Musica

Francesca Michielin, il nuovo album “Feat” unisce tanto quanto il Coronavirus divide

Dopo mesi di attesa crescente e di teaser fatti di singoli pubblicati di settimana in settimana, finalmente ci siamo.
FEAT (Stato di Natura), il nuovo progetto discografico di Francesca Michielin è fuori.

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Francesca Michielin – Feat (Stato di Natura), un album che unisce

Feat (Stato di Natura) è un album che unisce due mondi tanto lontani e complementari quanto intrinsechi e in egual modo intensi.
Da una parte c’è la natura, dall’altra parte c’è il cemento. Da una parte c’è il respiro degli spazi aperti, dall’altra parte c’è il fiato affannato nel caos di una metropoli.
Il confronto natura-urban attorno a cui si sviluppa questo progetto, si riflette anche nell’artwork delle copertine dei brani usciti fino ad oggi.

I mondi che si congiungono e mescolano nel nuovo disco di Francesca Michielin però non sono solo mondi esterni. Sono anche le due anime di un’artista che si fondono per dar vita ad uno spettro di colori generato dalla stessa sorgente di luce: una luce che potremmo anche chiamare semplicemente bravura.

Francesca Michielin

Sono undici le tracce che compongono Feat (Stato di Natura) e sono tutte una molto diversa dall’altra. Eppure hanno una cosa che le accomuna.
Questo album esce in un periodo complicato per il nostro Paese, un periodo in cui dobbiamo mantenere le distanze, in cui tutto è avvolto da un surreale silenzio ovattato, in cui non possiamo vedere parenti o amici se non da remoto o da lontano. In un periodo come questo, un album fatto di undici collaborazioni con altrettanti artisti è un album fatto di undici abbracci che uniscono e scaldano con la stessa intensità con cui questo Coronavirus ci ha costretti ad allontanarci tutti per un po’.

Il brano che apre l’album (e ne accompagna oggi la pubblicazione) è co-firmato dai Måneskin e si intitola Stato di Natura.
Chitarre elettriche tirate e un sound tipicamente rock incontrano barre rap per esprimere disdegno contro ipocrisia e finta morale. Ottima la potenza del sound su cui si appoggiano perfettamente le voci taglienti di Francesca e Damiano (ascoltando Stato di Natura ci è venuta voglia di chiedere ad Anastasio di farne una cover. Chissà…)

L’atmosfera si rilassa e le voci si appoggiano ad un giro di basso più lento nei due brani successivi, Monolocale e Sposerò un Albero, brani che vedono Francesca Michielin collaborare rispettivamente con Fabri Fibra e Gemitaiz.
Il featuring successivo, quello di Gange con Shiva, ha un beat decisamente urban. Racconta la complessità di una relazione giocando con il parallelismo del celebre fiume indiano, luogo di purificazione ma oggi terribilmente inquinato.

Yo No Tengo Nada è la quinta traccia di Feat (Stato di Natura). Appena inizia il cantato viene da chiedersi se stiamo ascoltando Elettra Lamborghini o…Elisa?! Tanto di cappello al produttore dei produttori degli ultimi anni, Dardust, in grado di trasformare la riconoscibilissima voce di una grande artista come Elisa in qualcosa di completamente nuovo e diverso. Spagnolo e sonorità reggaeton rendono il pezzo molto catchy e radiofonico. Tema del brano è indubbiamente il rosso, la passionalità.

Si prosegue, rallentando decisamente, con Riserva Naturale insieme Coma_Cose. A parere nostro uno dei due pezzi più belli dell’intero disco. Il sound inconfondibile del duo milanese che mette insieme pefettamente rap e cantautorato regala al pezzo un respiro nuovo rispetto a tutti prezzi che vengono prima. E poi non si può non perdere la testa per quel “circonvalla, anello di saturno, pianeta fantasma, aspetto il notturno“. Cioè, riflettiamoci un attimo. In quanti prima hanno usato la parola “circonvalla” in una canzone finora?

Francesca Michielin
Francesca Michielin insieme a Charlie Charles, insieme in Cheyenne

È poco dopo la metà dell’album che troviamo Acqua e Sapone, indubbiamente uno dei pezzi che siamo più curiosi di ascoltare leggendo le tracce del disco. Non fosse altro perché ad accompagnare Francesca Michielin ci sono gli artisti che hanno venduto di più in Italia lo scorso anno: il duo Takagi&Ketra e Fred de Palma. Il brano è molto pop, è un brano d’amore. Avremmo voluto un po’ più di “tamarria” da un trio di questo calibro.

C’è anche spazio per la lingua francese in Feat. La vie ensemble, con Max Gazzè, è un brano (in francese appunto) nel quale, con spensierata malinconia, i due raccontano i momenti in cui si assume la consapevolezza che una storia non possa più andare avanti. Ci ricorda, neanche troppo vagamente, Le Vent Nous Porterà dei Noir Desir.

Segue poi Star Trek, il featuring con Carl Brave. C’è un sassofono lì da qualche parte tra un baby e un lasciami in pace. È un pezzo che fa muovere la testa piano e ad un certo punto chiudere gli occhi immaginando di stare con la faccia al sole e il vento leggero tra i capelli.

Sul finale ritroviamo i contrasti di Cheyenne con Charlie Charles. Produzione ottima, la penna è quella di Mahmood. Il pezzo è tra i più ascoltati su Spotify da mesi.

La vera perla di Feat (Stato di Natura) si è fatta attendere ma ci siamo. Leoni, il brano che chiude l’album, vede protagonista insieme a Francesca Michielin un outsider della musica italiana di questi anni: Giorgio Poi. In un panorama musicale fatto di parole tagliate a metà, Giorgio Poi ci riporta a tempi in cui farsi capire è importante, tanto quanto importante è il messaggio che vogliamo trasmettere.

C’è tutto quello che serve a rendere un disco un buon disco in questo nuovo progetto di Francesca Michielin, un’artista che evolve lavoro dopo lavoro. É questo ciò che succede quando ci si contamina, è questo ciò che succede quando si abbraccia la diversità (che poi tanto diversa da noi non è).

Proseguono intanto le vendite per il grande evento live del 20 settembre 2020 al Carroponte di Milano. Biglietti ancora disponibili sul sito di TicketOne.

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