Cinema

Fratelli D’Innocenzo, c’erano una volta le Favolacce

‘Nati ai bordi di periferia’, iniziano a raccontare storie e non smettono più. La volontà di emergere graffiava tra i palazzi, casermoni superstiti a Tor Bella Monaca, e li ha portati a svolgere con umiltà, ogni tipo di lavoro. Camerieri, baristi, giardinieri. Damiano e Fabio, i fratelli D’Innocenzo, gemelli ed un unico destino. Fino a Berlino, senza immaginare quello che si sarebbe realizzato. Non erano esperti dell’industria del cinema, né registi emergenti. Ma capaci di scrivere sceneggiature, dando voce al loro mondo interiore. ‘Favole e Favolacce‘ da raccontare, come se Tor Bella Monaca fosse un principato. Vivendo tra Anzio, Nettuno e Lavinio, seguendo il padre pescatore.

Pochi soldi, ma sostenuti dall’affetto della famiglia, “Spesso passavamo le giornate cercando i soldi per stampare i copioni: 20, 25 euro“. Agostino Saccà, ex direttore di Rai fiction, ha sempre creduto nel loro genuino talento. Insieme a Mimmo Calopresti, Alex Infascelli, Daniele Luchetti e Massimo Gaudioso, interessati al loro modo di scrivere e disponbili ad averli come collaboratori. E, la prima consacrazione arriva con “La terra dell’abbastanza” del 2018, scritta ad appena 19 anni, e divenuta film, anche grazie, al loro prezioso lavoro con “Dogman” di Matteo Garrone. Storie buie ai margini, ispirate al loro vissuto: “Andavamo a scuola (Istituto alberghiero) con il pigiama sotto i jeans. E quando tornavamo a casa, ci toglievamo i jeans, ci buttavamo sul letto e cominciavamo a disegnare e a scrivere con la televisione in sottofondo“. Così, da ‘registi rivelazione’ diventano ‘richiestissimi’. Con i loro temi forti e veri, ai margini dell’anello ferroviario e spesso del mondo; dove serbare rancore è un sentimento facile, molto più che lottare.

D’Innocenzo, le loro Favolacce di periferia

L’Orso d’argento lo vincono a Berlino, per la miglior sceneggiatura di “Favolacce“; e David di Donatello 2021 per Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale. La storia di provincia, lasciata integra, senza i tagli di montaggio che gli avevano consigliato. Viene inquadrata la vita, senza finzioni, e spesso spaventa la crudeltà dei fatti senza sconti. Un thriller esistenziale questo “Favolacce“, che debutterà prossimamente nelle sale americane, con il titolo “Bad Tales“. I fratelli D’Innocenzo sono anime pure, non contaminate dalle ‘letture consigliate’ o dalle proposte di mercato. Loro spaziano in letteratura prendendo spunto da qualunque opera cartacea, sia pregiata o Topolino; e dal cinema di Coppola, Scorsese e Rossellini, fino I Simpson.

I fratelli D’Innocenzo, capaci anche dello sfregio, a danno del padre, che non l’ha mai dimenticato, di registrare su una cassetta VHS la finale FranciaBrasile del ’98 sopra “Natale in casa Cupiello“. Ma a 10 anni può capitare che Zidane vinca su De Filippo. Senza limiti e censure, seguendo l’unico irrefrenabile desiderio di raccontare. Dalla giusta o dalla cattiva parte, ma pur sempre dalla parte del vero. E’ soltanto ieri, quando Garrone, trovato per caso in un ristorante, si è visto braccato dai due gemelli. Li ha invitati, anche se scoprirono ben presto, per aiutarlo a portare un televisore dagli Studios De Paolis a casa sua. Ma non sarebbe finita lì: il profetico incontro fu l’inizio del lavoro insieme al cinema.

I ‘fratelli Grimm’ di periferia…

Come insegna “Favolacce“, “non è il luogo a determinare chi sono le persone, ma è il contrario: sono le persone che determinano il luogo“. L’arte, la consapevolezza, l’onestà intellettuale e morale, non hanno confini geografici, non hanno barriere, né ristrettezze sociali. Il cinema, per loro, ha sempre avuto a che fare coi pugni, non hanno mai dato del ‘lei’ in quell’ambiente, ma hanno scritto le storie e avuto la pretesa che i più grandi registi, e i più grandi produttori italiani le leggessero. Così è il lieto fine di una favolaccia.

Federica De Candia. Seguiteci su MMI e Metropolitan Cinema

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