Cultura

Gogol, padre del realismo

Nell’anniversario della nascita, si ricorda lo scrittore e drammaturgo russo che con Il revisore denuncia la corruzione dei burocrati. Omosessuale, muore prematuramente sfinito dai digiuni per espiare il senso di colpa.

Nicolaj Vasil’evic Gogol (1809-1852) è considerato uno dei più grandi scrittori russi del ventesimo secolo.

Definito “il padre del realismo”, il suo stile unisce romanticismo e realismo, il comico/grottesco risalta eppure non manca un velo di misticismo. Scrive romanzi e racconti, ma il suo capolavoro è “Il Revisore” (o L’Ispettore), testo teatrale con cui Gogol prende di mira gli amministratori corrotti della Russia del primo ‘800. Tratto da una storia vera, è Puškin a suggerirgli il soggetto e la trama è nota. In una città abitata da funzionari disonesti, si attende l’arrivo di un revisore, pronto a giudicare l’operato di tutti.

Chlestakov, un ospite della locanda, viene scambiato per l’ispettore e lui, per interesse, sta al gioco.

Gogol, padre del realismo
Il Revisore, in scena al teatro Argentina di Roma il settembre 2018, nella versione del regista Robert Sturua (foto dal Web)

Proprio quando il falso ispettore abbandona la città, lasciando i funzionari convinti di aver superato il problema ed evitato la denuncia con i regali a Chlestakov, viene annunciato l’arrivo del vero revisore.

Una commedia satirica che colpisce nel segno, mettendo alla berlina l’ambiente burocratico russo e che, proprio per questo, viene aspramente criticata.

Gogol ne soffre e si sente quasi in dovere di giustificare la sua opera.

Scrive allora Lo scioglimento de “Il Revisore” nel quale il personaggio principale   assume un altro ruolo.

Ma chi è il revisore? La nostra coscienza.

Se Chlestakov impersona la coscienza mondana (che possiamo ingannare), il vero revisore impersona la coscienza che si risveglia eobbliga a guardare in se stessi, con la quale si deve un giorno fare i conti.

Il Revisore è un testo brillante, ma lascia intravedere la personalità dello scrittore, profondamente religiosa e sprofondata nel senso di colpa, alimentato dall’ambiente e dall’influenza materna.

La paura di essere nel peccato non lo abbandona mai, anche se di  carattere è timido e mite.

Solo nei suoi viaggi, soprattutto in Italia, riesce a sentirsi libero e vivere la sua vita che gli piace.

Anche la sua omosessualità viene vissuta come una colpa, tant’è che  muore prematuramente a causa dei troppi digiuni a cui lo costringe il suo confessore per purificare la sua anima l’anima e salvarlo dalle fiamme dell’inferno.

Nei primi anni del secolo scorso, quando viene aperta la sua bara, il  cadavere viene ritrovato con la faccia in giù e questa è l’ultima immagine grottesca che ci lascia Gogol.

Il suo terrore era quello di essere sepolto vivo…

Alessandra Casanova

Anna Cavallo

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