Venerdì sera l’esercito statunitense ha attaccato alcuni obiettivi militari in Iran per la prima volta dall’accordo preliminare tra i due paesi per mettere fine alla guerra in Medio Oriente, firmato lo scorso 18 giugno. L’attacco statunitense è una ritorsione per un altro attacco, compiuto dall’Iran giovedì sera contro una nave portacontainer che stava attraversando lo stretto di Hormuz su una rotta che secondo il regime iraniano non era stata concordata.

Donald Trump ha dichiarato che “l’Iran ha lanciato almeno quattro droni d’attacco unidirezionali contro navi in transito nello Stretto di Hormuz“. Si tratta di “una folle violazione del nostro accordo di cessate il fuoco”, ha aggiunto.

Le forze statunitensi hanno bombardato i depositi di missili e droni iraniani, così come radar costieri, in risposta a un attacco iraniano contro una nave da carico nello stretto di Hormuz. Lo rendono noto le Forze armate statunitensi. In precedenza, rispondendo a una domanda dei giornalisti nello Studio Ovale, il presidente americano Donald Trump aveva detto che ”scoprirete” se ci saranno conseguenze della violazione del cessate il fuoco da parte dell’Iran.

Nel frattempo, è stato raggiunto e firmato a Washington l’accordo tra Israele e Libano.

Il presidente libanese Joseph Aoun ha ringraziato l’amministrazione statunitense, guidata dal presidente Donald Trump, “per gli sforzi profusi nell’ospitare e sponsorizzare i negoziati e nel sostenere la posizione del Libano nel raggiungimento del passo annunciato oggi” al termine del quinto round di colloqui diplomatici con Israele. E’ quanto si legge in un post su X della Presidenza libanese.

Definendo l’accordo quadro trilaterale raggiunto oggi a Washington dai negoziatori di Stati Uniti, Israele e Libano, “un primo passo sulla strada del ripristino della piena sovranità del Libano sul proprio territorio”, Aoun ha espresso gratitudine anche “a tutto il popolo libanese, che si è sacrificato, ha perseverato e ha affrontato le condizioni più dure di aggressione, distruzione e sfollamento come un sol popolo sotto un’unica bandiera, sotto la quale troverà sempre rifugio”.