Quest’anno i Golden Globes si inscrivono all’interno di un momento storico e politico difficile per l’America trumpiana e per il mondo intero. Vediamo insieme perché questa edizione non passa inosservata e come è riuscita a rispondere ai fatti sconvolgenti cui stiamo assistendo in questi giorni.

Nella discrezione generale, una tensione di fondo

I Golden Globes, da sempre la serata principe del cinema, in cui spesso i discorsi provocatori dei presenters hanno gettato luce sul presente, quest’anno sono apparsi eccezionalmente silenziosi. Eppure non è stato un silenzio assenso. Diversi fotografi avrebbero subito notato la spilla presente sugli abiti di molti, fra attori e registi, che sotto quel silenzio hanno voluto far passare un messaggio molto chiaro.

Sugli abiti di lusso fioccano spille di protesta

Sia sul tappeto rosso, sia durante la cerimonia dei Golden Globes, alcune celebrità hanno indossato spille di protesta contro l’ICE, che recavano slogan come “Be Good” e “ICE Out. Tra i volti che hanno aderito alla protesta silenziosa figurano Mark Ruffalo, Natasha Lyonne, Wanda Sykes, Ariana Grande e Jean Smart. Al centro delle proteste americane degli ultimi giorni c’è infatti l’ escalation di atti di violenza e umiliazione da parte delle forze speciali dell’ICE, incaricate da Trump a compiere il suo piano di ‘controllo’ contro l’immigrazione clandestina. L’uccisione di Renée Nicole Good ha scatenato indignazione in America e in maniera endemica in tutto il mondo del web, facendo vedere sotto la fredda luce del giorno in cosa consistono le manovre di Trump e soprattutto quali mezzi sono operati contro i cittadini.

Le parole di Mark Ruffalo: il manifesto di una rivolta

Mark Ruffalo, da sempre molto esplicito nel perorare cause a lui care, ha affermato ai Golden Globes: “Questa spilletta è per onorare Renée Nicole Good”, sottolineando come la Casa Bianca stia platealmente mentendo sulle dinamiche della sua morte e affermando che in un momento come quello attuale non sia possibile tacere. L’attore, candidato come Miglior Attore per la serie Task, ha anche duramente criticato la politica estera di Trump, definendolo “Il peggior essere umano al mondo”. Nonostante la serata sia stata per lo più caratterizzata da una conduzione frivola e leggera, è bastato un gesto molto semplice, come quello di indossare una spilla, per riflettere su ciò da cui non dovremmo distrarci: il mondo che abitiamo.

Il cinema è la cassa di risonanza del politico e dell’attualità più macroscopica. Ed è per questo che anche la più leggera delle notti, come quella dei Golden Globes, ha la luce utile ad illuminare il presente. Il senso di giustizia è insito per natura in ogni comunità sensibile che si rispetti. Quella del cinema è una fra queste.

Doriana Gatta