Quando si parla di giornalismo al femminile salta subito all’occhio una questione, soprattutto per quanto concerne il video-giornalismo. Si predilige la competenza o la bella presenza? La prima risposta dovrebbe essere quella scontata, ma purtroppo non sempre è stata messa in pratica. Ciò avviene anche perché molto spesso vi è una confusione di fondo nel ruolo da svolgere. In sostanza, si fraintende il ruolo di giornalista con quello di conduttrice e si arriva a focalizzarsi sugli aspetti sbagliati. Proviamo a ripercorrere brevemente le radici del problema.
La doppia difficoltà delle giornaliste italiane

Lavorare nel campo del giornalismo, soprattutto ai suoi albori, per le donne non è stato facile. Il compito però si è complicato ulteriormente nel momento in cui la figura della giornalista donna è entrata nel mondo sportivo. A farla da padrone sono in primo luogo i pregiudizi, perché notoriamente “cosa ne sa una donna di sport?”, giusto per citare una leggera domanda che ogni ragazza che si sia approcciata al giornalismo ha purtroppo visto rivolgersi almeno una volta.
Dove sta l’errore in questo? Non tanto nella persona che pone la domanda, quanto nella cultura che l’ha influenzata, affermando erroneamente che ci sono campi che possono essere solo maschili. Ciò ha portato a tutta una serie di conseguenze, quasi ad effetto domino, che ha reso ancora più difficile il lavoro delle giornaliste. In diversi contesti, ancora oggi, si sfrutta la loro immagine, magari per attirare il pubblico. Si fa strumento del corpo o dell’espressione, depersonalizzando una professionista dell’informazione alla quale non vengono richieste competenze di alcun tipo, solo una ‘bella presenza’.
Per fortuna, il tempo non trascina solo le cattive usanze ma è anche portatore di rivoluzioni e quella che c’è stata dagli anni ’70 ad oggi è stata una vera e propria rivolta. In particolare, se si vogliono ricercare due figure pioneristiche e foriere di cambiamenti, queste andrebbero individuate in Rosanna Marani e Manuela Righini. Nel 1976, Marani divenne la prima giornalista a condurre una trasmissione sportiva in TV. Righini invece è considerata da molti la prima giornalista sportiva in Italia. Sono proprio i ruoli svolti da loro due a permetterci di operare una distinzione.
Differenza tra conduttrice e giornalista
L’elemento basico che contraddistingue le due professioni è che non per forza il conduttore, in questo caso la conduttrice, deve essere giornalista. In secondo luogo, compito di chi conduce una trasmissione televisiva è quello di intrattenere, non sempre vi è bisogno di una preparazione approfondita su ogni tematica alla base, sebbene nella maggior parte dei casi ci sia. Molto spesso però le donne, in virtù di quella domanda già riportata sopra, vengono relegate a questo ruolo, perché viene malamente inteso come quello in cui non sono necessarie troppe competenze.. Da qui deriva poi l’importanza della bella presenza, perché fa parte della conduzione e dell’intrattenimento.
Giornalista è chi invece si assume il ruolo di informare, si presenta preparata alle trasmissioni e sa creare un dialogo e dibattito costruttivo. Solo negli ultimi tempi si sono viste donne ricoprire veramente questo ruolo e il tutto sembra essere andato di pari passo con lo sviluppo e la crescita anche dello sport femminile. Via via poi la questione si è espansa e si è riusciti ad entrare anche nel business dello sport maschile, ma è stato un processo piuttosto lungo. Si pensi che per vedere la prima donna commentare una finale dell’Italia del calcio, abbiamo dovuto attendere fino all’11 luglio 2021. Esatto quell’Italia-Inghilterra che per via di un’indisposizione da parte della coppia di telecronisti titolari aveva spinto la Rai a puntare su Stefano Bizzotto e Katia Serra.
La competenza non manca tra le giornaliste italiane
La competenza dunque non manca e per rispondere ancora alla fatidica domanda, sì, una donna di sport ne capisce e lo può anche raccontare. Si potrebbero fare davvero tantissimi esempi da Alessia Tarquinio e Giulia Mizzoni, così come Federica Zille per citarne alcune. O la stessa Giulia Pisani, che per dovere di cronaca giornalista al momento non è, ma ha raccontato ottimamente come seconda voce fino a qualche giorno i mondiali di pallavolo per la Rai. Lei tra l’altro ex giocatrice. Così come la stessa Katia Serra, già citata. Quindi forse bisognerebbe continuare a rivedere un po’ le situazioni e dare spazio veramente a chi merita. Talvolta in fondo, basterebbe solamente ascoltare e lasciare da parte dei pregiudizi che non dovrebbero nemmeno esistere.
Maria Laura Scifo
Seguici su Metropolitan Magazine





