Cronaca

Georgia, modella simbolo di inclusività, ci insegna a vivere nel nuovo anno

Georgia Furlan Traebert, è una modella di 20 anni con sindrome di down diagnosticata alla nascita, insieme ad un difetto cardiaco. La sua famiglia, non era consapevole di tutto questo, infatti nel momento in cui la piccola è venuta al mondo, i suoi genitori sono rimasti sconvolti.

Oggi ha centinaia di migliaia di followers sui social ma non è stato sempre così. Tutto è iniziato con la mamma Rubia che, orgogliosa come solo un genitore può essere, ha postato una foto della ragazza su Facebook. Da lì, il successo. L’immagine, diventata virale, attirò l’attenzione di ben 5 agenzie di modelle.

L’infanzia


Da quel giorno Rubia ha iniziato a postare le foto di Georgia e la ragazza, ad oggi, ha oltre 140 mila seguaci su Instagram. Tuttavia non è sempre stato così per Georgia. Nata infatti anche con una malattia cardiaca, Georgia a soli 5 anni, ha subìto un delicato intervento al cuore. «Nei primi anni – racconta mamma Rubia – ha dovuto cambiare scuola molte volte, era difficile per mia figlia trovare amici a causa della sua situazione». «I bulli – prosegue la donna – non si sono affatto risparmiati con lei».

L’affetto della famiglia

Il supporto della rete familiare quindi e, soprattutto dell’amore materno, è la vera marcia in più di Georgia. La ragazza infatti, ha ricevuto da sempre l’aiuto della famiglia. Rubia, quindi, spiega: «Naturalmente all’inizio è stato un vero e proprio shock per noi, ma sin dal primo momento in cui è nata è stata accolta con amore. È vero tutte le notizie ci hanno colto di sorpresa. Confesso che all’epoca dei fatti, provavo un mix di emozioni, tra cui tristezza ed insicurezza!” Vederla oggi, però, è incredibile. È diventata molto famosa sui social»

Georgia e la vita

«Georgia ama la vita – spiega infatti la madre – è sempre stata grata ogni giorno per tutto quello che aveva. Dovremmo essere tutti come lei, grati per le nostre vite, invece che lamentarci». Le parole di Rubia trovano conferma nelle parole della figlia che scrive nei propri social: «Sì, sono una modella fuori dagli standard spesso richiesti dalle agenzie di modelle. Il mio biotipo è differente! Non posso voler essere Gisele Bundchen perché non lo sarà mai… Quello che cerco di fare è avere un’alimentazione equilibrata e quando posso faccio allenamento!». Fin da quei primi scatti di mamma Rubia chiunque poteva notare il magnetismo di questa splendida ragazza bionda. Oltre al supporto familiare e l’attitudine volitiva, anche la bellezza ha segnato la svolta nella vita della giovane.

Il successo e il riscatto di Georgia

L’obiettivo di Georgia è ispirare altri bambini con sindrome di Down. Nonostante il piglio propositivo e volitivo della ragazza, nessuno avrebbe immaginato un tale futuro. In un anno Georgia Traebert è una ragazzina brasiliana di 15 anni affetta da sindrome di Down. La giovane già lavora come modella ed ha iniziato dopo essere stata notata sui social. ll recente successo ha migliorato l’autostima di Georgia, che ora si ritrova circondata di ragazze che l’ammirano e per le quali rappresenta un esempio. La giovane sta lavorando ora sui propri profili social e avviando tante importanti collaborazioni. Non più ghettizzata né bullizzata, bensì ambita dai brand major che oggi la contendono.

Normalizzare ed includere

In un mondo giusto, l’inclusione non dovrebbe esistere, o meglio dovrebbe essere superata in quanto raggiunta. Tuttavia non è così e c’è ancora tanto, troppo bisogno di esempi come Georgia. Per quanto progressista possa sembrare ed essere la storia della ragazza brasiliana, questa non rappresenta il primo episodio che sdogana la diversità di un neonato ogni 700/1000 nati. I pittori fiamminghi del ‘500, infatti, erano soliti ritrarre, nelle loro opere d’arte sacra, soggetti con sindrome di down, elevandoli alla stregua di esseri umani superiori ed avulsi alla malizia, nonché più indicati ad incarnare personaggi divini e celestiali. Ed ancora, un celebre quadro del Mantegna conosciuto con il titolo “Nella camera degli sposi”, raffigura un Gesù bambino i cui connotati vengono oggi ricondotti ad un pargoletto con sindrome di Down. Il fotografo polacco Marcin Zaborowski e l’italiano Christian Tasso di cui abbiamo parlato hanno fatto molto, negli anni, per riabilitare e parlare di questa sindrome.

di Serena Reda

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