Gloria Peritore: dal ring all’impegno nel sociale

La fighter licatese Gloria Peritore racconta l'incontro con lo sport, i combattimenti sul ring e l'impegno per combattere la violenza di genere.

Gli antichi latini credevano che il destino degli uomini fosse scritto nel loro nome. Nomen omen, dicevano. Il nome è presagio. E perfino la mitologia greca ci consegna un prontuario di personaggi segnati da un nome importante e premonitore.

È un’idea bislacca, priva di un riscontro scientifico, eppure è estremamente affascinante immaginare che il nostro nome, la prima parola che impariamo a scrivere, possa contenere in germe tracce del nostro futuro. È improbabile supporre che sia così, eppure, imbattendosi nella storia professionale di Gloria Peritore, è suggestivo credere che i nostri progenitori latini (rinomati anche perché “ognuno è artefice del proprio destino”) potessero avere ragione.

Nasce e cresce a Licata, Gloria, ma sarà a Firenze che avverrà l’incontro decisivo della sua vita. Ciò che le capita è un colpo di fulmine in piena regola. Forse per caso, certamente per fortuna, si imbatte nella kickboxing ed è subito amore; un amore nato tardivamente, ma talmente impetuoso da portarla sul ring a sei mesi da quel primo incontro.

Sin dalla più tenera età, Gloria manifesta un interesse significativo per lo sport. Di lei diranno che da bambina sognava di fare la ballerina; è un pensiero, quello di lei sulle punte, che oggi la fa sorridere.

Dopo un lungo periodo trascorso sul campo da pallamano, il fortunato incontro con i guantoni: ha 21 anni, un’età considerata tendenzialmente avanzata per l’agonismo, ma Gloria vince. Su tutti i fronti. Vince il pregiudizio di chi la considera matura, quello di chi la ritiene poco credibile, ma soprattutto vince sul ring.

La sua è un’ascesa sorprendente. Nel 2011 è Vice campionessa Italian Contact, l’anno seguente si laurea campionessa; ancora nel 2012 è campionessa italiana Contatto pieno e campionessa mondiale Dilettanti Wtka; tra il 2014 e il 2016 colleziona una serie di successi strepitosi, rinfoltendo un palmares già florido: è campionessa Mondiale ISKA Dilettanti 2014, vincitrice di Oktagon 2015 e 2016 (per KOT) e di Bellator Kickboxing, sempre nel 2016. Gloria, che da allora non ha smesso di collezionare ulteriori successi, è stata inoltre la prima donna italiana a vincere il Bellator.  

Il destino di Gloria è fausto, come il nome che porta. Perché Gloria combatte (e vince), sul ring e nella vita.

Sul ring sfida altre donne, ma nella vita è al loro fianco.

Sei sempre stata sensibile al tema della violenza di genere e in quanto donna che, fuor di metafora, combatte hai prestato il volto a numerosi progetti a sostegno della causa. Come ti sei mossa in questi anni?

Sì, in effetti mi sono sempre prodigata per la lotta contro la violenza sulle donne. Ho, per esempio, prestato il volto a un progetto che si chiamava Donne in guardia, ne sono stata testimonial attiva. Adesso però, sfruttando la notorietà, ho deciso di fare delle cose mie e di portare avanti il mio ideale anche attraverso progetti mirati, in tutta Italia, rivolgendomi anche alle aziende con una forte presenza femminile.

Più avanti verranno svelati i dettagli, ma posso anticiparvi che non mi occuperò di autodifesa e che collaborerò con varie realtà. Inizialmente ci mettevo solo la faccia, poi ho deciso di agire in prima persona; è la mia vocazione!

Qual è l’obiettivo concreto delle campagne di cui sei fautrice?

Il ring è un po’ la metafora della vita e questo concetto cerco di portarlo alle donne che decidono di darmi fiducia durante i miei vari progetti. Il mio obiettivo è fare prevenzione e la mia priorità è portare le donne a un livello di consapevolezza delle proprie forze; vorrei che nascesse questa convinzione nelle donne: se vogliono, possono muoversi liberamente nel mondo.

Quindi, prima di ogni cosa, combatto la violenza psicologica; per questo motivo a chi mi etichetta come ‘’combattente donna’’ rispondo definendomi ”donna che combatte’’. Per me combattere è anche una metafora. La mia missione ultima è quella di cancellare l’idea della donna vista come vittima, cercando di restituirle fiducia nelle proprie capacità.

Sono contenta che nella mia città di origine la kickboxing si stia effettivamente evolvendo. Anche in questo senso intendo dire che gli strumenti sono importanti. Possibilmente se li avessi avuti anche io, mi sarei accostata prima a questa realtà.

Esistono pregiudizi di genere nel tuo ambiente?

I pregiudizi sono più fuori, provengono più dall’esterno. Nel mio ambiente combatto esattamente come tutti gli altri, sono molto rispettata. Ovviamente noi donne ci impieghiamo un po’ di più ad acquisire credibilità ed essendo in minoranza rispetto agli uomini facciamo sicuramente più effetto. Ecco perché mi piace mettere in risalto il mio lato femminile, proprio per andare contro certe credenze. Tanta gente magari pensa a me come a un cane da guardia, così è costretta a ricredersi.

Nell’immaginario collettivo, spesso impregnato di stereotipi, le bambine sognano di diventare ballerine. Di te si è detto lo stesso…

Io in realtà ho fatto danza per poco; non sognavo di fare la ballerina, ma sono sempre stata sportiva; per anni ho praticato pallamano e la vocazione per la kickboxing è nata più avanti, per caso, quando avevo 21 anni. Tornando alla danza, l’avrò praticata per una settimana, mia sorella ha continuato, mentre io sono proprio scappata! ‘’Io ho paura della maestra’’, le dissi!

Quali saranno i tuoi prossimi impegni, sportivi e non?

Per quanto riguarda lo sport in senso stretto, il prossimo 23 novembre combatterò a Pisa, contro una greca. Parallelamente cerco di portare avanti i miei progetti nel sociale, sia attraverso collaborazioni (attualmente impegnata con la Uil- progetto antiviolenza) che attraverso iniziative volte a valorizzare le capacità delle donne: con i mezzi giusti, come dicevo, possono tutto.

Quindi ci saranno eventi mirati, in diverse città e in collaborazione con le associazioni; da lì l’intenzione è quella di creare una sorta di rete, per esempio con le palestre. Fornire strumenti di varia natura, come un supporto psicologico adeguato, è fondamentale.

Nomen omen, dicevano i latini. E non posso che ripensare a Gloria, a quel destino fausto come il nome che porta, ai pregiudizi che combatte, all’impegno profuso per instillare nelle donne fiducia nelle loro capacità. E realizzo allora che sì, nomen omen, il destino, lo stesso di cui si è resa artefice, è nel nome.

Perché Gloria combatte (e vince), nella vita e sul ring.

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