Fight Club 3 è in arrivo: cosa aspettarci?

Fight Club 3 è in arrivo negli Stati Uniti il 30 gennaio, notizia già annunciata verso la fine dell’anno appena passato. Con il nuovo fumetto di Chuck Palahniuk alle porte vediamo di tirare qualche somma e fare qualche previsione.

Fight Club 3 è stato annunciato nell’ottobre dell’anno appena passato, e le parole dell’autore – Chuck Palahniuk – hanno già anticipato qualche dettaglio: la storia sarà incentrata su Marla Singer, la quale sta per dare alla luce un secondo figlio. Con questo volume, che sarà formato da 12 episodi per quel che per ora ci è dato sapere, Palahniuk decide di mettersi di nuovo alla prova con un sequel a fumetti per la sua fortunata opera, ormai diventata una storia dalla risonanza culturale e sociale vastissima.

Le origini di Fight Club 3: dal romanzo al film

Fight Club 3 rappresenta l’ultimo tassello di una storia che ha le sue radici nel fortunato primo romanzo di Chuck Palahniuk, pubblicato nel lontano 1996, Fight Club per l’appunto.

(Copertina della versione italiana di Fight Club di Chuck Palahniuk)

Il romanzo, opera cult che ha acquisito sempre più fama nel corso del tempo, ci fa immergere nella vita del protagonista, un tipico trentenne statunitense di cui non sapremo mai il nome né l’aspetto, ormai saturo delle narrazioni, degli stereotipi vincenti e delle aspettative che la società del tardo capitalismo propone a ogni singolo uomo medio.

“«Quello che devi capire è che tuo padre è stato il tuo modello di Dio» dice lui.
Dietro di noi il mio lavoro e il mio ufficio sono sempre più piccoli, sempre più piccoli, sempre più piccoli, non ci sono più.
Ho odore di benzina sulle mani.
«Se sei maschio e sei cristiano e vivi in America, tuo padre è il tuo modello di Dio» dice il meccanico. «E se non hai mai conosciuto tuo padre, se tuo padre prende il largo o muore o non è mai a casa, che idea ti fai di Dio?»
Qui c’è l’insieme dogmatico di Tyler Durden. Scarabocchiato su pezzetti di carta mentre io dormivo e consegnatomi da battere a macchina e fotocopiare sul lavoro. L’ho letto tutto. Probabilmente lo ha letto anche il mio capo.
«La fine che fai» dice il meccanico, «è passare la vita a cercare un padre e Dio.»
«Quello che devi considerare» dice, «è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che può capitare.»”

dal romanzo Fight Club (1996)

Questa sua condizione gli procura un’insonnia costante a cui trova un unico rimedio: il partecipare agli incontri di gruppo di malati terminali e sopravvissuti. In questi incontri di stravolti e morenti infatti ritrova un nucleo di umanità sincera e ormai quasi perduta, pronta ad aprirsi senza trucchi e senza inganni.

(Fotogramma di Fight Club (1999) di David Fincher)

Il suo placebo viene però offuscato da due personaggi che entreranno in scena: Marla Singer, eccentrica donna raminga, e Tyler Durden, rivoluzionario anarchico e idealista. Sarà con Tyler Durden che il protagonista darà vita al fight club, circolo segreto dove uomini di tutte le età mettono alla prova se stessi per tornare a provare qualcosa di vero e mandare in frantumi il mondo.

“A quasi tutte le riunioni dopo quella Big Bob mi ha fatto piangere.
Non sono mai tornato dal medico. Non ho mai masticato radice di vale-riana.
Questa era libertà. Perdere ogni speranza era la libertà. Se non dicevo niente, la gente del gruppo presumeva il peggio. Piangevano più forte. Piangevo più forte anch’io. Alzi lo sguardo alle stelle e via.
Tornando a casa a piedi dopo un gruppo di sostegno mi sentivo più vivo che mai. Io non ero l’ospite di cancro o parassiti del sangue; io ero il piccolo centro caldo intorno al quale si aggrappolava la vita del mondo.
E dormivo. Così bene non dormono nemmeno i neonati.
Tutte le sere morivo e tutte le sere nascevo.
Risorto”.

dal romanzo Fight Club (1996)

Il romanzo attirò l’attenzione di David Fincher che nel 1999 lo fece diventare un film con Edward Norton, Brad Pitt e Helena Bonham Carter come protagonisti. Il film sarà un successo e darà ancora più fama al romanzo e all’autore Palahniuk, il quale aveva collaborato con solerzia alla sceneggiatura.

