Il Giappone sta prendendo in considerazione la possibilità di obbligare gli stalker considerati ad “alto rischio” a indossare un dispositivo di tracciamento GPS. La valutazione si inserirsi nell’ambito di una nuova proposta volta a impedire che i malintenzionati possano avvicinarsi alle vittime. È possibile che l’idea riesca a vedere la luce del sole, soprattutto in un Paese in cui i casi continuano ad essere in aumento. Gli ordini restrittivi e gli interventi della polizia, infatti, non sempre si rivelano efficaci per la lotta alla prevenzione e all’escalation di violenza.

Stalker dotati di dispositivi GPS: la proposta è ancora in fase di valutazione

La proposta di cui sopra è stata inclusa nelle misure di emergenza elaborate martedì durante lo svolgimento di una riunione ministeriale sulla prevenzione dei reati. Qualora l’attuale legge anti-stalking venisse modificata, gli aggressori giudicati responsabili di una grave minaccia potrebbe essere dotati di dispositivi di tracciamento elettronico. In questo modo le vittime potrebbero ricevere un avviso automatico nell’esatto momento in cui lo stalker dovesse rientrare in una certa area circoscritta. Così facendo la persona interessata ha il tempo necessario per allontanarsi o contattare le forze dell’ordine.

Come accennato all’inizio, però, si tratta di una proposta. Pertanto, sono molti i dettagli importanti ancora incerti. In primo luogo i funzionare dovrebbero stabilire quali sono gli stalker considerati ad alto rischio e per quanto tempo i dispositivi dovrebbero essere indossati. Inoltre, non è ancora chiaro se potrebbe rivelarsi necessaria l’approvazione del tribunale, se la polizia avrà accesso ai dati di localizzazione in tempo reale e quante informazioni dovrebbero essere condivise con le vittime.

La legge anti-stalking è stata un fallimento? Fin quando ci saranno vittime la risposta è affermativa

Quello dello stalking, tuttavia, non è un problema recente. In Giappone, come in qualsiasi altra parte del mondo, gli strumenti a disposizione delle vittime per tutelarsi sono spesso insoddisfacenti e poco sicure. C’è un caso, però, che ha spinto alla revisione della legge anti-stalking: l’omicidio avvenuto a marzo di quest’anno. Una donna di 21 anni, mentre si trovava al Pokémon Center Mega Tokyo, nel quartiere Ikebukuro, è stata uccisa dal suo ex fidanzato. L’uomo, suicidatosi dopo l’omicidio, aveva precedentemente arrestato con l’accusa di aver violato la legge. La prima ministra Sanae Takaichi ha dichiarato: «È stato un incidente estremamente tragico». «Procederemo con queste iniziative con un forte senso di urgenza», ha aggiunto.

Per comprendere meglio quanto sia necessaria una revisione della legge, solo l’anno scorso la polizia ha effettuato circa 1.546 arresti per violazione della legge anti-stalking. Si è verificato un aumento di 205 unità rispetto all’anno precedente. Il ragione di ciò, il governo afferma che prenderà in esame anche i programmi adottati da altri Paesi per vagliare la strada migliore da seguire.

Stefania Cirillo