Attualità

Giornata mondiale delle persone con Disabilità: un focus sull’abilismo

Giornata mondiale delle persone con disabilità. Più risorse, abbattere le barriere architettoniche e tutela dei Caregiver: cosa serve oltre gli annunci e gli slogan

Oggi, giornata mondiale che per le persone con disabilità, è una giornata di riflessioni e istanze. Si comincia con l’appello delle istituzioni:

“Negli ultimi anni le istituzioni hanno ripetuto che la disabilità necessita di una attenzione trasversale, non solo e tanto di interventi settoriali. Ci auguriamo che finalmente si passi dalle parole ai fatti”

Cosa significa a conti fatti celebrare la Giornata mondiale per persone con disabilità

Quindi, oggi, da cosa dobbiamo partire per una maggiore inclusività e una lotta strutturale all’abilismo?

Il punto di partenza è certamente abbattere le barriere culturali, sociali e architettoniche che impediscono l’inclusione delle persone con disabilità. Il 3 dicembre si celebra soprattutto per questo la Giornata internazionale delle persone con disabilità.

In particolare ricordiamo quelle associazioni che sono sempre attive per ricordare i diritti negati e le tante cose da fare per rendere davvero la nostra società più inclusiva. Quando per inclusiva si intende con pari opportunità per tutti e tutte. Le associazioni sono sia di portata nazionale che più piccole e costituite da poche famiglie. Tutte si battono per tutelare le persone disabili. Da qui è giusto comunicare alle istituzioni che prima di tutto bisogna abbattere il principale ostacolo che è costituito dal silenzio e dai pregiudizi.

Pandemia e Abilismo

La pandemia ha peggiorato le condizioni di vita delle persone con disabilità. Ma nel dettaglio ha scoperchiato e reso evidenti agli occhi di tutti i tanti aspetti strutturali dell’abilismo. Ovvero l’insufficienza di una rete territoriale capillare ed efficace per l’assistenza domiciliare. Ma non solo: i problemi che riguardano il sostegno scolastico dove la Didattica a distanza ha penalizzato maggiormente quasi tutti gli alunni disabili. Infine, l’inclusione lavorativa per persone disabili è in Italia quasi assente. Lo sosteniamo siccome meno del 30% delle persone con disabilità ha un lavoro, con picchi del 95% per le persone con autismo.

Un altro argomento importante è la violenza di genere sulle donne disabili. Questa, in trend con le tendenze, è aumentata nei lockdown. I dati emersi dalla recente indagine della Federazione italiana per il superamento dell’handicap sono preoccupanti: il 65% delle donne con disabilità intervistate ha subito una qualche forma di violenza. Dallo studio, su 519 donne intervistate con differenti disabilità, si delinea un quadro che conferma un dato significativo: le donne con disabilità subiscono una discriminazione multipla e sono più soggette a violenza come donne e come disabili. Un altro aspetto allarmante è che dall’analisi risulta evidente che solo una parte delle intervistate (33%). In quanto solo una poarte riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire.

Questioni irrisolte durante questa giornata mondiale per le persone con disabilità

Alcune questioni ancora irrisolte: potenziare il Fondo per la Non Autosufficienza, abbattere le barriere architettoniche, riconoscere la figura del caregiver, potenziare il Dopo di noi – Ma ci sono ancora diverse questioni che devono essere risolte.

A gran voce le organizzazioni chiedono che venga migliorato l’attuale Fondo per la Non Autosufficienza (FNA) relativo agli anni 2019-2021 rinnovandolo e potenziandolo ad almeno 1 miliardo di euro all’anno, dato che le risorse attuali non sono idonee ai bisogni peraltro in costante aumento dovuto anche agli effetti dell’emergenza pandemica. L’attuale FNA, in scadenza, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il DPCM del 21 novembre 2019. Provvede al riparto triennale delle risorse pari a 573,2 milioni di euro nel 2019, 571 milioni di euro nel 2020 e 568,9 milioni di euro nel 2021, secondo gli stessi criteri degli anni passati. 

“Risorse che anziché aumentare sono diminuite negli anni, chiediamo perciò un cambio di marcia significativo, anche perché le famiglie delle persone con disabilità sono state tra le più colpite dalla pandemia di Covid per diversi motivi sia sanitari ma anche sociali-educativi-scolastici”,

FAND e FISH

denunciano al Fatto.it le due Federazioni italiane più grandi (Fand e Fish). Importante affropntare anche il tema delle barriere architettoniche. Si tratta di un problema serio: in Italia sono ovunque, si trovano sia nelle città metropolitane come nei piccoli centri. Ogni Comune d’Italia in teoria avrebbe dovuto adottare, entro gli anni ‘90, un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA). Ovviamente ciò non è avvenuto.

Scuole, luoghi pubblici, caregiver

Le scuole inoltre sono tutt’oggi inaccessibili agli studenti con disabilità motoria in 2 istituti su 3. Specificatamente, a quelli con disabilità sensoriali avviene nel 98% dei casi. Come se non bastasse è altrettanto grave la situazione sia nei luoghi pubblici, sia in quelli privati ad accesso pubblico e non.

Importante anche considerare il ruolo dell’assistente personale. Tale ruolo è ricoperto dalla figura del cosiddetto caregiver. Questi a detta delle associazioni deve essere ancora formalmente riconosciuto da una legge come forma di lavoro usurante. Una notizia allarmante, considerato che impegna l’intera giornata quasi h24. Inoltre spesso si tratta di genitori o coniugi di soggetti non autosufficienti costretti a non lavorare per poter assistere il famigliare.

Secondo gli esperti i servizi sociali e sanitari devono garantire un’assistenza adeguata a consentire al caregiver lavoratore i riposi necessari. Ma non solo, si richiede anche uno stipendio mensile dato l’enorme mole di lavoro svolta. Lavoro con ripercussioni anche sulla propria salute fisica e a volte psicologica.

Bisogna valutare anche il cosiddetto potenziamento economico del fondo sul Dopo di noi previsto dalla legge n.112/2016, stabilizzato dal 2018, e attualmente intorno ai 70 milioni di euro annui. Il fondo disciplina le misure di assistenza, cura e protezione delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire adeguato sostegno genitoriale, nonché in vista del venir meno del sostegno familiare.

Le associazioni concludono così:

Negli ultimi anni le istituzioni hanno ripetuto che la disabilità necessita di una attenzione trasversale, non solo e tanto di interventi settoriali. Ci auguriamo che finalmente si passi dalle parole ai fatti, questo è il momento per agire con efficacia e maggiore attenzione per i più fragili

Articolo di Maria Paola Pizzonia

Seguiteci su:
Facebook
Instagram
Twitter

Adv
Adv

Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
Adv
Back to top button