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Giulio Regeni: ci sarà il processo agli agenti egiziani

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Il GUP di Roma (giudice dell’udienza preliminare) ha accolto la richiesta della procura di rinviare a giudizio i 4 agenti dei servizi segreti egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore italiano Giulio Regeni tra Gennaio e Febbraio 2016. La data del processo è stata fissata per il 14 Ottobre 2021. I parenti della vittima accolgono la notizia con speranza, l’avvocato Alessandra Ballerini ha infatti commentato:

“Paola e Claudio dicono spesso che su Giulio sono stati violati tutti i diritti umani. Da oggi abbiamo la fondata speranza che almeno il diritto alla verità non verrà violato. Ci abbiamo messo 64 mesi, ma quello di oggi è un buon traguardo e un buon punto di partenza”

Gli imputati e il processo per l’omicidio di Giulio Regeni

I 4 militari della National security e della polizia cairota indagati per l’omicidio di Giulio Regeni sono il generale Tariq Sabir, il colonnello Athar Kamel, il colonnello Usham Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Sharif. Il 14 Ottobre non compariranno davanti alla Corte d’Assise convocata per il 14 Ottobre a Roma, ma saranno giudicati comunque. Le accuse nei loro confronti vanno dal sequestro di persona pluriaggravato al concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate.

Secondo il giudice dell’udienza preliminare Pier Luigi Balestrieri dalle prove raccolte dalla procura si evince “un oggettivo collegamento tra la morte del ricercatore italiano e gli apparati di sicurezza egiziani, nonché gli odierni imputati”. Le norme internazionali danno all’Italia il diritto di proseguire il processo e l’identificazione dei 4 militari è stata consentita proprio dall’Egitto che ne aveva comunicato le generalità, respingendo le obiezioni del governo egiziano al proseguimento del processo.

L’obiettivo per il prosieguo del processo è quello di trasformare gli informatori in testimoni, invitandoli quindi a deporre in aula in Italia. Cosa non scontata dato che il governo egiziano ha interrotto qualsiasi forma di collaborazione sul caso, cercando anzi di depistare le indagini. La decisione del GUP però è comunque un punto di partenza importante da cui si spera di poter ottenere giustizia e verità per la morte di Giulio Regeni.

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