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Glaucoma, il progetto che elude la censura sui social

Una delle più grandi contraddizioni dei social network è l’utilizzo di una politica di censura definibile cieca. Troviamo corpi sessualizzati e immagini artefatte. Troviamo contenuti che inneggiano all’odio, violenti, rimandi a siti pornografici ma, ad esempio, la Venere di Milo o i Bronzi di Riace non sono tollerati. In buona sostanza una donna nuda, magari una celebrity, con la fragolina sul capezzolo può diventare virale ma, guai a condividere il David di Michelangelo.

Michele Galli che gestisce il profilo @SoContemporary, ha dato vita all’esperimento di new media art chiamato Glaucoma. Galli, il cui nome è uno pseudonimo, è riuscito a farsi beffa dell’algoritmo che gestisce la censura. Opere iconiche della storia dell’arte , da Giotto fino alla contemporaneità, sono rivisitate. Il corpo viene oscurato per intero, fatta eccezione per seni, sederi, genitali, e tutto ciò che normalmente sarebbe oggetto della censura social.

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L’Olympia di Manet in Glaucoma- Photo Credit: web

Com’è nato il progetto

Il progetto Glaucoma nasce agli inizi del 2021 come provocazione alla politica di censura attuata dall’ universo social gestito da Zuckerberg. I social, che sono in grado di condizionare la vita di miliardi di utenti, non tollerano alcuna forma d’arte che preveda il nudo. Non solo non distinguono quando si tratta di arte ma, propongono immagini di corpi artefatti. Si pensi al disturbo da dismorfismo corporeo che colpisce molte persone convincendole a ricorrere alla chirurgia estetica per assomigliare alla loro immagine con i filtri. Al contempo si assiste inermi alla censura di mostre di artisti senza tempo come accaduto nel 2019 alle opere di Canova. In proposito Michele Galli ha spiegato:

“Una condizione estremamente vincolante per tutti gli artisti visivi che si occupano del nudo, o per chiunque si trovi a pubblicare opere della storia dell’arte contenenti nudità. Situazione ancora più contradditoria nel momento in cui si osservano i contenuti pubblicati dai profili con la famosa spunta blu, i quali possono permettersi di osare molto di più rispetto agli individui standard, sottolineando ulteriormente la condizione di forte gerarchia che governa i social network. In risposta a questo, Glaucoma si inserisce a metà tra la provocazione e la presa in giro. I social, in cui predomina la dimensione visiva, sono malati. E questa ne è la testimonianza”.

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Betsabea di Jean-Léon Gérôme in Glaucoma-Photo Credit: web
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Le opere nel progetto Glaucoma

Irriverenti, simpatiche, provocatorie: le immagini visibili sul profilo di @SoContemporary offrono una riflessione sul nostro tempo. Vedere le grandi opere d’arte del passato che, per sfuggire alla politica di censura da social, vengono oscurate ma al contrario, rendendo visibili solo le parti intime, non può che suscitare un senso di ilarità mista a sgomento. Tutti i contenuti hanno eluso l’algoritmo perché non riesce, evidentemente, a cogliere la correlazione con il resto del corpo. Il progetto Glaucoma si propone di scardinare un sistema, in cui tutti siamo immersi, evidenziandone le incongruenze.

Ora, sarebbe sbagliato dire in assoluto che i social e il loro utilizzo siano negativi tout court. Una vetrina virtuale a costo zero o quasi, un trampolino di lancio per raggiungere un numero di persone inimmaginabile prima, promuovere eventi o semplicemente intessere una rete di contatti, i social utilizzati correttamente sono questo ed altro. Ciò su cui dovremmo però riflettere è che dietro alla gestione dei social si cela un algoritmo e sono invece le persone a muovere realmente i fili, a decidere le dinamiche concrete. Glaucoma ne è solo un esempio.

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