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Il femminismo in politica: intervista alla più giovane candidata Flavia Restivo

Qualche giorno fa, in una caffetteria dell’Eur, mi sono incontrata con Flavia Restivo, per fare due chiacchiere e prendere un caffè insieme.

La “Flavia” di cui parlo non è semplicemente una ragazza amabile, mia coetanea, con cui ho scelto di trascorrere un po’ del mio pomeriggio: la “Flavia” di cui parlo è la più giovane candidata al Consiglio Comunale di Roma, nella lista di Roberto Gualtieri, candidato sindaco per il Partito Democratico.

Considerata una delle migliori giovani promesse della politica Capitale, abbiamo intavolato una conversazione a proposito di femminismo, tampon tax, educazione sessuale e molto altro, partendo dai suoi esordi.

Qual è stato il tuo primo approccio con il Femminismo?

Il mio primo approccio con il Femminismo è avvenuto all’asilo, quando, durante una recita scolastica decisi di interpretare Mago Merlino piuttosto che un qualsiasi altro ruolo imposto dalla società in cui viviamo. Dunque, in sostanza, sono dell’idea che il mio approccio sia nato con me: mi sono sempre sentita una Persona, non definibile in quanto donna, non incasellabile in qualcosa che la società decide per te. Sostanzialmente, per me, “femminismo” significa non dover lottare per le donne in quanto donne, bensì, per la parità in quanto essere umano. Non dovrebbe essere qualcosa di relegato unicamente al genere o soltanto ad un determinato posto da occupare a livello sociale, ma piuttosto qualcosa per cui agire a livello etico. E’ per questo che penso di essere femminista da sempre, non essendomi mai piaciuto venire rappresentata da uno stereotipo.

La tua campagna si basa su questa premessa “Voglio contribuire a rendere Roma una città più vivibile e dare la possibilità di tornare a sognare”. Per farlo, credi che sia necessario ripartire dai luoghi che permettono questa cosa. In che modo la città può contribuire alla crescita di un giovane?

Ciò che dico sempre è che la Città deve essere inclusiva e deve permettere alle persone di svilupparsi nel miglior modo possibile; ciò sta a significare che un ragazzo non deve trovarsi nella posizione di dover cambiare paese o città, trasferendosi al Nord Italia ad esempio, per avere futuro, sogni e speranze. Ci sono molti punti all’interno della mia campagna dedicati ai giovani in quanto giovani, ma più semplicemente, in quanto cittadini, che possono portare un miglioramento reale. Un esempio? La priorità agli sconti per i musei, perché questo fa parte di una crescita personale che, ogni giovane, ogni cittadino deve aver possibilità di avere: anche l’idea che un Under 25 possa accedere alla cultura in maniera gratuita, o migliorare a livello personale, è un punto molto importante. Questo, come anche la mobilità sostenibile, o avere la possibilità di frequentare corsi professionali istituiti dal Comune, conoscendo tutti quanti i costi della vita a Roma. Insomma, tante piccole cose capaci di migliorare, effettivamente, la percezione di vita, ma soprattutto, la qualità di vita delle giovani generazioni. Ovviamente, questo non basta e andrebbe ampliato con il programma del Sindaco ma è un ottimo punto di partenza.

Abbiamo parlato di inclusività e noi di Brave siamo particolarmente affini con due temi presenti nel tuo programma. Sto parlando di Tampon Tax ed educazione sessuale: in che modo vorresti lavorare su queste proposte?

Innanzitutto, la Tampon Tax è un qualcosa che per molto tempo è passata inosservata, in sordina: sconosciuta alla maggior parte delle persone, tendenzialmente svalutata e trattata come una tematica riguardante solamente le donne, nonostante non sia così, è un tema che riguarda la società totale, ma che soprattutto, lega l’etica e la società anche da un punto di vista prettamente economico; quindi, la prima cosa che farò, se dovessi venire eletta, sarà portare avanti questa mozione, essendo una mozione che è già passata altrove, dunque è dimostrata la sua attuabilità. Questo è stato già realizzato dalla Consigliera Laura Sparavigna, a Firenze, perciò, io non farò altro che riprendere la sua mozione e cercherò di farla passare il prima possibile al Consiglio Comunale, e allo stesso tempo, sia a livello simbolico che economico, perché, il 22% di Iva all’anno non è tanto per una persona medio borghese, se vogliamo utilizzare determinati termini, ma per alcune persone fa realmente la differenza, e soprattutto, fa la differenza per famiglie in cui sono presenti più donne. Mi viene da pensare alla mia di famiglia, dove ci siamo, io, mia madre e mia sorella: tre donne, fanno 150 euro all’anno in più da pagare per un bene che dovrebbe essere di prima necessità. Reputo che sia abbastanza importante che questa abolizione passi.

Per quanto riguarda invece l’educazione sessuale, civica e alla vita di genere, è per me molto importante perché ancora viviamo in un Paese bigotto ed arretrato e sotto molti punti di vista, la scuola fa più danni che altro, perciò credo che per questo obiettivo, sia necessario affinché professori, studenti e genitori possano accedere ad uno spazio divulgativo che non terminerebbe con gli incontri in classe ma che avrebbe anche una visibilità online. E’ importante perché l’educazione sessuale non riguarda solamente il sesso in sé ma anche il genere, l’accettazione di sé stessi e del proprio corpo, il rispetto di determinati temi quali l’uomo, la donna che, di norma, in queste tematiche viene sempre resa una subalterna. Dunque, è per questo che la reputo qualcosa di fondamentale, e al tempo stesso, reputo fondamentale anche l’educazione alla parità di genere, o meglio, di tutti i generi. Non ce ne sono soltanto due. Infine, reputo importante l’educazione civica perché è vero che la città di Roma non ti mette in condizione di essere un buon cittadino ma è pur vero che molto spesso, i cittadini non sono buoni, a prescindere.

In quest’ottica femminista, ti pongo una domanda che racchiude il senso di tutto quello di cui abbiamo appena parlato: perché, secondo te, c’è bisogno di portare il femminismo nella politica di oggi?

C’è bisogno di femminismo nella politica odierna perché non c’è ancora una giustizia sociale. E’ totalmente assente e penso che sia giunto il momento di portarla. So che potrebbe risultare una risposta banale ma non c’è, in effetti, una risposta concretamente corretta da dare. Voglio vivere in una società inclusiva e credo di non essere l’unica a volerlo fare, per questo c’è bisogno che siano le donne in primis a farsi carico di tematiche femminili che purtroppo, per moltissimo tempo, gli uomini hanno completamente ignorato.

Pensi che una donna che fa politica, faccia paura agli uomini che la abitano da sempre?

Sì, assolutamente sì, perché secondo me avere una donna al potere, o quanto meno al tuo stesso livello, sotto un certo punto di vista, butta giù sicurezze millenarie che l’uomo ha sempre avuto, perciò sicuramente per una donna non è semplice essere in politica: si passa davanti a tanto sessismo ma se alla fine si riesce a farcela, è una bella soddisfazione.

Termina così la nostra conversazione e la nostra intervista, con ciò auguriamo a Flavia Restivo buona fortuna.

Con la speranza che un altro soffitto di cristallo venga finalmente infranto.

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