Cronaca

Verità sulla morte di Giulio Regeni: richiesta rogatoria internazionale

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La Procura di Roma ha chiesto all’autorità giudiziaria britannica, con una rogatoria internazionale, di poter interrogare Maha Abderlahman, professoressa presso l’università di Cambridge e tutor per la ricerca sui Sindacati autonomi egiziani iniziata da Giulio Regeni

La verità sulla morte di Giulio Regeni, solo questo vogliono gli inquirenti italiani. Dopo mesi di lavoro e poche risposte, la Procura di Roma, attraverso il suo procuratore Capo Giuseppre Pignatone, ha avviato le pratiche per una rogatoria internazionale.

Gli inquirenti vogliono sentire Maha Abdelrahman, la professoressa egiziana di scienze politiche e sociologia, tutor di Giulio Regeni, dalla quale sarebbe dipesa la ricerca del ragazzo in Egitto. Gli inquirenti hanno intenzione di ascoltare anche altri studenti e ricercatori che hanno collaborato con la professoressa in passato per avere conferme sulle attività da loro svolte sotto il suo consiglio.

La rogatoria internazionale cercare di ricostruire la causa della morte di Giulio Regeni

Per poter fare ciò si è utilizzato lo strumento della rogatoria internazionale, che consente una collaborazione tra diverse autorità giudiziarie tra di loro straniere, cosa che altrimenti non potrebbe avvenire. 
Sotto il vaglio del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, le richieste del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco, sono state inoltrate alle autorità britanniche visto che la professoressa Abdelrahman presta ora servizio presso l’Università di Cambridge.

Già in passato richieste di collaborazione per fare luce sulla morte di Giulio Regeni erano state avanzate alle autorità inglesi. L’allora premier Matteo Renzi ne parlò con Theresa May ma tutto terminò con il nulla di fatto. L’Università di Cambridge non volle collaborare e non fornì alcuna indicazione sulle modalità con cui Giulio Regeni lavorava in Egitto.

I dubbi degli inquirenti sulla professoressa Maha Abdelrahman e la tutor in Egitto Rabab El Mahdi

La tutor di Giulio Regeni, Maha Abdelrahman si è però ora detta disponibile a collaborare con le autorità italiane.

«Sono scioccata e arrabbiata. Non solo questi articoli sono ingannevoli e rivelano una seria mancanza di comprensione su come funzioni la ricerca accademica, ma servono anche a spostare l’attenzione dalla vera questione: chi ha torturato e ucciso Giulio» – commenta Rabab El Mahdi, la tutor di Regeni all’Università Americana del Cairo con la quale collaborava congiuntamente ad Maha Abdelrahman.

Il dubbio degli inquirenti è che in qualche modo la  professoressa Abdelrahman abbia portato, seppur involontariamente, all’uccisione di Giulio Regeni. Il ricercatore italiano, infatti, stava conducendo una ricerca universitaria sui Sindacati indipendenti in Egitto, su cui avrebbe poi scritto la tesi. Un tema molto caldo sul territorio egiziano e che avrebbe insospettito i servizi segreti egiziani tanto da interrogare il ragazzo, torturandolo, sino ad ucciderlo.

Cosa vuole scoprire la Procura di Roma con la richiesta di rogatoria internazionale?

Si tratta fino ad ora di sole ipotesi, ma Giuseppe Pignatone vuole vederci chiaro e vuole sapere:

  • Chi ha scelto l’argomento, così spinoso, della ricerca di Regeni: il sospetto è che sia stata la professoressa Abdelrahman e non lui volontariamente. Un argomento sul quale, pare, la professoressa di Cambridge avesse già coinvolto, senza successo, altri ricercatori.
  • Perché proprio Maha Abdelrahman era diventata la tutor di Giulio?
  • Chi ha deciso che il ricercatore utilizzasse la “ricerca partecipata”, un metodo che lo avrebbe messo in pericolo?
  • Chi preparò le domande che Regeni rivolse poi ai venditori ambulanti?
  • Giulio Regeni aveva già consegnato un report sui risultati della ricerca prima di essere ucciso?

A tutte queste domande la Procura di Roma dovrà dare una risposta, dopo aver ascoltato i diretti interessati oggetto della rogatoria. Bisognerà accertare se le due professoresse, Rabab El Mahdi  e Maha Abdelrahman, più o meno direttamente, abbiano messo a rischio la vita di Giulio Regeni.
Pare, infatti, che Regeni avesse rivelato più volte, negli ultimi tempi, di non sentirsi sicuro, tanto da adottare diversi accorgimenti per evitare i rischi.
«La supervisor mi dice di stare tranquillo ma qui basta poco per avere problemi» – aveva confidato il ricercatore italiano in chat con un amico.

#Metropolitan Magazine

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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