Giornata mondiale dei diritti umani, o dei diritti violati?

Giornata mondiale dei diritti umani, dall’Ungheria di Orban, al Venezuela di Maduro, fino al Brasile di Bolsonaro: la mappa geografica dei diritti violati

La giornata mondiale dei diritti umani ricorre il 10 dicembre di tutti gli anni. Fu, appunto, il 10 dicembre del 1948 che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Ma sarebbe ipocrita celebrare tale ricorrenza, senza invece analizzare le sistematiche violazioni dei diritti umani che settant’anni dopo hanno luogo in tutto il modo. Dall’Ungheria di Orban, al Venezuela di Maduro, fino al Brasile di Bolsonaro: la mappa geografica dei diritti violati.

L’Ungheria di Orban

L’Ungheria di Viktor Orban è il riflesso del declino della democrazia. Un Paese in piena crisi morale, politica, economica. Un Pese nelle mani di un dittatore, inevitabilmente destinato al disfacimento.

Lo stato di diritto è stato completamente divorato dal sistema tirannico. Non esistono giornali indipendenti, non esiste opposizione. Incontri di due persone sono classificati quali manifestazioni politiche.

E mentre l’Europa celebra la giornata mondiale dei Diritti Umani, non possiamo che ricordare gli enormi finanziamenti europei al potere di Orban.

Parlare di diritti umani in Ungheria sarebbe come parlare di giustizia nella dittatura. Non c’è.

La repressione in Venezuela

Il Venezuela è stato definito “Auschwitz”. I venezuelani muoiono di fame,ma ad ucciderli non è solo la mancanza di cibo. Centinaia di venezuelani muoiono durante le proteste contro il governo Maduro, che sistematicamente reprime le manifestazioni.

Per disperdere le proteste, oltre all’esercito agiscono i colectivos, gruppi paramilitari filogovernativi che si sono resi responsabili di molte violenze. Il Venezuela è ormai un luogo senza legge, ma ancor più grave è la totale inesistenza dei diritti che noi celebriamo.

Il Brasile di Bolsonaro

Jair Bolsonaro è stato eletto presidente del Brasile alle elezioni di ottobre 2018, nonostante abbia appoggiato la tortura, rilasciato dichiarazioni razziste, omofobiche, misogine e discriminato i popoli indigeni.

Soppressa del tutto la libertà di espressione. I giornalisti vengono attaccati e minacciati. Inesistenti i diritti delle donne. Oltre 1,2 milioni di casi di violenza domestica, sono in sospeso. E per finire, gli abusi delle Forze Armate sono all’ordine del giorno.

Dunque è ipocrita, se non grottesco, celebrare una ricorrenza internazionale che in realtà cela le sistematiche violazioni dei diritti umani nel mondo. La Dichiarazione fatta nel ’48 non ha ancora trovato attuazione.

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