Gaza è una guerra tra promesse infrante e macerie umanitarie con circa 45 mila palestinesi uccisi, e con le speranze di pace che si infrangono sotto i bombardamenti.
Dal 7 ottobre, la guerra tra Israele e Hamas ha provocato oltre 44.805 morti palestinesi e 106.257 feriti, secondo il ministero della Salute di Gaza. Una tragedia che si intreccia con negoziati fragili e violenze quotidiane, mentre lo scenario geopolitico si complica ulteriormente.
Israele continua a colpire duramente la Striscia di Gaza, sostenendo di smantellare “l’asse del male” dell’Iran, un’affermazione ribadita dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che considera le operazioni militari una difesa della “civiltà contro la barbarie”. Tuttavia, sul terreno, la situazione si traduce in stragi di civili, attacchi a ospedali e scuole, e una crisi umanitaria sempre più grave.
Un conflitto senza fine, ostaggi, tregue… Ma sono spiragli o illusioni?
Secondo il Wall Street Journal, Hamas ha mostrato apertura a un cessate il fuoco, accettando la presenza temporanea delle forze israeliane a Gaza. In cambio, rilascerebbe fino a 30 ostaggi, compresi cittadini statunitensi. Israele, dal canto suo, potrebbe liberare prigionieri palestinesi e consentire maggiori aiuti umanitari. Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha definito l’accordo possibile, pur sottolineando la fragilità dei negoziati. Ma le famiglie degli ostaggi israeliani manifestano contro Netanyahu, accusandolo di lentezza e inazione.
A Gaza sono morti 45 mila palestinesi, è una catastrofe umanitaria inarrestabile
La Striscia di Gaza è ormai allo stremo. Raid israeliani hanno colpito il campo profughi di Nuseirat, uccidendo 26 persone, tra cui bambini. Nel sud di Gaza, altre 12 guardie incaricate di proteggere convogli umanitari sono state uccise, un evento che Israele giustifica accusandole di essere “terroristi” intenti a rubare gli aiuti. Intanto, ActionAid denuncia l’uccisione di un medico a nord della Striscia, definendo l’attacco una violazione del diritto internazionale.
L’ONU ha chiesto oltre 4 miliardi di dollari per fronteggiare la crisi, ma Israele impone restrizioni agli aiuti, complicando la distribuzione di beni essenziali. Il ministro britannico David Lammy ha ribadito l’importanza dell’Unrwa, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, condannando le interferenze israeliane.
Sul fronte internazionale
Anche il Libano è stato teatro di sviluppi significativi: il ritiro delle prime truppe israeliane dal sud, sotto monitoraggio statunitense e francese, segna un potenziale progresso verso una tregua con Hezbollah. Tuttavia, Netanyahu mantiene una linea dura, sottolineando che Gerusalemme “non sarà mai più divisa” e attaccando le recenti decisioni della Corte internazionale di giustizia come “antisemite”.
Mentre le bombe continuano a cadere e i negoziati restano appesi a un filo, la popolazione palestinese affronta un incubo quotidiano. Gaza è un cuore sanguinante che batte sotto le macerie, un simbolo di sofferenza che dovrebbe scuotere la coscienza globale. Ma, come spesso accade, il mondo sembra preferire il silenzio.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





