Cultura

Febbre di Jonathan Bazzi, a un anno dalla pubblicazione

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Prima candelina da soffiare per Febbre, primo libro pubblicato da Jonathan Bazzi.

Candidato al Premio Strega, Febbre di Jonathan Bazzi, di cosa parla?

Febbre di Jonathan Bazzi, edito da Fandango, è una storia autobiografica: il protagonista scopre di essere sieropositivo. 

Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via.

Eppure la storia non è tutta qui, Jonathan cerca di raccontare quello che fa da contorno a quella strana febbre, quella che è la sua vita.

Febbre di Jonathan Bazzi, foto di copertina. Photo: Web.
Febbre di Jonathan Bazzi, foto di copertina. Photo: Web.

Il libro racconta la sua infanzia, adolescenza e maturità senza seguire un ordine cronologico ma saltellando tra presente e passato.

Tra un Jonathan ansiogeno che cerca di capire da dove viene quella strana febbre e un timido Jonathan bambino che cresce in un’odiosa Rozzano.

È il 2016 e il protagonista e vive a Milano, divide il suo tempo tra l’Università e le lezioni di yoga che lui stesso tiene per riuscire a mantenersi gli studi.

Continua ad avere questa strana febbre che non passa, ma non può permettersi di saltare il lavoro, nonostante la stanchezza e la fatica che prova nel muoversi.

E da lì ci spostiamo nel tempo, lo conosciamo da bambino e, tra le righe, scopriamo quella che è la difficile situazione familiare.

Ha pochi ricordi dei genitori insieme, hanno divorziato quando era ancora piccolo e solo una è stata la motivazione a lui raccontata: al padre piacciono troppo le donne.

Prima le tratta come principesse e, dopo, con disinteresse.

Inizialmente Jonathan cresce con i nonni materni, mentre la madre è impegnata a lavorare giorno e notte per mantenere da sola una famiglia un po’ a pezzi.

Non gli piace giocare con i bambini della sua età, si sente diverso, in generale non gli piace vivere a Rozzano.

Preferisce passare il suo tempo con gli zii e i nonni, e ai giochi da maschio preferisce quelli da femmina.

Bazzi decide di aprirsi, raccontare quella sua febbre che finisce per passare in secondo piano, attirando il lettore nella sua vita, mostra le debolezze di un ragazzino, senza paura.

Scopre di avere l’HIV e si sente quasi sollevato, finalmente sa cos’ha. 

È stato facile entrare nella storia, sentirsi coinvolti nella narrazione, grazie al linguaggio semplice e radicale che lo scrittore adotta.

I pregiudizi che le persone hanno nei confronti dei sieropositivi, ma anche nei confronti dei gay, nei confronti di tutti.

Pregiudizi che rischiano di diventare un limite. E, allora, cosa si fa?

Davanti al pregiudizio alzare la posta: meglio tacere? Lo sapranno anche i muri.

La febbre è venuta e, alla fine, è andata via. Jonathan inizia la sua cura, ed è semplice paragonare questa malattia a un qualsiasi male di vivere che non ci permette di essere felici.

Perché quello, in fin dei conti, ce lo abbiamo tutti.

Serena Votano

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