Le sfide che gli studenti devono affrontare cambiano e si evolvono in base al periodo storico. Riuscire a concentrarsi, gestire lo stress o trovare un momento di pausa sono difficoltà entrare a far parte nella generazioni universitaria odierna. Grazie a una ricerca europea commissionata da Lenovo è stato possibile comprendere quanto gli strumenti tecnologici rivestono un ruolo fondamentale per gestire, o quantomeno alleggerire, il carico lavorativo. I tablet, così come l’intelligenza artificiale, passano dall’essere supporti pratici a elementi indispensabili, soprattutto quando lo studio diventa mobile.
Quanto è davvero importante la tecnologia nel contesto studio?
È sempre più frequente notare quanto siano cambiati anche gli ambienti designati per lo studio. Le proprie abitazioni non sempre posso rappresentare un luogo idoneo allo studio per gli spazi o per la confusione. Quindi, qualsiasi posto può diventare un’occasione per studiare. Questo, sommato ai fattori precedenti, dipinge un quadro chiaro: la tecnologia non è solo un rapido accesso all’informazione o un contributo alla produttività. È la ricerca accennata poco prima a mostrarci in che modo il dispositivo digitale viene percepito come un ibrido tra studio, creatività, organizzazione e svago. In Italia, spiega l’analisi, 9 studenti su 10 considerano il tablet importante per la gestione della vita universitaria. Il 93% degli universitari, invece, ritiene utile possedere un dispositivo su cui è possibile svolgere attività diverse.
Alessandro De Lio, leader di Leonovo, spiega: «La vera trasformazione riguarda il ruolo del tablet nella vita quotidiana, non le dinamiche tradizionali di mercato». «Il futuro del tablet passa dall’essere un dispositivo di consumo all’essere uno strumento di equilibrio: portatile come uno smartphone, ma più immersivo; flessibile come un quaderno, ma con la potenza di un PC. È su questa evoluzione dell’esperienza d’uso che si concentra oggi l’innovazione», aggiunge. Infatti, il 36% degli studenti italiani indica tra i vantaggi del tablet la possibilità di poter studiare ovunque, senza necessariamente perdere il filo.
A questo si somma la possibilità di poter prendere appunti in modo facile e pratico. Non è necessario trasportare costantemente il materiale necessario, spesso pesante o dimenticato sul fondo di qualche cassetto. È sempre tutto lì, nel tablet, quando ne abbiamo bisogno. Se in passato l’aspetto determinante era restare al passo con le uscite dei modelli più innovativi e con le prestazioni migliori, adesso è avere la certezza di poter possedere uno strumento pratico e completo.
Gli studenti cercano il controllo, no la disconnessione totale
Nella ricerca, tuttavia, emerge un altro aspetto determinante: il bisogno di controllo. Gli studenti, infatti, non ricercano una disconnessione totale, bensì la possibilità di scegliere la regolazione della propria presenza digitale. Il desiderio ampiamente condiviso è di avere a disposizione strumenti che li possano aiutare in questa impresa. Il leader di Lenovo spiega che «la Gen Z non vuole disconnettersi dalla tecnologia, vuole governarla. Non cerca il silenzio assoluto, ma contesti digitali che aiutino a restare concentrati senza generare ansia da “essere sempre online”».
«L’isolamento -aggiunge De Lio- dalle notifiche non è solo una funzione tecnica, è una questione di design: display che aiutano a mantenere il focus, modalità di utilizzo che riducono le distrazioni, ambienti software pensati per separare i momenti di concentrazione da quelli di pausa». Il 46% degli studenti concorda con quanto spiegato, aggiungendo che un display di alta qualità li aiuta a mantenere la concentrazione; il 42%, invece, trova estremamente utili le funzioni adatte a ridurre le distrazioni. Uno tra gli aspetti forse più sottovalutati è il supporto emotivo che la tecnologia è in grado di fornire.
Il ruolo della tecnologia come supporto emotivo
La percentuale di studenti che afferma che la tecnologia li aiuta ad avere più controllo durante i periodi di studio intensi si aggira intorno all’88%. Per questo, quindi, gli strumenti digitali non possono essere considerati più solo per l’efficienza, ma anche per il benessere che questo riesce a fornire. È importante sottolineare che non avviene una sostituzione del pensiero critico, bensì un supporto per suddividere il carico mentale. De Lio afferma: «Immaginare argini intelligenti all’IA, ad esempio modalità che la rendano silenziosa o non invasiva in determinati contesti, come lo studio profondo o l’ambiente scolastico, è assolutamente possibile dal punto di vista tecnologico».
«La vera sfida non è tecnica, ma culturale: decidere quando l’IA deve intervenire e quando, invece, deve fare un passo indietro. L’obiettivo non dovrebbe essere massimizzare la presenza dell’AI, ma renderla una presenza giusta: discreta, contestuale e progettata per potenziare le capacità umane, non per sostituirle», aggiunge.
Stefania Cirillo





