Il 30 maggio per i tifosi della Effe rappresenta una data storica. Dopo diversi anni a un passo dal trionfo nazionale, finalmente arriva il primo scudetto per la Fortitudo Bologna. Il cammino è stato tortuoso ma il ricordo resta indelebile.
A un passo dal fallimento
Nella stagione 1992/93 la Fortitudo conquista la promozione nella massima serie. L’annata precedente però è quella della reale svolta. A una giornata dal termine Bologna si gioca con Reggio Emilia la partita decisiva per rimanere in A2. Viene ingaggiato Teoman Alibegović durante la settimana, che trascina i biancoblù segnando 28 punti. Durante l’estate la squadra viene acquistata da Giorgio Seragnoli che verrà soprannominato l’Emiro per gli investimenti sostanziosi nella squadra. L’obiettivo è quello però di mantenere la Fortitudo stabile in A1, dopo l’interminabile periodo di sali-scendi iniziato negli anni 80. La Mangiaebevi dopo essere stata a un passo dal baratro si ritrova nel principale campionato italiano in soli due anni.

L’inizio dell’età dell’oro
La squadra inizia a prendere forma tassello dopo tassello e i primi nomi di grido sono Dan Gay e Vincenzo Esposito. I primi anni in A la Fortitudo Bologna dimostra di essere un’ottima squadra in grado di vincere e convincere e lasciandosi alle spalle gli anni bui in cui faticava a restare stabilmente in A. Con gli innesti di Sale Djordjevic e Claudio Pilutti diventa una vera e propria armata tanto da conquistare un secondo posto, dopo essere stata anche in testa e venendo eliminata dalla Benetton in semifinale del 1995. Durante l’estate “Vincenzino” Esposito si trasferisce in NBA, ai Toronto Raptors e per sostituirlo arriva Carlton Myers. La Effe arriva nuovamente alle semifinali contro Treviso, in una sfida al sapore di rivincita, ma questa volta i fortitudini hanno la meglio in Gara 5 e raggiungono la prima finale scudetto della loro storia.

Le tre finali perse
Contro Milano serve un’impresa impossibile. La Fortitudo ha speso tantissimo nella serie con la Benetton ed è costretta ad arrendersi a Bodiroga e Fucka. La stagione successiva è piuttosto altalenante: Djordjevic parte in direzione Barcellona, Bianchini sostituisce Scariolo in corso, ma arriva ugualmente la seconda finale consecutiva. Gli avversari sono Williams, Rebraca, Pittis e il resto della Benetton Treviso che per la terza volta in tre anni sfida la Teamsystem ai playoff. Dopo aver sprecato diverse occasioni in gara 4 Bologna perde gara 5 accontentandosi dell’argento per il secondo anno consecutivo. Seragnoli, allora, costruisce un vero e proprio “Superteam” assicurandosi le prestazioni di David Rivers e Dominique Wilkins e riuscendo a strappare Fucka a Milano. Nell’altra sponda di Bologna sbarca Sasha Danilovic e la stracittadina diventa la sfida per conquistare l’Italia e l’Europa. In Coppa la Fortitudo spazza via in semifinale i cugini e poi travolge in finale la Benetton Treviso. In Eurolega, invece, la Virtus ha la meglio ai quarti dopo la maxi-rissa di gara 1 e riuscirà a conquistare l’Eurolega. La finale scudetto, ovviamente, è tra le due Bolognesi e si gioca fino a gara 5 quando succede l’inimmaginabile. La Fortitudo Bologna è sopra di 4 a una manciata di secondi dal termine quando Wilkins commette fallo su una tripla tentata da Danilovic. Canestro e libero converito. La Kinder al supplementare è inarrestabile e vince lo scudetto. Per la Effe sembra esserci una vera e propria maledizione per il tricolore.
Finalmente campioni

Seragnoli non si da per vinto e migliora ancora la squadra aggiungendo Vrankovic e Galanda, tornato dal prestito a Varese. In panchina c’è Recalcati e la stagione 1999/2000 sembra quella giusta. Il record prima dei playoff è di 27 vittorie e 3 sconfitte e nessuno riesce ad intromettersi tra la Effe e il suo obiettivo fino alla finale. Qui incontra la Benetton, la solita Benetton che negli ultimi anni ha visto intrecciare il proprio cammino più volte con la Fortitudo. Gara 1 viene vinta proprio da Treviso e i fantasmi della maledizione sembrano riaffiorare. Ma quando il talento straripa nemmeno gli dei del basket possono intromettersi. Così il 30 maggio la Bologna biancoblù esplode in un urlo liberatorio per aver raggiunto un traguardo che sembrava ormai un miraggio. Nel 2005 arriverà il secondo scudetto che avrà, però, un sapore diverso da quello del millennio. Del resto la prima volta non si scorda mai, soprattutto se prima si è scalato l’Everest.
Lorenzo Mundi
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