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F1: Vettel e le speranze iridate

Sebastian Vettel è reduce da un deludente 3° posto nel GP di Singapore. Hamilton è riuscito a vincere cinque delle ultime sei gare affrontate. Il vantaggio in classifica dell’inglese è di 40 punti e mancano ancora 6 appuntamenti. Impresa difficile ma non impossibile.


Quello di Singapore doveva essere il Gran Premio del riscatto per la Ferrari, visto che sulla carta la SF71H si sarebbe dovuta adattare benissimo nel toboga singaporiano.

Invece i piani di Arrivabene & Co. sono stati rovinati da un Lewis Hamilton in grande spolvero che, con un giro monstre in qualifica, ha ipotecato la gara già dal sabato sera.
Le cose in gara non sono andate meglio per via di una scellerata strategia al pit stop e da un redivivo Verstappen che in questa parte del Mondiale sta dimostrando grande maturità.

Il risultato è un 3° posto e poche certezze in una squadra che sembra lontana parente di quella protagonista della doppietta in qualifica del sabato monzese.

Il podio del GP di Singapore. Photo credit: F1StrategyReport.

Tra poco più di una settimana il circus farà tappa in Russia sul circuito di Sochi per il primo dei 6 appuntamenti che andranno a chiudere il Mondiale.

Da qui in avanti non ci sono piste antagoniste alla SF71H dato che la monoposto si è sempre adattata bene a qualsiasi tipologia di tracciato.

Ma la squadra e lo stesso Vettel avranno bisogno di un netto cambio di passo.
In questa fase del Mondiale sembra girare tutto per il verso giusto al 4 volte campione del mondo della Mercedes e il tedesco della Ferrari sembra risentire della pressione mondiale.
E’ proprio qui che Vettel deve farsi carico della squadra e trasmetterle tutta la sua determinazione per uscire da questo empisse, ispirandosi magari al Michael Schumacher dei migliori tempi.

C’è qualcuno che crede che questo sia possibile, ed è Chris Horner attuale Team Principal della Red Bull.

Sebastian Vettel e Christian Horner sul podio, Bahrain 2012. photo credit: Getty Images.

Horner ha lavorato a stretto contatto con Vettel dal 2009 al 2014, conquistando 4 titoli mondiali piloti e altrettanti costruttori e conosce bene pregi e difetti del pilota di Heppenheim:

“La Ferrari è nella condizione di potercela fare. Hanno una buona macchina e ci sono ancora 150 punti a disposizione. Vettel è bravo a gestire la pressione e si è già reso protagonista di una simile rimonta nel 2012 contro Alonso”.

Il manager inglese ha fatto riferimento al 2012 quando Vettel, sotto di 39 punti dopo il GP d’Italia, si rese protagonista di un’incredibile rimonta, andando a vincere il titolo mondiale in Brasile. Vero è che in quell’anno la F2012 non era una vettura imbattibile e c’erano più monoposto in grado di potersi giocare la vittoria in un singolo GP.

Se Seb dovesse vincere tutte e 6 le gare rimanenti con Hamilton sempre secondo, il titolo andrebbe al tedesco per 2 punti. Allo stato attuale è uno scenario pressoché irrealizzabile.
Per raggiungere il sogno Mondiale, Seb avrà bisogno di una mano dal suo team-mate Kimi Räikkönen, al suo ultimo anno in Ferrari, così come ha fatto Bottas che in seguito a espliciti ordini di scuderia ha aiutato, e non poco, Hamilton a raggiungere gli ultimi risultati.

Kimi Räikkönen seguito da Valtteri Bottas, Italia 2018. Photo credit: Corrieredellosport.

A risultare decisiva sarà anche l’affidabilità delle Power Unit. Dallo scorso Gran Premio ogni pilota qualora dovesse montare un singolo nuovo componente della PU incorrerà in una penalità.

Adesso però la Ferrari e Vettel non è tempo di calcoli. Devono trovare la risposta esatta alla sconfitta tecnica di Singapore, dove la SF71H è stata un gradino inferiore a Red Bull e Mercedes, e analizzare cosa hanno sbagliato sulla strategia di gara.
Da li ripartire con la consapevolezza di avere due ottimi piloti, un buono staff tecnico e una monoposto che può giocarsela per la vittoria in ogni weekend contro la W09EQPower+.

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