Attualità

Guardia costiera libica: spari ai migranti dalla motovedetta degli italiani

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L’Ong tedesca ha mostrato in un video un violento attacco da parte della guardia costiera libica a un natante con 62 persone a bordo.

L’attacco della guardia costiera libica

La ripresa è stata fatta da <<Seabird>>, il velivolo di Sea Watch.

Nella sequenza vengono mostrati inseguimenti e raffiche di mitragliatori, in alto Mediterraneo, della guardia costiera libica.

Il barcone ospitava 62 immigrati inermi a bordo che hanno rischiato di essere uccisi o finire in mare. 

L’organizzazione tedesca no-profit, che opera nel Mediterraneo centrale, ha dichiarato:

“I video realizzati dal nostro equipaggio in area Sar mostrano gli spari, le pericolose manovre della motovedetta e il lancio di oggetti contro le persone a bordo”.

Gli audio 

Nel filmato si sentono anche i commenti sul velivolo e le comunicazioni via radio con la guardia costiera libica che, però, avrebbe continuato nei tentativi di bloccare il natante.

Secondo Sea watch la motovedetta sarebbe la Ras Jadir e sarebbe stata donata alla Libia dall’Italia nel maggio 2017.

“Le 63 persone a bordo sono riuscite a fuggire all’attacco e ad arrivare a Lampedusa ma la violenza a cui sono state sottoposte è inaccettabile e dimostra la necessità d’interrompere gli aiuti alla cosiddetta guardia costiera libica”

Ha concluso l’Ong.

Anche Alarm Phone ha detto che dal barcone è partita una chiamata verso di loro che ha raccontato la dinamica degli spari e ha confermato che tutti i passeggeri sono sani e salvi nell’isola siciliana.

“Solo grazie alle voci coraggiose delle persone che ci chiamano dal mare e all’altrettanta presenza coraggiosa dell’equipaggio di Seabird questi crimini possono essere svelati e talvolta fermati. La migrazione non è un crimine. Costruire confini lo è!”.

Il barcone in avaria

Nel frattempo, sempre Alarm Phone ha dato notizia che attualmente c’è un barcone con altri 30 migranti a bordo che starebbe imbarcando acqua.

Si troverebbe sempre nella zona Sar di Malta:

“Non possono continuare ancora per molto e speriamo che vengano presto salvati e portati in salvo in Europa”.

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