Il 20 gennaio 1920 nasceva Federico Fellini, la quintessenza del cinema. La verità del sogno raccontata attraverso stralci di vita.

Cento anni fa nasceva il cinema. I fratelli Lumiere nel milleottocentonovantacinque hanno inventato la tecnica cinematografica, Fellini ha creato una nuova estetica cinematografica. Federico Fellini ci ha mostrato i sogni. Federico Fellini si è spogliato di sè stesso per mostrarsi vero, vitreo allo spettatore. Federico Fellini ha espresso il suo Io attraverso una visione che nessuno mai aveva osato scandagliare, l’inconscio più oscuro che aleggia in una zona imbarazzata della nostra mente, il vento dell’anima che soffia sonoro nella sue opere. Il 20 gennaio 1920 è nato un alchimista che ha condiviso con noi la sua magia.

1993, Marcello Mastroianni, Federico Fellini e Sophia Loren per celebrare l'oscar onorario foto dal web. Federico Fellini
1993, Marcello Mastroianni, Federico Fellini e Sophia Loren per celebrare l’oscar onorario foto dal web

Nasce a Rimini Federico, la sua infanzia la conosciamo, è lui che ce l’ha raccontata, la Saraghina, la Gradisca, Il Grand Hotel. Si diploma la liceo classico, si trasferisce a Roma e diventa vignettista per “Il Marco Aurelio”. Allora incontra Rossellini e fu il tutto. Collabora alla sceneggiatura di “Roma città aperta”, prima candidatura agli Oscar, ha ventisette anni, poi “Paisà” e dè seconda candidatura. Conduce programmi radio anche. E’ in radio che conosce Giulietta Masina, piccolo cherubino dagli occhi di burro, sarà la sua musa. Gira “Luci del varietà” con Alberto Lattuada con il quale si indebita fortemente. “Ottima critica, incassi fiacchi” diceva Lattuada. Il primo film da solista è “Lo sceicco bianco” con Alberto Sordi e dopo, subito, il primo capolavoro, “I vitelloni”, l’amicizia della provincia, che si esprime verace attraverso cinque vitelloni malinconici, vitali, drammaticamente umani che valgono un Leone d’argento a Venezia 14. “La strada”, “Zampanò” esclama Gelsomina, Giulietta Masina, ed è Oscar perchè la vita cruda e bestiale si esprime attraverso la delicatezza di un’interprete bambina che diventa donna, fortissima, con la speranza addosso ne “Le notti di Cabiria” ed è ancora Oscar.

La scena della fontana di Trevi ne "La dolce vita" di Federico Fellini foto dal web. Federico Fellini
La scena della fontana di Trevi ne “La dolce vita” di Federico Fellini foto dal web

“Marcello come here”. Che altro. Il volto di una Roma vuota coperta dai flash. Prima collaborazione con Marcello Matroianni, “La dolce vita”. Che principio. Che meraviglia. Il finale muto, chapliniano vale tutto. 1963 l’apice, “8 e 1/2”, fondamentale. Come “La Divina Commedia”, “I promessi sposi”. Federico Fellini ci parla, si confida, non ha paura e si lascia andare. Mastroianni è divino. Vecchio Snaporaz. Ha vinto un Oscar, ma soprattutto ha vinto la quarta parete, il pubblico è stato finalmente raggiunto. Arrivano i colori con “Giulietta degli spiriti” ancora Giulietta Masina, poi “Il Satyricon”, “Roma” e poi la vita in “Amarcord”. La neve, la tabaccaia, il cinema, Titta, un altro Oscar. Nel 1990 gira la fine del percorso “La voce della luna”, con Roberto Benigni, Paolo Villaggio. Nel 1993 vince un altro Oscar, quello della carriera, all’onore. Morirà lo stesso anno. Federico oggi compie cent’anni ed è il più grande di tutti, ed è il sogno, ed è la vita, ed è il cinema, ed è il motivo per cui si dovrebbe amare il cinema. Grazie Federico, davvero grazie.

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