Sai cos’è il food social gap? Probabilmente sì, anche se ancora non lo sai.

Anche quando si tratta di cibo il potere è cruciale. Per alcuni potrebbe sembrare scontato, ma non lo è. Infatti spesso gesti semplici come la spesa o la scelta di un prodotto piuttosto che un altro sullo scaffale del supermercato hanno una densità politica cruciale. Mentre l’umanità continua a crescere tanto nelle dimensioni che nelle potenzialità di progresso, le questioni relative ai diritti umani e all’attuale distribuzione ineguale delle risorse alimentari hanno assunto sempre più maggiore urgenza. La disuguaglianza nell’accesso al cibo è ovviamente ingiusta, ma è anche una conseguenza della distribuzione geografica delle risorse. In che misura esistono obblighi collettivi rispetto a questo tema? Come si può la comunità globale, a questo livello di progresso, adoperarsi per correggere le disuguaglianze nell’accesso alle risorse?

Per rispondere a queste domande diventa necessario partire da una premessa che mette al centro i diritti umani. Solo così si possono identificare gli obblighi associati all’accesso al cibo e sviluppare un quadro quantitativo per valutare l’adempimento di un tale diritto.

Food Social Gap: qualche premessa

Il divario sociale alimentare si riferisce alla distribuzione iniqua delle risorse alimentari. Si riferisce inoltre all’accesso a opzioni alimentari più o meno salutari tra diversi gruppi sociali, collegati a diverse collocazioni geografiche. È una questione complessa che viene continuamente influenzata da vari fattori sociali e demografici. Tuttavia quando milioni di persone soffrono di malnutrizione a causa di risorse insufficienti e quindi della mancanza di accesso a cibo sano e\o a prezzi accessibili, ciò porta a varie conseguenze. La loro salute, resilienza e persino la loro lucidità mentale ne risentono. Una cattiva alimentazione non porta solo a malattie croniche ma anche a disagi di natura psicologica, emotivi. Tutte queste premesse agiscono nel presente quanto nel futuro di intere fette della popolazione mondiale: ovvero priva le persone dell’opportunità di uscire dalla povertà e migliorare le prospettive delle generazioni future di quel territorio.

Sembra quasi una banalità dire che la disuguaglianza sociale porti non solo all’insicurezza alimentare ma quindi anche a malattie, disabilità e morte prematura. Ma tutte le parole finora usate non sono semplici parole, comunicano condizioni cruciali che spesso nella nostra parte di mondo siamo abituati a sottovalutare. Sarebbe interessante cercare di esplorare cosa ci abbia portato, dall’alto del nostro privilegio, a sviluppare questa dissonanza cognitiva verso la morte e la fame.

Disuguaglianza, non indisponibilità: una prospettiva Europea e oltre

L’impossibilità di accedere a cibo in maniera equamente distribuita a causa della povertà è la ragione principale per cui le persone affrontano l’insicurezza alimentare. Se osserviamo la questione all’interno dell’UE diventa interessante osservare la prospettiva accademica del Prof. Johan Swinnen, parte del team di gestione del progetto FOODSECURE che analizza il Food Social Gap. Il progetto finanziato dall’UE, siede nel comitato scientifico direttivo dell’UE per Expo Milano e ha redatto un rapporto che affronta il tema in modo specifico e puntuale.

Il documento che esamina come la sicurezza alimentare fluttua all’interno dell’UE. Leggendo il rapporto notiamo come alcuni paesi siamo più abbienti e altri paesi siano significativamente più indietro all’interno dell’UE. Il rapporto esamina Nazioni come la Romania, ad esempio, in cui la quota media di reddito che i consumatori spendono per il cibo è piuttosto alta. Soprattutto per alcuni gruppi vulnerabili, si tratta di numeri non così lontani dal livello dei paesi in via di sviluppo. Il che significa essenzialmente che ci sono ancora molte persone in condizione di povertà nell’Unione europea, e per cui la sicurezza alimentare è un vero problema per loro.

