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Gerusalemme: continuano gli scontri, 50 palestinesi feriti

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Gerusalemme: ripresi scontri, 50 palestinesi feriti. Incidenti soprattutto alla Porta di Damasco, anche a confine Gaza

Passata la paura del Covid, a Gerusalemme torna la violenza

Seconda notte di disordini e scontri tra palestinesi e polizia israeliana all’ingresso della Città Vecchia di Gerusalemme, mentre decine di migliaia di fedeli musulmani pregavano nella vicina moschea di al-Aqsa. Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, sono almeno cento le persone sono rimaste ferite, tra le quali un bambino di un anno. Un razzo è stato lanciato da Gaza sul sud del paese, senza causare vittime. Immediata la reazione israeliana che ha bombardato alcune postazioni degli estremisti di Hamas nella Striscia di Gaza.

Tensione altissima a Gerusalemme est, dove centinaia di palestinesi sono rimasti feriti in un fine settimana di scontri con le forze di sicurezza israeliane. Le violenze esplose intorno al venerato complesso della moschea Al-Aqsa nella città vecchia, soprattutto di notte, sono le più gravi dal 2017 e sono alimentate dal tentativo dei coloni ebrei di impossessarsi delle case palestinesi a Gerusalemme.

La questione nel dettaglio

Le tensioni sono tornate a crescere perché i palestinesi lamentano costrizioni oppressive nonostante il mese sacro musulmano del Ramadan. E si attende la sentenza della giustizia israeliana. Sentenza sulla possibilità che le autorità possano sfrattare decine di palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah. Per dare le loro case ai coloni ebrei.

Su richiesta del procuratore generale di Stato, Avichai Mandelblit, la Corte Suprema ha deciso di rinviare la l’udienza di lunedì. L’udienza avrebbe dovuto decidere sugli sfratti di Sheikh Jarrah nel Jerusalem Day. Si tratta della festa nazionale israeliana che commemora la riunificazione di Gerusalemme.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha avvertito che Israele “imporrà in modo deciso e responsabile la legge e l’ordine a Gerusalemme”, pur preservando “la libertà di culto per tutti i religiosi“.

La Tunisia ha chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite domani per discutere l’escalation della violenza. Circa 121 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri sabato notte, molti colpiti da proiettili di gomma e granate stordenti, secondo il bilancio della Mezzaluna Rossa palestinese.

La violenza della polizia israeliana

La polizia israeliana ha riferito di 17 feriti tra le proprie fila. La notte precedente più di 220 persone, per lo più palestinesi, sono rimaste ferite. Il fatto è avvenuto dopo che la polizia israeliana ha preso d’assalto Al-Aqsa per rispondere a “lanci di pietre e fuochi d’artificio”. Secondo le autorità islamiche, 90 mila persone si sono radunate per le preghiere notturne nella moschea. Si tratta del terzo luogo più sacro dell’Islam che gli ebrei venerano come il Monte del Tempio, per festeggiare Laylat al-Qadr. Inoltre commemora la notte in cui il Corano fu rivelato per la prima volta al profeta Maometto.

Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan. Quattro Paesi arabi che hanno normalizzato le relazioni con Israele hanno condannato l’intervento della polizia ad Al-Aqsa, esprimendo sostegno ai manifestanti palestinesi. Khartoum non ha e esitato a parlare di “repressione”, mentre Abu Dhabi ha esortato le autorità israeliane a “ridurre l’escalation”.

La polizia israeliana ha istituito posti di blocco per “limitare l’accesso alla città vecchia ed evitare rivolte violente”, impedendo di fatto ad altre centinaia di unirsi alle preghiere. Un autobus diretto a Gerusalemme est è stato fermato e alcuni palestinesi sono stati arrestati e interrogati, ha riferito un giornalista della France Press.

Gerusalemme: la situazione si aggrava

Le tensioni sono tornate a crescere perché i palestinesi lamentano costrizioni oppressive nonostante il mese sacro musulmano del Ramadan. E si attende la sentenza della giustizia israeliana. Sentenza sulla possibilità che le autorità possano sfrattare decine di palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, e dare le loro case ai coloni ebrei.

Dopo quelli a Sheik Jarrah a Gerusalemme est, sono in corso violenti scontri. Scontri tra manifestanti palestinesi e polizia soprattutto alla Porta di Damasco, non distante dalla Spianata delle Moschee. Secondo media palestinesi i feriti sono circa 50.

La Mezzaluna rossa ha attrezzato un ospedale da campo per curare i feriti. Gli scontri sono cominciati subito dopo le preghiere di Laylat Al-Qadr, la più sacra notte di Ramadan. Secondo le stesse fonti sulla Spianata si sono recati per le cerimonie religiose circa 90 mila fedeli. Incidenti sono segnalati anche lungo il confine con Gaza.

Le violenze si sono estese in altre zone di Gerusalemme est, in Cisgiordania e al confine tra la Striscia di Gaza e Israele. La polizia a cavallo israeliana si è schierata fuori dalla Porta di Damasco, un punto di accesso chiave alla Città vecchia di Gerusalemme, mentre gli agenti hanno sparato granate stordenti e ha usato idranti per disperdere i manifestanti palestinesi. I palestinesi hanno lanciato pietre e appiccato il fuoco a barricate improvvisate.

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Articolo di Maria Paola Pizzonia

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma, ha inoltre conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma, e ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Pendolare dalla periferia al centro, dipendente da caffeina e sarcasmo, fumettista a tempo perso, nerd a tempo pieno. Scrive su MdC, Chiasmo Magazine. Redattrice di Metropolitan per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha fondato BRAVE GIRLS.
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