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Giugliano, mister Agovino: “Io un antidivo, il mio desiderio è…”

Il Giugliano, che ha affrontato il girone I della Serie D da neo promosso, ha chiuso la propria stagione al terzo posto, alle spalle di Palermo e Savoia. A guidarlo dalla panchina nelle ultime due stagioni, ci ha pensato l’esperto Massimo Agovino.

Ecco cosa ha dichiarato a Metropolitan Magazine il tecnico della formazioni campana…

Due stagioni intense ed un girone difficile

Ora che la morsa del virus, un po’ alla volta, si sta allentando, diventa più semplice fare un sorriso dopo il terribile periodo passato. L’occasione ce la offre Massimo Agovino, che in apertura, scherzando, ci dice: “Con questo stop, ad onor del vero, mi sono riposato. Non ne potevo più! Ero già arrivato alla frutta, a nove giornate dalla fine… Questo perché – spiega il tecnico campano – si veniva da un intenso campionato di Eccellenza, con il Giugliano che era 6 punti dietro alla Frattese. Io scendevo di categoria e mi giocavo un po’ tutto. Se non fosse andata bene, mi avrebbero certamente detto che avevo fallito. Invece, abbiamo fatto un’ottima rincorsa e subito dopo aver ottenuto la promozione, con il presidente, abbiamo preso a costruire la squadra per la successiva stagione. Siamo capitati in un girone non semplice, con Palermo, Savoia, le due squadre di Messina. E’ stato un anno e mezzo vissuto in apnea, ma mi sono divertito. Sono stato in una piazza che mi ha voluto bene”.

Approfondendo il discorso sul girone affrontato dal tecnico dei gialloblu, che lo scorso 17 aprile ha festeggiato le 53 primavere, Agovino racconta che: “Io penso, senza fare il fenomeno, ed al proposito mi ritengo un antidivo, che i gironi della Serie D sono tutti complicati. In carriera ho giocato in diversi gironi, e questo raggruppamento mi sembrava, anche se c’era il Palermo, il meno complicato, tanto che mi sono detto ‘Qui si può giocare’. Quando invece abbiamo cominciato, mi sono reso conto che è un girone davvero ‘tosto’. Basti pensare che l’ACR Messina è finita dietro all’FC Messina, quando ad inizio stagione si pensava che i loro valori fossero invertiti. Squadre impressionanti, che in questo torneo hanno fatto davvero tanta fatica. Il Palermo, costruito per vincere, ha fatto un campionato a sé stante, ma il Savoia gli ha comunque dato filo da torcere. Noi siamo stati, credo, la sorpresa del girone I, ed abbiamo confermato 13/14 giocatori dello scorso anno. E’ stata di certo una scelta fortunata. A dicembre – aggiunge Agovino – sono andati via tutti quelli che avevamo acquistato nel mercato di luglio, come De Vena, Alvino, Ruggiero, ma con due acquisti mirati, abbiamo fatto ancora meglio”.

Le gare particolari, il futuro, i ricordi

In ogni stagione ci sono gare da ricordare ed altre che si vorrebbero “cancellare”. Per quello che riguarda il Giugliano, il tecnico ci propone queste: “Nella prima di campionato, abbiamo perso 4-0 a Castrovillari. Per noi, si è trattato soltanto di una gita fuori porta… In pratica poteva finire con un passivo ancora più alto. Noi, di fatto, non siamo pervenuti… Invece, al ritorno, sempre con il Castrovillari, all’88’ minuto siamo rimasti in dieci ed eravamo sotto di un gol, ma di lì in avanti, siamo riusciti a recuperare ed a vincere per 3-2! Per gioco, però, direi quella contro l’Acireale, dove abbiamo messo in mostra un calcio meraviglioso. Abbiamo fatto bene anche con l’FC Messina, in una delle ultime gare”.

Massimo Agovino, in carriera, ha lavorato con squadre importanti ed ambiziose, come la Cavese, il Sorrento, il Potenza, il Terracina, il Grosseto o la Nuorese. Guardando al futuro, l’allenatore ci dice che: “Il calcio è strano. Due anni fa sono sceso di categoria, poi sono seguite due stagioni positive. Fanno piacere certi accostamenti del mio nome a squadre importanti, ma fino al 30 giugno almeno, sono del Giugliano”.

