Dall’11 marzo 2011, data in cui si è verificato il disastro nucleare nella prefettura di Fukushima, molte aree risultano ancora soggette a forti restrizioni. Qualcosa, però, inizia a cambiare. Lunedì le autorità hanno riferito che alcune restrizioni d’accesso iniziano ad essere attenuate, soprattutto per quelle considerate «di difficile rientro».
Le restrizioni per la prefettura di Fukushima iniziano a essere attenuate: cosa cambia?
Sono trascorsi poco più di 15 anni da quando lo tsunami proveniente dall’Oceano Pacifico ha colpito la centrale nucleare situata nella prefettura di Fukushima, causando il tristemente noto disastro nucleare. Gli effetti legati alla contaminazione del luogo hanno prodotto, e continuano a produrre, conseguenze impattanti. Dunque, le restrizioni d’accesso sono state necessarie per impedire ulteriori ripercussioni sui cittadini. Lunedì, però, alcune di queste aree hanno subito una diminuzione sui divieti applicati. Tra le «aree abitative specifiche» figura proprio Okuma, una delle cittadine che ha ospitato la struttura della Tokyo Electric Power Company Holdings, anch’essa coinvolta nell’incidente.
Okuma, guidata da Futaba — altra cittadina che ospitava la centrale nucleare —, inizia a subire una prima, seppur graduale, transizione verso una nuova fase. Un altro cambiamento sta avvenendo per mano dell’amministrazione comunale di Okuma. Quest’ultima, infatti, sta iniziando ad accettare le domande per un programma volto a consentire ai residenti locali di pernottare nelle aree interessate. La decisione arriva in vista di una prossima revoca definitiva dell’ordine di evacuazione a seguito del disastro nucleare.
Il Japan Times riporta che il programma coinvolge 179 nuclei familiari precedentemente evacuati e distribuiti su cinque distretti amministrativi. I soggiorni, dalla durata massima di tre settimane, potranno essere approvati a patto che siano stati compiuti progressi sufficienti nel ripristino delle strutture e nella decontaminazione. I lavori, iniziati nel 2023, continueranno ininterrottamente per consentire a chiunque lo desideri di ritornare nelle proprie abitazioni entro la fine del 2029.
Stefania Cirillo





