Tragicamente ci troviamo ad annunciare che sono passati 101 giorni da quando è iniziata questa nuova fase della guerra israelo-palestinese che ha letteralmente distrutto Gaza: tiriamo le somme.
Dror Eydar:
“L’obiettivo è distruggere Gaza, che è il male assoluto. Chiunque minaccia un ebreo… deve morire!”
Come riuscire a dimenticare le indecorose parole dell’ex ambasciatore d’Israele Dror Eydar in diretta TV. Gli viene poi fatto notare che nella Striscia vivono soprattutto civili. Allora, è presto detto: l’ex ambasciatore ‘risolve’ la questione. Queste possono semplicemente andarsene.
Gaza sta vivendo una delle crisi umanitarie più tragiche che abbiamo osservato negli ultimi anni, forse decenni. Gaza è stata effettivamente rasa al suolo: le sue scuole distrutte, la sua architettura e eredità culturale è stata azzerata. Non c’è nulla, dove prima c’era un popolo ora ci sono solo macerie. La cosa che fa più male osservare è che tutto ciò è avvenuto nella piena impunità internazionale (fatta eccezione per qualche politico singolo e la recente denuncia del Sudafrica). Anche se… piano piano qualche altra soggettività del panorama politico internazionale sta iniziando a prendere posizione.
Israele: “l’Aja non ci fermerà” (e questo è preoccupante)

Si credeva che la Palestina fosse spacciata dal giorno 1. Contro l’influenza politica dello Stato di Israele e il silenzio del mondo, un popolo subiva un genocidio (affermato anche in sede ONU). Il genocidio in Palestina non è stato ancora fermato e questo la dice lunga sulla tenuta dei valori politici della democrazia contemporanea. Ma per fortuna il silenzio si assottiglia, le nazioni alzano la voce, alcuni politici e personalità di spicco iniziano a chiedere a gran voce un “cessate il fuoco”.
Con oltre 23.800 palestinesi morti, di cui circa 10 mila bambini. In Israele, 1.200 morti nell’attacco del 7 ottobre. Sono eloquenti le parole che durante la conferenza stampa in occasione del 100° giorno di guerra, vengono pronunciate da Netanyahu :
Netanyahu
«Né l’Aja e né l’asse del male ci fermerà, siamo sulla strada della vittoria»
Israele si considera al di sopra dei meccanismi di giustizia internazionale, glielo lasceremo credere?
C’è anche lo Yemen! la guerra a Gaza e le conseguenze geopolitiche
Nel frattempo il mondo è in subbuglio: si muovono le potenze, si alza la tensione. Tra giovedì 11 e sabato 12 gennaio, Usa e Gran Bretagna hanno attaccato le basi Houthi in Yemen. Mosca condanna l’intervento definendola una «Escalation distruttiva». La Russia chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza ONU e la Cina esprime preoccupazione. Gli Houthi, tra la rabbia e il dolore, non si risparmiano: «Pagherete un prezzo pesante».
Gli attacchi degli Houthi contro le navi che attraversano il Mar Rosso continuano. Non cesseranno fino a quando andranno avanti gli attacchi contro la Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato il portavoce degli Houthi Mohammed Abdulsalam. Dichiara che i raid aerei compiuti dagli Stati Uniti non fermeranno i miliziani nel loro «impegno umanitario e religioso in sostegno del popolo palestinese». I caccia americani continuano a volare sullo Yemen, secondo Abdulsalam, citato dall’emittente al-Jazeera.
A Gaza continua la guerra e la distruzione, gli aggiornamenti
Credevamo, ad un certo punto della guerra, che la Palestina non avesse alleati. Ma fortunatamente non è così. La prima nazione a èprotestare per le ripetute violazioni del diritto umanitario nelle operazioni a Gaza da parte di Israele è stato il Sudafrica. Ma a quanto pare non è solo. Anche il Bangladesh ha espresso il suo sostegno al Sudafrica. Il Bangladesh, come l’ONU e il Sudafrica, non si risparmia e afferma che si tratta di un vero e proprio genocidio da parte di Israele.
Le parole risuonano davanti alla Corte internazionale di giustizia (CIG). In una dichiarazione, il ministero degli Affari esteri del Bangladesh ha affermato che Dacca
MOFA Bangladesh:
«accoglie con favore l’opportunità di presentare una dichiarazione di intervento nel procedimento a tempo debito(…). Il Bangladesh invita tutti gli Stati a rispettare gli obblighi derivanti dalla Convenzione sul genocidio per prevenire e punire il crimine di genocidio».
L’obiettivo è “distruggere Gaza” diceva Dror Eydar, ma a quanto pare non sarà facile come credeva. Anche se va detto che la situazione in Palestina è una delle più acute crisi umanitarie al mondo ora, soprattutto se confrontata con il breve tempo in cui sono iniziate le morti in quantità massicce. Ricordiamo che anche la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock dichiarea che “Gaza e Cisgiordania appartengono ai palestinesi“. Per non parlare del Lidano. Hezbollah avverte Israele nell’ambito del conflitto in Palestina: “Se Isarele attacca il Libano, sarà guerra” sono le parole di Nasrallah.
Per quanto ancora Israele potrà abusare della pazienza internazionale?
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





