Farmaci: il rapporto Oxfam sul controllo dei prezzi

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Di Redazione Metropolitan

C’è qualcuno che non vuole che il prezzo dei farmaci si abbassi. C’è chi lavora per ostacolare l’Onu nel garantire medicinali essenziali a prezzi accessibili ai più poveri. Per difendere il profitto a scapito della salute. Lo afferma il rapporto Oxfam sull’accessibilità a medicine e cure. Spesso salvavita.

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Alcuni dei paesi più ricchi del mondo, Stati Uniti in testa, sono di ostacolo a un obiettivo molto importante delle Nazioni Unite. Quello di capire e attuare come garantire farmaci essenziali, a prezzi accessibili, a fasce sempre più estese della popolazione mondiale, Soprattutto nei paesi poveri.

Il report di Oxfam su prezzo e accessibilità dei farmaci

Oxfam lancia un appello urgente al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e ai leader mondiali. Loro per primi devono intervenire: servono politiche in grado di garantire la fornitura di medicinali a prezzi accessibili entro il 2018. A rischio la vita di decine di milioni di persone, che al momento sono tagliate fuori dalle cure base o salvavita. I prezzi dei farmaci innovativi, ma anche di “tradizionali” sono troppo alti.

Basta pensare che in Sud Africa, 12 mesi di trattamento con l’Herceptin, medicinale contro il
cancro al seno, costa circa 38mila dollari. Circa 5 volte il reddito medio familiare nel paese. Ma non si parla solo dell’Africa. Nei paesi industrializzati la situazione non è migliore. Negli Stati Uniti il prezzo dell’insulina per la cura del diabete, malattia che colpisce 1 persona su 10, è aumentato di oltre il 7% nell’ultimo anno. Un  solo mese di trattamento costa fino a 900 dollari. In Europa negli ultimi 15 anni il costo medio dei farmaci anticancro è più che quadruplicato. Condizioni e casi simili accadono per l’epatite C e altre malattie in altri paesi del mondo. Ed è una situazione insostenibile.

Questo l‘allarme di Oxfam, confederazione no profit che si è occupata anche delle ong italiane. Il dossier, diffuso in occasione della 72esima Assemblea delle Nazioni Unite a New York, parla chiaro: bisogna fare di più per garantire cure, medicine e tecnologie mediche alle persone. Dossier che contiene e richiama le raccomandazioni dell’High Level Panel (il Comitato Onu per le minacce ad alto rischio) presentate all’Assemblea Generale ONU di un anno fa. Raccomandazioni che indicavano le azioni urgenti da intraprendere per abbassare il prezzo dei farmaci. Azioni che non sono ancora state intraprese.

Questo perché alcune grandi potenze mettono gli interessi dell’industria farmaceutica al di sopra della vita di milioni di persone in tutto il mondo. Il motivo è noto e antico: il profitto, il guadagno, la ricchezza economica.

Le azioni da intraprendere: superare le barriere protezionistiche

Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam international e membro dell’HLP per l’accesso ai farmaci, riassume bene la situazione.

“Questi e altri Paesi stanno bloccando un’azione fondamentale, che garantirebbe a milioni di persone l’accesso a farmaci salvavita. Dovrebbero, invece, dare priorità alla salute delle persone piuttosto che ai margini di profitto dell’industria farmaceutica”.

Tra le soluzioni proposte: norme in grado di superare i limiti e le barriere imposte dalle politiche “protezioniste” che regolano la proprietà dei brevetti dei farmaci. Perché senza tante royaltes la produzione dei medicinali può diventare a basso costo. Raccomandazioni queste, fortemente osteggiate dall’industria farmaceutica, dalla Commissione europea e da paesi G7 come USA, Germania, Gran Bretagna e Giappone.

In questo contesto, l’Italia rappresenta un esempio positivo e in controtendenza. Il Governo e l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) sono riusciti ad abbassare sostanzialmente il prezzo delle cure, autorizzando l’utilizzo di farmaci generici prodotti in India per tutti i malati di epatite C ( circa il 3% della popolazione). 

Proprio per questo, si chiede ora all’Italia di sostenere questo approccio anche in occasione del G7 dei Ministri della Salute. L’appuntamento è a novembre e stavolta, dopo le parole, devono seguire i fatti. 

Federica Macchia