Cultura

Fabrizio De Andrè, tra la letteratura e Genova

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Il ventennio che abbraccia gli anni 70 e 80 è particolarmente fecondo per la canzone d’autore italiana. Fabrizio De Andrè è sicuramente uno dei più importanti testimoni di quell’epoca. Nato nella “città d’arme e di commerci”, grazie alle merci che arrivano a Genova via mare, riesce a conoscere ciò che accadeva in America negli anni 50. Così, il jazz, il rock’n’roll, la letteratura Beat di Jack Kerouack e Allen Ginsberg; insieme con i poeti e agli chansonniers della confinante Francia, diventano presto i suoi riferimenti artistici.

La poetica delle canzoni di Fabrizio De Andrè

Con l’inizio degli anni 60, De Andrè comincia a comporre canzoni. Tra le prime scritte c’è “La canzone di Marinella”, in cui si fa già vivo l’interesse per gli ultimi che lo accompagnerà per tutta la vita . Il brano, interpretato anche da Mina, presenta un tono lieve che quasi romanza la realtà. Tuttavia, Faber abbandonerà molto presto questa modalità di composizione e la sua produzione successiva sarà caratterizzata da un tono realistico. Cinque anni dopo, componendo “Via del campo”, non avrà bisogno di abbellire il linguaggio usato per raccontare le storie di chi popola la via degli amori mercenari. Lo farà come Umberto Saba aveva raccontato la sua Trieste, narrando dei tipi umani che abitano la città reale.
In “Via del campo” come in “Bocca di rosa”, “Il cantico dei drogati” e in “Città vecchia” – solo per citarne alcune – la sua attenzione è per gli ultimi i drogati, le prostitute, i vecchi: i più umili che abitano le vie di Genova e del mondo.

Anarchia e sincerità nella scrittura di Fabrizio De Andrè

De Andrè racconta le esperienze personali, in cui gli è capitato di imbattersi o a cui ha assistito. Non giudica gli individui e non c’è retorica nelle sue canzoni, presta semplicemente la voce e la penna a chi non ne ha. Il suo punto di vista è etico, condivisibile. Ciò che, invece, emerge dai suoi testi è una morale, sempre frutto di un rovesciamento dell’ordine costituito delle cose che De Andrè prende in giro o attacca. In “Fiume Sand Creek”, come in “Smisurata preghiera” si pone al fianco delle minoranze di cui canta, scagliandosi contro la modernità che opera in maniera arrogante e violenta su di loro. “La guerra di Pietro” è un manifesto antimilitarista in cui ribadisce il suo pacifismo e da cui si evince anche la sua anarchia.

Un’anarchia, quella di De Andrè, che non è solo politica, ma un atteggiamento che lo accompagna anche nella composizione. Egli porta la canzone a viaggiare lontano dalla sua forma più classica; rivoluziona il linguaggio usando quello più scarno, quotidiano, ma senza per questo sacrificarne la qualità poetica. Sincerità diventa necessità della sua scrittura, e in questo modo ad ogni abitante della sua canzone riconosce e restituisce la sua dignità poetica.

Produzione e influenze letterarie

E forse, nel suo capolavoro del 1970, “La buona novella”, sta tutto il significato della sua produzione. Lui, anarchico e non cattolico, decide di tirare in mezzo Gesù, ma togliendo Dio, lasciando ciò che rimane dopo aver messo da parte la componente spirituale: l’uomo.
Per giungere a questo, De Andrè si basa su una letteratura non ufficiale, ovvero quella dei Vangeli Apocrifi, cioè quelli esclusi dal canone della Bibbia. Ne “Il testamento di Tito”, senza retorica alcuna, De Andrè pensa a come potrebbero cambiare le leggi se venissero scritte non da chi ha il potere, ma da chi non ce l’ha.

Tra le sue indagini della natura umana e dell’umanità in generale, particolarmente rilevanti sono quelle confluite nell’album del 1971, “Non al denaro non all’amore nè al cielo”. Il disco, come si legge sul retro della copertina, è “liberamente ispirato dalla Antologia di Spoon River di E. L. Masters”. De Andrè attualizza i personaggi che “abitano” la collina, li strappa dal contesto borghese americano degli anni 10, e li trasferisce nella nostra società.
Quando la sua amica e traduttrice Fernanda Pivano gli chiese come gli fosse venuto in mente di adattare questa raccolta di poesie facendone un disco, egli disse di essere stato colpito principalmente da un fatto:

Nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perchè non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare.

Giorgia Lanciotti

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