(Fotogramma di Fight Club (1999) di David Fincher)

Fight Club 2: il sequel a fumetti prima di Fight Club 3

Nell’ottobre del 2016, dopo venti anni dalla pubblicazione di Fight Club, Chuck Palahniuk torna sulla sua opera cult dotandola di un sequel a fumetti, aiutato dal talentuoso Cameron Stewart.

(Copertina di Fight Club 2)

Per quanto possa essere piaciuta o meno, Fight Club 2 è un’opera eccezionale in piena linea con il romanzo postmoderno – che distrugge senza pietà rendendolo ridicolo in contrasto alle opere e gli autori che si prendono troppo sul serio – anche se finisce per stare più simpatica proprio per il suo andare a decostruire tutto il background e la fama di Fight Club romanzo e film.

(Dettaglio di una tavola di Fight Club 2)

Vedremo l’autore all’opera, mentre costruisce la storia e la commenta, in un guizzo metateatrale che si spinge verso il surrealismo. Tyler Durden diventerà epitome del meme culturale, archetipo che si diffonde indisturbato e ci perseguita in modo virale.

(Dettaglio di una tavola del fumetto Fight Club 2)

Chuck Palahniuk, entrando in prima persona nel suo fumetto a un certo punto, finisce per andare a prendere in giro tutti coloro che hanno utilizzato “le sue banalità”, tutti coloro che hanno finito per trasformare le sue opere in massime da capitalizzare vuote di significato.

(Dettaglio di una tavola di Fight Club 2)
(Dettaglio di una tavola di Fight Club 2)

E così anche l’autore diventa vittima del sistema e decide di prendere in giro e ridicolizzare prima se stesso e poi i suoi lettori in modo bonario.

Fight Club 3: cosa aspettarci?

Personalmente da Fight Club 3 io mi aspetto di nuovo le tre cose con cui Chuck Palahniuk, di cui consiglio anche le altre opere, soprattutto Cavie e Soffocare, ha instaurato un sodalizio durevole e funzionale alla sua morale e alle sue narrazioni: decostruzione, ridicolizzazione, l’amore che restituisce umanità. Il tutto accompagnato sempre dal bravissimo Cameron Stewart alle matite.

(Una delle prime immagini in anteprima di Fight Club 3)

Dopo aver apprezzato la sperimentazione “post-postmoderna” nel suo Fight Club 2, dove tra le altre cose l’autore si cimentava con un medium fumettistico per la prima volta, mi aspetto altre citazioni e altro surrealismo… anzi no, mi correggo, voglio che mi lasci di nuovo con una sensazione nuova, un qualcosa che vada di nuovo a ridicolizzare tutto e tutti in modi inaspettati.

Dalle prime “indiscrezioni”, che ci riportano come protagonista principale Marla, il mio pensiero corre verso un’idea.

(Una delle prime immagini in anteprima di Fight Club 3)

Fight Club, sia romanzo che libro, portava in nuce un messaggio anarco-formativo, facendo di questa storia una specie di romanzo di formazione per trentenni vittime del neocapitalismo omologante. Nel primo romanzo però, per quanto fosse presente e ben caratterizzata la figura di Marla Singer, il protagonista e i principali personaggi erano di sesso maschile, cosa che ci portava a seguire un punto di vista maschile attraverso la storia.

(Una delle prime immagini in anteprima di Fight Club 3)

Già in Fight Club 2 invece avevamo potuto vedere come il personaggio Marla fosse decisamente più centrale e più “parlante”, andando ad aggiungere un punto di vista femminile sicuramente più corposo. Se la mia previsione fosse veritiera, ci troveremmo di fronte a un’opera con la quale Palahniuk ha deciso di sperimentare facendo adottare al lettore un punto di vista prettamente femminile, con tutta la critica incentrata questa volta sui ruoli prestabiliti per il “gentil sesso” in questo mondo decadente di cui forse la cosa migliore è ridere mentre si ama. Forse troveremo dissacrazione di reltà come il rapporto madre e figli, la maternità, e l’essere donna e madre in questo caotico mondo buffo.

Sulle pagine del Metropolitan Magazine Italia, appena possibile, troverete una recensione del volume.

A cura di Eleonora D’Agostino

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