Fare cinema indipendente è sempre un rischio, un rischio bello però, perché si slega da qualsiasi logica del mercato cinematografico che ‘inquina e uccide i sentimenti’, direbbe Battisti. Quali sono i volti e le idee del cinema indipendente. Pochi eletti escono dal guscio, i più passano in sordina, e, molto spesso, senza avere una buona vetrina di lancio. Che mondo sarebbe un mondo d’arte libera e fruibile? Utopia probabilmente. Per onestà intellettuale, oggi, vogliamo parlarvi di “Se fosse ora?” cortometraggio scritto e diretto da Antimo Leva Luma Cine, con giovani attori emergenti come Antonio Di Costa, Francesco Maria Punzo e Gianmarco Bisesti. (Sul canale YouTube L’Anti-Cinema trovate il trailer. Il corto completo sarà disponibile sul canale giovedì 23 Luglio 2020).

La parola al regista di “Se fosse ora”

“Le persone che si trovano casualmente e contemporaneamente in uno spazio dello stesso luogo, costretti a condividere un perimetro, come uno scompartimento di un autobus, una fermata dello stesso, un corridoio di un ufficio o un ascensore di un ospedale, si fermano a notare i corpi, i visi e le espressioni degli estranei a loro vicini? Soprattutto, una persona in un ospedale – in cui ci si reca per tantissimi motivi – si domanda il motivo per cui è presente nello stesso luogo una persona estranea in quel determinato momento?” – Antimo Leva-

Dal trailer ci viene solo fornita questa scena: 4 persone attendono di entrare nell’ascensore, pazienti occasionali che si ritrovano a condividere lo stesso spazio vitale. All’interno accedono Alessio con una ragazza bionda al suo fianco, un ragazzo poco più che ventenne accompagnato da un uomo adulto, un giovanissimo ragazzo e una giovane ragazza, alta e col volto triste. Ci troviamo a Napoli, epoca: i nostri giorni. All’inizio del cortometraggio ci viene dato un indizio riguardante la chiave di lettura dello short: tutto ci viene sapientemente svelato dalla colonna sonora dei titoli di testa, “Scarborough fair” la famosa ballata inglese, nota soprattutto per la versione di Simon & Garfunkel.

“Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary, and thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine”

“Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alla persona che vive là
lei un tempo era il mio vero amore”

Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo…

Prezzemolo, salvia, rosmarino e timo. La ricetta di quale piatto segreto? Forse un piatto amaro da digerire. Di quelli che si bloccano alla bocca dello stomaco e ci danno degli spasmi faringei, gli stessi che avremmo durante un’attesa prolungata in ospedale. In ospedale tutto viene messo in discussione: le differenze si annullano, le distanze si accorciano, i minuti sono anni. Si rimane in apnea, inconsciamente, per paura di mandare tutto in frantumi. A ricreare la sensazione claustrofobica di limbo esistenziale (quale è, simbolicamente, una clinica ospedaliera), un ascensore. “Scarborough fair” parla del potere guaritore di quattro piante, da qui l’idea di dividere il corto in quattro piccole storie, in quattro intimi segreti clinici. Ogni storia è collegata al “mitologico” potere curativo di ogni pianta che, è anche il filo conduttore di ogni storia. Prezzemolo: mitezza Salvia: forza Rosmarino: fedeltà, ricordo e amore Timo: coraggio. Si aprono le porte dell’ascensore, come un asettico siparietto orizzontale. Si va in scena. Supra nos silentium siderum.

Seguici su MMI e Metropolitan cinema

© RIPRODUZIONE RISERVATA