Parlando ancora del passato: “Il Giugliano lo porto nel cuore. Abbiamo vinto. La Società ha fatto campionati importanti, ed io mi sono trovato bene, qui come, del resto, in tutte le piazze nelle quali ho lavorato nel mio passato”.

Il lavoro sul campo e le parole di Mondonico

Parlando di giovani e del loro possibile approccio al mondo del calcio, l’esperto tecnico campano afferma che: “Io ho 53 anni e non ho fatto un giorno di lavoro che non abbia avuto a che fare con il calcio. Per questo ad un figlio, che è appassionato, non sarebbe facile per me dirgli di andare a fare altro, benché a volte il mondo del calcio, è attraversato da ipocrisie o falsità. Io amo profondamente il mio lavoro, ma non mi piacciono molte delle cose che lo circondano. Io amo il lavoro sul campo. Sono un antidivo, non mi piace apparire, ma il lavoro sul campo, quello, certamente mi piace”.

Sul ruolo dell’allenatore: “Ci sono realtà dove arrivi e sei osannato, ed altre dove non ti puoi avvicinare al campo, perché non hai lasciato buoni ricordi, ed anche questo ha la sua importanza. Per tale motivo, per fare il lavoro dell’allenatore, occorre essere molto forti dentro. Il grande Mondonico aveva ragione quando diceva che ‘Un allenatore deve comprarsi un impermeabile, per farsi scivolare tutto addosso’, altrimenti non si può ricoprire questo ruolo. A volte le grandi delusioni ti fanno pensare di abbandonare tutto”.

Under interessanti, il “caso” De Vena ed un desiderio

Approfittando dell’occhio esperto di Massimo Agovino, gli chiediamo se c’è stato, nel corso della stagione, qualche giocatore under che lo ha positivamente impressionato. E lui ci dice che: “Quest’anno ne ho visti tanti di ragazzi bravi. Ad esempio abbiamo trovato Antonio Orefice, classe 2000, che, dopo l’addio di De Vena, ha fatto 7 gol in poche partite. Un Paolo Rossi in miniatura. Bene ha fatto il nostro portiere Marco Mola, del 1999, che si è riconfermato alla grande. Mi è piaciuto anche Mattia Felici del Palermo, del 2001, davvero impressionante. Interessante anche il terzino sinistro del Savoia, Sulaiman Ayewale, del 2000, del Torino. Altri mi sfuggono, ma in generale il livello degli under ques’anno, è stato davvero buono”.

Nella prima parte di stagione, il tecnico gialloblu ha avuto in organico Alessandro De Vena, che dopo un ultimo passaggio al Savoia, ha poi clamorosamente deciso di smettere la sua carriera. Sulla questione Agovino afferma: “Non mi piacciono le frasi scontate, ma io ho conosciuto in Alessandro De Vena, un ragazzo d’oro. Un ragazzo di grandi valori. Quando scelse di unirsi al Giugliano, contemporaneamente, aveva anche offerte faraoniche provenienti dalla Sardegna o dal Lazio. Lui ha abbracciato una fede. La sua è stata una scelta puramente personale, che non mi ha sorpreso. Sono cose private. Posso però dire, che un giocatore così forte, credo di averlo allenato davvero poche volte”.

Qual è il desiderio per il futuro di Massimo Agovino? Facile: “Il mio desiderio è allenare. Sarà banale, ma io voglio divertirmi, stare in mezzo al campo, voglio fare quello che amo. Qualcuno, scherzando, diceva sarei potuto rimanere 10 ore in mezzo al campo, tanto poi sarebbero venuti a riprendermi il giorno dopo sempre lì! Con qualche custode – dice sorridendo il tecnico – ci ho litigato a morte per questa cosa… Il mio obiettivo è allenare e stare bene con me stesso. Se qualcuno vuole raccogliere il messaggio, non è cosa di poco conto…”.

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Adriano Fiorini

"Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla." (cit. Pierre De Coubertin). C'è allora qualcosa di più divertente da raccontare?

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