“Oggi, il doppio fardello della malnutrizione – la prevalenza sia della denutrizione che dell’obesità – sembra rappresentare la principale sfida per la sicurezza alimentare e nutrizionale per l’UE.”

Prof. Johan Swinnen

Non che fuori dall’Europa ci siano così grandi differenze di Food Social Gap. I paesi più poveri hanno maggiori problemi di sicurezza alimentare e i paesi più ricchi ne hanno meno. Ma non è sempre così netto e semplice analizzare la questione. Ma ci si trova nel bel mezzo di una guerra o nel mezzo di un grave conflitto civile, può darsi che si abbiano problemi di sicurezza alimentare molto acuti anche se ci si trovi in un paese a reddito relativamente alto. Se si osserva in questo momento tutto il mondo ci sono molti posti in cui cinque anni fa le persone erano relativamente sicure dal punto di vista alimentare e improvvisamente non lo sono. Parliamo della Siria, la Libia, e chiaramente alcune parti dell’Ucraina.

Dove sta il problema?

Cerchiamo di non dimenticare una questione. Nello stesso mondo in cui circa 800 milioni di persone soffrono la fame e 2 miliardi soffrono di qualche forma di malnutrizione, più di un terzo della popolazione adulta è obesa. Non solo: un terzo di tutto il cibo prodotto viene perso o sprecato. Questo secondo i dati FAO/IFAD/WFP 2011 e i dati FAO/IFAD/WFP 2015 e FAO 2011. Quindi è falso, o meglio incompleto, dire che i problemi nel Sistema alimentare mondiale sono vasti: la realtà è che sono anche distribuiti in modo non uniforme.

Questa distribuzione ineguale della fame e della malnutrizione in tutte le sue forme è radicata nelle disuguaglianze di potere sociale, politico ed economico. Pertanto, il primo passo per affrontare le disuguaglianze della fame è capire come sono incorporate e amplificate dalle disuguaglianze di potere al lavoro nel sistema alimentare. Non è facile dare un senso alle relazioni di potere. Spesso operano lontano dalla vista e in reti così complesse che anche le soluzioni più sofisticate e avanzate alla fame possono non riuscire a fare guadagni a lungo termine. È improbabile che le politiche che non prendono in considerazione le dinamiche di potere sottostanti, non importa quanto pratiche, tecniche o scalabili, abbiano successo.

In che modo le disuguaglianze di potere portano a un’alimentazione disuguale? Il potere è definito come

Il grado di controllo sulle risorse materiali, umane, intellettuali e finanziarie esercitate in vari ambiti come ad esempio nelle relazioni sociali, economiche e politiche tra individui e gruppi

VeneKlasen e Miller 2002, 41

Il Food Social Gap è una questione da non prendere sotto gamba:

Ma se anche il potere può essere un concetto astratto, il suo impatto è tangibile. Nei sistemi alimentari, il potere è esercitato in una varietà di modi e spazi, da una varietà di attori: attraverso concentrazioni di capitale e quote di mercato che consentono alle società agroalimentari di influenzare il prezzo degli alimenti si possono influenzare, attuare o bloccare le politiche alimentari. Con le loro risorse intellettuali o organizzative, vari attori di potere nel panorama mondiale possono plasmare i dibattiti e mobilitare l’opinione pubblica. Tutto ciò influisce sulle decisioni sulle spese domestiche e sui pasti in famiglia.

Come scrive Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo dal 2008 al 2014, nel Rapporto sulla nutrizione globale 2015,

“i sistemi alimentari sono definiti dalle decisioni politiche e dal potere differenziale degli attori di influenzare tali decisioni”

Olivier de Schutter

Nel sistema alimentare, questo potere differenziale appare in varie forme, livelli e spazi. Esse vanno dalla differenza economica e sociale dei singoli rispetto al decidere cosa prendere per cena. Il tutto fino anche a chi viene ascoltato o meni nei dibattiti sui regolamenti internazionali e sui quadri politici.