costanza della solitudine; feste e occasioni che sembrano quasi voler riempire quel vuoto che spiega sentire.

Lewis Hamilton è un pilota, un fuoriclasse, ma dietro alla visiera c’è sempre un uomo proprio come lo sono tanti; questo lui non lo nasconde più, ma spesso il Campione oscura l’uomo portando l’interesse solo ed esclusivamente verso quelli che sono i suoi “obblighi” in pista. Anche lui può sbagliare, anche lui può avere paura; anche lui può e deve mostrare quella piccola fragilità che lo porta ad essere umano, un po’ come il suo idolo Ayrton Senna, un po’ come tutti noi, un po’ come forse solo un vero Campione sa fare.

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