Torna l’appuntamento settimanale con la Rubrica Dantedì. In questo articolo parleremo del terzo girone dell’Inferno riservato ai Golosi (canto VI) terrorizzati da Cerbero, e dell’incontro tra Dante e Ciaccio, il quale profetizzerà l’esilio del poeta.

Terzo Girone: I Golosi

Lasciato il secondo cerchio riservato ai peccatori di Lussuria in cui Dante aveva fatto la conoscenza di Paolo e Francesca, il poeta arriva nel terzo cerchio riservato ai golosi.

Qui vi sono i peccatori di Gola, che oggi indicheremmo sia come i buongustai a cui piace mangiare a sbafo (dovrei esserci anche io da quelle parti), sia chi è schiavo dell’obesità o dell’anoressia.

Va considerato che tale peccato era ritenuto capitale per il semplice fatto che nel Medioevo, mentre la maggior parte delle persone viveva nella miseria e con niente sulla tavola, l’ostentazione mondana del vizio di gola era ritenuta peccaminosa.

Dante e Virgilio nel girone dei Golosi
Dante e Virgilio nel girone dei Golosi
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I dannati vivono la loro colpa perpetua riversi nel fango e sotto una pioggia fredda, sottile ed immutabile per ritmo e qualità, atrocemente monotona, immersi in un odore fetido.

Sopra di essi, latrando come un cane con tre gole, Cerbero li graffia, li scuoia e li trincia senza dar tregua ai dannati contemporaneamente suppliziati dalla pioggia.

Cerbero

La figura di Cerbero era già nota nell’Ade di Virgilio in cui aveva il compito di controllare le operazioni di sbarco delle anime defunte, una sorta di doganiere terrificante ma facilmente domabile dinanzi ad un pasto. Infatti la Sibilla, per lasciar passare Enea, gli getta una focaccia di miele ed erbe soporifere che mettono a dormire il cagnaccio.

Tre gole gli assegna Dante nell’Inferno, come aveva già fatto Virgilio. Di base canina, Cerbero ha altresì sembianze umane: occhi iniettati di sangue; barba unta e lercia; ventre dilatato; mani unghiate e facce imbrattate.

girone golosi
Cerbero
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Così come fece la Sibilla, Virgilio gli lancia un pasto cosicché da passare inosservati. Ma ad attirare l’attenzione del pellegrino, mentre camminano calpestando la fanghiglia di dannati, è un’anima peccatrice che gli dice: “O tu che ti lasci pilotare per questo ‘inferno, prova a riconoscermi”.

Ovviamente Dante non sa chi sia, o per lo meno non lo riconosce ma alcune informazioni che lo stesso dannato rivela permettono una seppur non sicura identificazione.

Si presenta come Ciacco e proviene dalla città che ormai trabocca d’odio: Firenze. Un compaesano di Dante, quindi.

Tale potrebbe essere il Ciacco che compare anche nella IX giornata del Decameron: uomo affabile e stimato a cui però piaceva la buona e abbondante tavola, tanto da presentarsi anche quando non invitato.

La profezia sul futuro politico di Firenze

Durante il canto, Ciacco è l’unico a proferire parola con i due viandanti ed è rilevante per aver profetizzato l’esilio di Dante dopo la presa del potere da parte dei Guelfi Neri (ricordiamo che Dante era di parte Bianca) dopo un’aspra battaglia con la contropartita bianca.

Sarà solo la prima delle profezie dell’esilio, le altre verrano suddivise nei canti successivi tra Purgatorio e Paradiso.

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