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Gioacchino Murat, coraggio e spavalderia

Gioacchino Murat è stato un generale francese, fidato compagno di battaglie di Napoleone Bonaparte e Re di Napoli. Nato a Labastide-Fortunière il 25 marzo 1767, è deceduto, per esecuzione, a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815

Proveniente da una numerosa famiglia di locandieri, Gioacchino Murat, inizialmente incline alla carriera ecclesiastica, la abbandona per cimentarsi in quella militare. 

Sin da subito mostra grande coraggio, spavalderia in campo e grande tenacia. Qualità che lo porteranno ad avanzare facilmente e velocemente di grado.

La sua indole rivoluzionaria lo condusse a scontrarsi con i suoi superiori, che lo accusarono di insubordinazione quando si scoprì che aveva diffuso idee filo-rivoluzionarie tra i commilitoni per mezzo di opuscoli e giornali. 

Dopo il congedo, tentò un rientro al villaggio natale ma il padre, deluso dalle azioni del figlio, non lo accolse. 

Gioacchino Murat
Gioacchino Murat
photocredit:web

Si arrangiò con vari mestieri, tra cui cameriere presso una drogheria di un paese limitrofo.  Senza riuscire però a mantenersi economicamente, ritentò con successo la carriera militare, rientrando nell’esercito nel gennaio 1791. 

L’annno successivo entrò a far parte della Guardia costituzionale di Luigi XVI. 

Nel 1795 si trova a Parigi in sostegno a Napoleone, seguendolo poi nella Campagna d’Italia, dove conobbe Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone. I due si sposeranno di li a qualche anno.

Nel 1808 venne nominato dallo stesso Napoleone re di Napoli.

Durante il suo breve regno fondò il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade (all’origine della facoltà di Ingegneria, la prima in Italia).

Avvio numerose opere pubbliche di rilievo e legalizzo, per la prima volta, con l’introduzione del Codice Napoleonico, il divorzio, il matrimonio civile e l’adozione

Dopo il tradimento nei confronti di Napoleone, le sorti di Gioacchino Murat si fecero oscure. Tentò di rivoltare il popolo napoletano contro il clero, avviò una battaglia austro-napoleonica, ma venne sconfitto. Tentò di riconquistare Napoli ma, approdando in Calabria, dopo essere stato arrestato, incontrò il plotone di esecuzione il 13 ottobre 1815

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