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Film di Natale: la romanticizzazione del sessismo

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Cosa c’è di meglio di guardare un film di Natale al caldo durante le feste? Probabilmente guardare un film di Natale che non romanticizzi il sessismo. Infatti, nonostante alcuni di essi siano ormai dei cult, a un occhio più attento e moderno non sfugge di certo la problematicità presente in questi film, e soprattutto la costruzione tossica dei personaggi maschili.

Love Actually

Il primo dei film di Natale che romanticizza il sessismo è Love Actually di Richard Curtis, che quando uscì nel 2003 divenne immediatamente un classico, grazie al cast alle prese con le proprie vite sentimentali durante il periodo natalizio. Una di queste storie ha come protagonista Mark (Andrew Lincoln), innamorato di Juliet (Keira Knightley), futura moglie del suo migliore amico. Quando gli viene chiesto di filmare il matrimonio dei due, gli spettatori alla fine vedono che Mark ha ripreso per tutto il tempo della cerimonia soltanto Juliet. Lo stesso Andrew Lincoln si trovò a disagio nell’interpretare questo personaggio, tanto da definirlo in un’intervista del 2017 uno stalker inquietante.

Un’altra attrice che recitò nel film da bambina, Lulu Popplewell, definisce Love Actually un film invecchiato male in cui le donne sono rappresentate come degli oggetti passivi. Non solo, il personaggio di Hugh Grant è altamente problematico in quanto prima utilizza il proprio prestigio per sedurre Martine McCutcheon e poi la licenzia dopo che la donna ha subito una violenza.

L’amore non va in vacanza

L’amore non va in vacanza fu un grandissimo successo al botteghino nel 2006, ma non è esente dalle accuse. I personaggi interpretati da Jack Black e Jude Law, infatti, sono dei perfetti rappresentanti della mascolinità tossica, che denigrano le proprie partner e spariscono dalla loro vita dopo averci fatto sesso. Ah, la magia del Natale!

Il diario di Bridget Jones

E che dire de Il diario di Bridget Jones, successo del 2001? Il film è infatti considerato grassofobico, vista l’ossessione di Bridget per la perdita di kg (nonostante sia normopeso), e sessista in quanto romanticizza le molestie sessuali sul posto di lavoro allo show Sit Up Britain.

La stessa autrice del romanzo da cui il film è tratto, Helen Fielding, ha ammesso la problematicità de Il diario di Bridget Jones proprio per via del suo estremo sessismo, sostenendo che al giorno d’oggi probabilmente sarebbe impossibile che un film simile uscisse nelle sale.

Chiara Cozzi

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Ph: miro.medium.com

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Chiara Cozzi

Laureata due volte in cinema, amante dell'horror in ogni sua forma e della cronaca nera, femminista incazzata™. Ma ho anche dei difetti.

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