Gli Stati Uniti hanno formalmente iscritto l’Iran sulla sua lista nera di paesi praticanti “detenzioni ingiustificate“. “Il regime iraniano deve cessare di prendere ostaggi e liberare tutti gli americani ingiustamente detenuti in Iran, misure che potrebbero porre fine a questa designazione e alle azioni associate”, ha scritto il segretario di Stato Marco Rubio in un comunicato nel momento in cui gli Stati Uniti di Trump minacciano un’azione militare contro Teheran.

Trump in queste ultime settimane avrebbe oscillato tra l’idea di un raid mirato per convincere Teheran a cedere sul nucleare, oppure un’operazione di ampia scala per rovesciare il regime. Opzione molto più complicata che non convince un’area corposa del partito e dell’amministrazione, come dimostra l’ultima uscita di Jd Vance: “Non c’è nessuna possibilità che gli Stati Uniti vengano trascinati in una lunga guerra”. Su questa linea molti esponenti repubblicani e consiglieri del presidente, che avrebbero suggerito di far attaccare per primo Israele. “Mi piacerebbe non usare” la forza ma “qualche volta va fatto”, sono state le parole tutt’altro che distensive di Trump.

Il Dipartimento di Stato ha autorizzato il personale non essenziale della propria ambasciata a Gerusalemme a lasciare Israele. Londra ha fatto di più, richiamando temporaneamente tutto il personale diplomatico da Teheran e spostandone una parte dell’ambasciata in Israele fuori da Tel Aviv. Pechino ha invitato i cittadini cinesi ad abbandonare l’Iran, mentre la Farnesina ha confermato gli avvisi rivolti da settimane ai connazionali in Iran a lasciare il Paese e alla prudenza in tutta la regione

Washington insiste che Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio, o al massimo lo tenga ad un livello simbolico, ma soprattutto deve consegnare le ingenti scorte di uranio al 60%, vicino al livello necessario per l’uso militare. Queste scorte, di cui non si era saputo più nulla dopo i raid americani e israeliani di giugno agli impianti iraniani, secondo un rapporto confidenziale dell’Aiea consegnato agli Stati membri sono conservate nel sottosuolo del sito di Isfahan, che secondo fonti diplomatiche sarebbe ancora intatto nonostante i bombardamenti.