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Game of Thrones 7 x 01: Dragonstone – a noi la parola!

Siori e siore, buon salve! Come da previo annuncio, è con oggi che, noi di infoNerd, battezziamo la nostra rubrica personale dedicata alla recensione degli episodi della serie cult; sede di scontri all’ultimo sangue e di pettegolezzi che viaggiano più veloci della luce. No, non sto parlando di “Uomini & donne” ma di “Game of Thrones”, la gallina dalle uova d’oro di George R.R Martin. Giunta alla sua settima stagione, il primo episodio introduce le intenzioni dei nostri beniamini, perseveranti nei propositi a cui erano devoti quando li abbiamo lasciati. Noi, col nome in codice di “uccellini di Varys”, siamo carichi e pronti ad offrirvi la nostrana recensione di “Dragonstone”.

E’ con la carica di mille tuoni che comincia l’episodio, mostrandoci il primo momento WTF?! della settima stagione: un banchetto in casa Fry, con Walder Fry vivo e vegeto in tutto il suo essere uno schifosissimo e viscido magonò (E’, e sempre sarà Gazza di Harry Potter ndr). Tronfio e riconoscibile nella sua arroganza, inneggia il lercio parentame, svaccato comodamente ai tavoli, al brindisi in onore della magnificenza della loro casata: meritevole di aver condotto una memorabile pulizia il giorno delle “nozze rosse” tra sgozzamenti incisivi e coltellate frenetiche ad una donna gravida. Una di quelle ricorrenze che, noi povere spettatrici attonite, abbiamo cerchiato di rosso sul calendario, col rischio di confonderlo con la cadenza del menarca.

Ma ecco che, ingurgitato il buon vino a fondino, gli elementi della deliziosa famigliola tirano le cuoia uno dopo l’altro, regalandoci un amplesso straordinario che ci assicura il nirvana con la rivelazione, dietro la maschera di Walder, della badass dei 7 regni : Arya Stark. Forte e fiera, la ragazza nata dall’unione improbabile di Bruce Lee e Chuck Norris durante una pausa dal film “l’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente”, chiude il sipario su questa vendetta che doveva essere portata a compimento. Il “morite, fetusi”è il classico intercalare che può accompagnare solo.

Trotterellante e sprizzante “capuccettorosseità” (WTF? n.2 ndr) da ogni poro, la nostra Salvatrice si imbatte, in una foresta nella Terra dei Fiumi, in un gruppo di soldati sbarbatelli dell’esercito dei Lannister tra cui spicca, nientepopodimeno-che, Ed Sheraan. Lui, quello di nananana “thinking out loud“, che intona una canzone che si aggiungerà alla riproduzione casuale in coda a “misty mountains” de lo hobbit. Accolta gentilmente tra loro per una pausa rifocillante, tra una parola e l’altra e i timidi ammiccamenti di uno dei giovani che punta sulla carta gentilezza +10, la scena si chiude con la frase innocente della Stark che risponde al quesito su dove fosse diretta: “vado all’iper, mi faccio una canna e..poi torno ad Approdo del Re per squartare la regina”. Risate perculanti generali a scoppio ritardato e sorrisetto da “ride bene chi ride ultimo” nel fotogramma finale.

A Grande Inverno, intanto, Sansa Stark gode nel contestare il fratellastro-cugino durante la riunione di condominio di cui è diventato da poco amministratore. Ma Jon Snow, impeccabile nel suo ruolo di unico personaggio leale e tenero come una fetta di pan bauletto, riesce a rimanere fermo sulle sue decisioni, sostenuto sempre dalla deliziosa Lady Mormount, figlia di Rambo che si è autoriprodotto in una notte di luna piena, e dagli eredi i cui papini avevano giocato al voltafaccia con quel bontempone di Ramsay. Col nobile proposito della fiducia, il detentore del miglior riccio della Barriera, redarguisce la sorellastra-cugina, svegliatasi improvvisamente dal torpore dell’inutilità dalla scorsa stagione, sui suoi propositi. Sullo sfondo, un meraviglioso esemplare di Dito Corto, coerente nella sua fedeltà a PedoBear.

Ad Approdo del Re la regina Cersei, esponente di spicco delle milf più avvenenti della terra, passeggia sulla mappa dei 7 Regni ancora fresca di pittura. A ricordarle di quanto, allo stato attuale, siano i più sfigati della serie con una probabilità altissima di morte, c’è Jaime. L’affascinante menomato Lannister, dal sex appeal inalterato quanto il suo potere decisionale, spreca fiato inutile nel tentativo di conferire all’amata sorella una lucidità di cui lei può benissimo fare a meno. Fa esplodere la gente e ha una riserva infinita di vino, non dimentichiamolo. Non è una sprovveduta, nel pokedex ha Euron Greyjoy su cui puntare. Quest’ultimo, fine come un camionista dall’ascella pezzata e affidabile come la condotta climatica di Marzo, si esibisce in una performance verbale al cospetto di Cersei. La persuaderà a sposarlo e a fidarsi della coerenza dei suoi cattivi propositi per vivere nel regno del male, felici e contenti. Ah sì, se ci scappa pure l’omicidio di un fratello è meglio. E’ divertente, assicura.

E mentre Bran Stark giunge alla Barriera, sul suo fedele slittino, per avvisare i Corvi dell’arrivo imminente degli Estranei, il Mastino ha le visioni premonitrici nel fuoco che manco il Mago Otelma, e Sam Tarly ci presenta quanto possa essere entusiasmante l’esistenza che conduce nella Cittadella; tra lo svuotamento di un catino contenente gli escrementi degli avi degli Angela e il riempimento degli stessi con una brodaglia dello stesso colore.

Si chiude in bellezza con la parentesi “utilissima” dell’arrivo della Targaryen alla sua proprietà per le vacanze invernali: Roccia del Drago. La scena, scandita da riprese degne di un RVM costruito ad hoc per dimostrare l’imponenza della struttura con musica epica di sottofondo senza numero in sovra-impressione, si chiude con la domanda retorica che Daenerys pone ai presenti “Shall we begin?”. Sì, pure velocemente, intimiamo.
Vada, non cincischi! I morti ammazzati ci mancano. Troppo. (Se poi lei è la prima a sacrificarsi, ben venga ndr) Al prossimo appuntamento, stay tuned! VINOOOH!

Alessia Lio

 

 

Alessia Lio

Dispensatrice di parole comuni, fagocitante di nuove e inespresse, faccio della scrittura il catalizzatore principale del mio mondo interiore. Misantropia e ironia come ingredienti principali del mio minestrone. La Cultura Nerd è, qui, la mia missione.
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