Nel 2012 Giorgia Surina si è unita in matrimonio con rito civile a Milano (e poi a Mykonos) con il marito Nicolas Vaporidis, ma nel 2014 la coppia ha annunciato il divorzio. A Vaporidis è seguito un altro importante amore, quello con Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale della Rai. Una storia però conclusa poco dopo. Riservatissima per quanto riguarda la vita privata, Giorgia Surina non svela se ci sia oggi un altro amore nella sua vita ma, in una recente intervista a Vanity Fair, non nega di avre comunque un grande desiderio: diventare mamma. «L’arrivo di un bambino sarebbe il regalo più bello che la vita potrebbe farmi, ma nonostante l’età non provo nessuna paranoia o ansia rispetto alla maternità. – svela la conduttrice, che conclude – Sono serena e tranquilla, perché sono convinta che le cose arrivino quando devono arrivare».
Giorgia Surina ha parlato ultimamente del matrimonio lampo con Nicolas Vaporidis: “Beh, è durato talmente poco che non saprei. Non amo parlarne, perché é stato tutto piuttosto tormentato a livello di emozioni. Ma era la cosa da fare. Anzi, probabilmente coraggioso è stato decidere di sposarsi nonostante ci fossero tutte le premesse perché si rivelasse una decisione sbagliata. Non ne vado fiera, semplicemente ci sono cose che a volte non sono come te le aspetti e devi prendere atto che non era la tua strada. In quel caso era lampante, sembrava fosse già scritto… ma io non avevo letto”.
Nel corso dell’intervista la 50enne si è soffermata anche su un momento che ha segnato la sua vita, quando le veniva diagnosticato un tumore. L’attrice ha rivelato di aver dovuto affrontare diversi interventi a riguardo: “Ho subito tre interventi, non ho parlato proprio di tutto. La cosa importante è che ho imparato a godere di quello che ho e a ritenermi fortunata e felice per il fatto di stare bene, dando il giusto valore alle cose. Il primo intervento era stato nel 2010 e poi si sono aggiunte altre cose negli anni, prima di stare bene. Ho dovuto accettare il cambiamento della mia prospettiva circa quello che volevo, potevo e immaginavo di diventare. Lottare per me voleva dire guarire, prendermi cura di me con la sicurezza di essere sana. Dopo una diagnosi di quel genere non è sempre facile” Fonte Corriere Della Sera





